La gestione degli animali selvatici in riferimento alla salvaguardia dei coltivati, non è cosa semplice soprattutto in presenza di ungulati. Non è facile scoraggiare cervi, caprioli o cinghiali che durante le scorribande notturne in cerca di cibo, nulla risparmiano di commestibile.
Questo fenomeno in tutte le zone boschive ricche di cibo ed acqua nel corso di tutto l'anno è ordinaria amministrazione. Gradualmente diventa normalità anche nella Marmilla come a Collinas e paesi limitrofi pur distanti dagli habitat storici del cinghiale come il monte Arci e la Giara di Gesturi. Nel terriorio collinese il cinghiale è stato presente per secoli, per millenni, cacciato dagli uomini di civiltà che hanno preceduto i popoli dei nuraghi. Analisi comparate sulle ossa rinvenute, attestano che cinghiali e maiali, insieme ad altri animali come capre e pecore costituivano per queste popolazioni del neolitico una ricca fonte di proteine. Evidentemente l'habitat risultava favorevole e la pressione della caccia molto contenuta. La presenza del cinghiale si è protratta fino al XX secolo. L'ultimo capo, secondo i raccconti delle persone anziane oggi scomparse, pare sia stato abbattuto appena fuori dall'abitato nei primi decenni del secolo scorso. Dopo più di un secolo, improvvisamente il "sus scrofa" è tornato nel luogo abitato dai suoi lontani antenati
Il territorio, considerando l'altopiano di Pranu Mannu e Pranu Picci(n)u, la giara di Siddi e i territori confinanti ove predomina la macchia mediterranea, è abbastanza vasto. I boschi non mancano, nè le risorse alimentari e neppure l'acqua alimentata da sorgenti perenni. Il cinghiale qui vive da re. L'esistenza dell'autogestita poi, con le limitazioni imposte soprattutto per il passato anche alla caccia al cinghiale, hanno consentito al re del bosco di dormire sonni tranquilli.
La riproduzione di questo selvatico, forte, rustico, adattabile è proporzionale alle risorse alimentari esistenti ed è per questo che aumentano di numero. Qualche raro capo cominciava a dare segni inconfondibili della sua presenza già da 30 o 40 anni. Negli anni di maggior siccità, attraverso i ruscelli, le gore e i campi coltivati, alcuni esemplari evidentemente sono scesi dall'altopiano della Giara spinti dalla carenza di risorse alimentari, dagli incendi, dalla sovrappopolazione.
Sta di fatto che oggi assistiamo a popolazioni di selvatici particolarmente numerose che invadono e assaltano soprattutto le colture. Nulla scampa al loro formidabile appetito: ghiande, chiocciole, monachelle, lombrichi, uova di uccelli che nidificano a terra. I cinghiali mangiano anche le mandorle che cadono dagli alberi che talvolta scuotono, la frutta, l'uva dei vigneti, lo zafferano, i tuberi, ma danneggiano gli ortaggi, i cereali seminati, i legumi.
Alla ricerca di cibo scavano con il grugno enormi buche nei terreni, creando problemi ai contadini. Questi pur di salvare l'uva che comincia a maturare, circondano la vigna con fili percorsi dalla corrente elettrica per scoraggiare i selvatici. Le spese non sono di lieve entità.
Specialmente all'imbrunire e all'alba, momento in cui il cinghiale si mette in circolazione, si sono intensificati anche gli incidenti con maggiori danni alle autovetture che vanno a sbattere conro gli animali che attraversano le strade. Cosa fare? I pochi cacciatori locali hanno pensato bene di formare una piccola squadra, " Su forresu" e di unire così l'utile al dilettevole al fine di poter fare un'opera meritoria contenendo il numero dei selvatici. Nello stesso tempo si sono intensificate anche le battute nell'autogestita. Tutti i cacciatori si sono dati da fare, riuscendo ad abbattere una considerevole quantità di capi. Non siamo sicuri però se questo possa contribuire a contenere il numero dei selvatici. Di sicuro però ciò ha contribuito a tenere unito un bel gruppo di persone che condividono la stessa passione e si ritrovano amichevolmente insieme, lasciando per un giorno da parte i problemi del vivere quotidiano.
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