Bazar Bonaventura, quasi cent’anni di commercio


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>La bottega di merceria, macchine da cucire e articoli da regalo, "Bazar Bonaventura", aperto dal signor Bonaventura Pinna negli anni 20, passando di generazione in generazione, ha visto scorrere ormai quasi un secolo, ed è ancora al solito posto, nella via principale di Serramanna. Era lì quando via Roma era una strada polverosa, le macchine che passavano erano rare e la gente si spostava con carro e cavallo. Quando pioveva, la terra diventava fango che i clienti portavano dentro, lasciando le loro impronte nel pavimento del negozio e, forse, fu proprio questo motivo a spingere Bonaventura, a fare un piccolo marciapiede davanti all'ingresso. C'era quando le macchine divennero, ogni giorno più numerose, sostituendo i cavalli. L'asfalto coprì la terra e le buche, gli anelli ai quali venivano legati gli animali mentre il proprietario faceva le commissioni, non servirono più e cominciò il tormento della ricerca dei parcheggi.

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Il bazar ha visto bambini andare a scuola e fermarsi a guardare la vetrina con i giocattoli, donne e uomini affrettarsi nelle loro faccende di tutti i giorni, giovani camminare avanti e indietro facendo "sa passillada" e innamorati che, tenendosi per mano,  immaginavano un futuro felice insieme. Dopo Bonaventura, le redini del negozio vennero prese da sua figlia Ruggerina e dopo di lei fu il turno di sua nipote Augusta Musio. Oggi, la titolare è Monica Orrù, pronipote di Bonaventura. Sua mamma Augusta ancora l'aiuta dietro il bancone del negozio storico e insieme accolgono i clienti con tanta gentilezza ed un bel sorriso. Il mondo è diverso, la gente è cambiata ed ha altre abitudini, desideri e modi di vivere. In via Roma, le macchine corrono, i parcheggi sono pochi, le persone hanno fretta e pensano al vigile che passa e al disco orario scaduto. Il negozio di Bonaventura però continua  a guardare gli anni che passano e ad  accompagnare i serramannesi attraverso i cambiamenti della moda, del tempo e della storia.

Francesca Murgia

Vivere il presente guardando verso il futuro

Il tempo che scorre, spesso, ci fa dimenticare le persone e gli avvenimenti che hanno fatto la storia del nostro paese. Certo, occorre vivere il presente guardando verso il futuro, ma se non teniamo conto del passato e di ciò ha insegnato alle generazione che ci hanno preceduto, rischiamo di fare gli stessi errori e ritrovarci in identiche situazioni. Sui social network, è diventato quasi di moda citare Mussolini, facendo apparire il periodo più oscuro dell'Italia come se fosse stato un tempo d'oro da rimpiangere.

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Chissà cosa ne penserebbero oggi i nostri nonni, che per la libertà e per i diritti del popolo hanno lottato rischiando la vita, se sapessero che tanti Italiani pensano che quando governavano i fascisti era meglio. Chissà cosa direbbe il signor Bonaventura Pinna che, dopo aver partecipato alla Grande Guerra, visse difficili anni di fatiche, sofferenze e diritti negati e che, nel 1922, per avere un futuro migliore, insieme alla sua famiglia, da Arbus si trasferì a Serramanna, paese d'origine di sua moglie Annetta. Come reagirebbe lui che, lavorava come meccanico, ma per via delle sue attività in favore degli operai, venne identificato come sobillatore e si ritrovò senza occupazione? Nemmeno quando si mise in proprio, aprendo un bazar-merceria e vendita macchine da cucire ed una piccola officina di montaggio e riparazione di biciclette in casa sua, poté vivere una vita tranquilla. Insieme ad un gruppo di compagni, fondò la prima sede di Serramanna del PCd'I e ne divenne il segretario politico. I fascisti, che l'avevano preso di mira e lo perseguitavano, non gli davano tregua: venne picchiato, torturato con l'olio di ricino, gli venne impedito di frequentare amici ritenuti attivi politicamente, venne arrestato, accusato di essere una spia, rischiò addirittura la fucilazione. Bonaventura, però, portò sempre avanti i suoi ideali, lottando per ciò in cui credeva ed insieme ad altri serramannesi coraggiosi, ai sardi e agli italiani che hanno fatto la storia, ha contribuito a restituire la libertà e i diritti al Popolo.

La libertà che oggi ci appare logica e scontata è frutto di dolore, coraggio e sangue.

Chi pensa che l'Italia sarebbe migliore se a governarla ci fosse un nuovo Mussolini, forse dovrebbe provare ad assaggiare un sorso di olio di ricino e farsi così un'idea di quale sapore avrebbe la vita se la nostra storia dovesse ripetersi.

Francesca Murgia

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