Gonnosfanadiga e miniere: no allo sventramento del territorio


Gonnosfanadiga dice no al progetto miniere “Pira Inferida”: 1.919 ettari sul Monte Linas. Il Comune difende ambiente, acque e futuro turistico.
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Gonnosfanadiga, paese del monte Linas, torna a confrontarsi con il suo passato minerario. La giunta comunale, guidata dal sindaco Andrea Floris, ha incontrato i rappresentanti della società Raw Materials Italia s.r.l., che ha presentato il progetto di ricerca mineraria denominato “Pira Inferida”. L’istanza autorizzativa, così scrive il Sindaco di Gonnosfanadiga, è stata già inoltrata all’Assessorato dell’Industria della Regione Sardegna e riguarda minerali di rame, tungsteno, bismuto, antimonio, cobalto, nichel e neodimio. L’area di ricerca si estende su 1.919,52 ettari nel territorio comunale, nel cuore dei rilievi montuosi.

Il perimetro è delimitato da otto vertici (A-H) con coordinate chilometriche precise. Parte dal Vertice A, poco a nord di Punta Is Prunas sotto Genna S’Olioni, prosegue sotto Punta Arruinas e Genna Baguba (Vertice B), passa per Genna Carasimula fino a località Guardia (Vertice C). Scende verso sud attraversando Cuccuru Genna Muxerru, la sorgente Mitza Genna e Muxerru, Canale Perda Arista e Riu Perdu Cominu, fino a Vertice D in Canali Mau. Prosegue verso ovest-sud-ovest sotto Punta Perda de Sa Mesa e Punta Linas, fino a Vertice E presso Genna Sa Xirra sotto Genna de Pirastu. Poi a nord-ovest in Su Fossu de Bandius sotto Punta Pira Inferida (Vertice F), al rilievo a nord-est di Punta Abiois (Vertice G) e, attraversando il Riu S’Acqua is Prunas, chiude al Vertice H sotto Punta Is Prunas.

Il «no!» del Sindaco Andrea Floris

Il sindaco Floris ha ribadito l’assoluta e fermissima contrarietà dell’amministrazione. «Il progetto pone una questione importante perché, in caso di successo dell’attività esplorativa, il passaggio successivo riguarda la potenziale futura apertura di una nuova miniera. Si ribadisce l’importanza della questione, nonché la sua pericolosità che porterebbe alla devastazione delle nostre montagne. […] Oggi, ormai in un ambito differente dai decenni passati, non è accettabile che una multinazionale venga a sventrare le nostre montagne per produrre profitti solo per loro, lasciando a noi, abitanti di Gonnosfanadiga, un territorio “offeso”, devastato, inquinato». L’amministrazione punta invece su uno sviluppo turistico fondato sull’integrità e sulla preservazione dell’ambiente. «La Sardegna nel passato anche recente ha dato anche troppo, adesso basta!!! Siamo pronti alla mobilitazione, se questo dovesse rendersi necessario. Tottusu impari po difendi sa terra nostra!».

Il contesto europeo: il Critical Raw Materials Act e la spinta alle ricerche minerarie

Il progetto “Pira Inferida” non nasce nel vuoto.

Si inserisce nel quadro del Critical Raw Materials Act (Regolamento UE 2024/1252), entrato in vigore il 23 maggio 2024, uno dei pilastri del Green Deal Industrial Plan europeo.

L’Unione Europea, fortemente dipendente da un numero ristretto di Paesi terzi per materiali strategici (il 97% del magnesio e quasi il 100% delle terre rare raffinate arrivano dalla Cina, il 63% del cobalto dalla Repubblica Democratica del Congo), ha deciso di accelerare l’approvvigionamento interno e diversificare le fonti. L’Act fissa così obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il 2030 sulle materie prime strategiche (tra cui rame, tungsteno, cobalto, nichel, terre rare e neodimio, tutti potenzialmente presenti nel progetto presentato a Gonnosfanadiga.

  • almeno 10% del fabbisogno annuo estratto sul territorio UE;
  • almeno 40% processato in Europa;
  • almeno 25% proveniente da riciclo;
  • nessun Paese terzo deve superare il 65% della fornitura di ciascuna materia strategica.

Per raggiungere questi target, il regolamento prevede procedure autorizzative accelerate per i cosiddetti “Strategic Projects” (tempi massimi indicativi di 27 mesi per l’estrazione e 15 mesi per processing e riciclo), sportelli unici nazionali, facilitazioni finanziarie e l’obbligo per gli Stati membri di potenziare l’esplorazione geologica.

È in questo contesto che aziende come Raw Materials Italia s.r.l. presentano istanze di ricerca in diverse regioni italiane, inclusa la Sardegna. L’obiettivo europeo è chiaro: ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare l’autonomia industriale. Resta però aperto il nodo del bilanciamento con la tutela del territorio, del paesaggio e della salute delle comunità locali, come ribadito con forza dal sindaco Andrea Floris e dalla giunta di Gonnosfanadiga.

«La Sardegna nel passato anche recente ha dato anche troppo, adesso basta», ha scritto il primo cittadino. Un messaggio che, di fronte alle spinte europee verso nuove attività estrattive, assume un valore ancora più forte: la transizione verde e digitale non può passare sopra le montagne e le acque di un territorio che ha già pagato un prezzo elevato con la storia mineraria del passato.

La storia mineraria di Gonnosfanadiga

Il territorio di Gonnosfanadiga ha una lunga vocazione estrattiva, probabilmente attiva già in epoca preistorica e proseguita fino agli anni Settanta del Novecento. Lo sfruttamento industriale, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, raggiunse un’organizzazione tecnica avanzata e fu remunerativo per la comunità, ma oggi il settore è completamente abbandonato. Restano le architetture industriali, oggi valorizzate come archeologia mineraria.

Le principali miniere dismesse nel territorio comunale sono:

Fenugu Sibiri – Pira Inferida: concessa per piombo, zinco, argento, nichel e cobalto. Attiva dal 1871 circa, con società come Malfidano (1871-1935), AMMI (1936-40) e Monteponi-Montevecchio (1950-68). I cantieri principali erano proprio Pira Inferida, Santa Barbara e Speranza. Qui si coltivavano filoni di nichelio e piombo; nel 1937 lavoravano circa 168 operai.

Perd’e Pibera (o Loss’e Pibera / Riu Planu is Castangias): attiva dal 1870 circa al 1952. Inizialmente cercava ferro, piombo e zinco, ma si scoprì il maggiore giacimento sardo di molibdenite (solfuro di molibdeno), associato a nichel e cobalto. Gestita da società come Vieille Montagne, Ansaldo e Cogne. Oggi il sito è parte del Parco comunale di Perd’e Pibera, con edifici restaurati utilizzati per eventi, convegni e attività naturalistiche.

S’Acqua Is Prunas – Genna S’Olioni: coltivata per nichel, cobalto e piombo, con attività significative negli anni Trenta e riprese successive fino agli anni Cinquanta-Novanta (Progemisa).

Salaponi.

Queste attività hanno lasciato segni duraturi sull’ambiente e sulla salute delle comunità, come ricorda il sindaco. Oggi il territorio è vocato al turismo basato sulla bellezza dei rilievi del Linas, sulla flora e fauna locali e sulle acque di corrivazione (canali che alimentano Rio Perda de Pibera, Rio Zairi e Rio Piras). Il rischio di inquinamento irreversibile delle acque superficiali da acidi e lavorazioni estrattive è uno dei punti centrali della contrarietà dell’amministrazione.

L’incontro con l’azienda ha permesso all’amministrazione di esporre con chiarezza la propria posizione: nessun nuovo progetto minerario rientra nel programma di sviluppo del territorio. La comunità di Gonnosfanadiga, forte della memoria del proprio passato estrattivo, guarda al futuro puntando sulla tutela del paesaggio e sul turismo sostenibile.

Chi è Raw Materials Italia Srl

Raw Materials Italia s.r.l., neo costituita nel 2024, con sede a Milano, risulta attiva in altre istanze di ricerca mineraria in Italia (ad esempio in Piemonte con il progetto “Permesso di ricerca mineraria per minerale aurifero (oro) denominato “TAGLIONE” nel Comune di Antrona Schieranco (VCO)”, nel Lazio con “Permesso di ricerca mineraria di gas CO2 denominato CAVA DEI SELCI - Fase I del programma dei lavori", nei comuni di Marino, Ciampino e Roma (RM)”).

Immagine in itenstazione ricostruita con AI e mappa satellitare con geolocalizzazione approsimativa dei punti sulla base di quanto richiamato dal Sindaco Andrea Floris nella sua pagina facebook.

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