Guspini : preparativi per l'arrivo di don Emmanuele Deidda


Domenica 20 settembre la comunità guspinese accoglierà don Emmanuele Deidda, nuovo parroco della parrocchia di San Nicolò Vescovo
Guspini : preparativi per l'arrivo di don Emmanuele Deidda

Il 20 giugno, mons. Roberto Carboni, vescovo di Ales -Terralba comunicava che Don Emmanuele Deidda, sarà il nuovo parroco della parrocchia di San Nicolò vescovo in Guspini e coordinatore responsabile dell’oratorio cittadino interparrocchiale, a partire dal prossimo 20 settembre. Contestualmente, il Vescovo ringraziava di cuore mons. Nico Massa per il servizio svolto nella Chiesa diocesana in oltre 50 anni di ministero presbiterale.

Al nuovo parroco, nel dargli il benvenuto, abbiamo voluto rivolgere alcune domande.

Cosa ha provato quando ha ricevuto l’incarico dal Vescovo? 

«Certamente una grande emozione, accompagnata dal senso di responsabilità che ogni nuova chiamata porta con sé. Ho accolto la decisione del Vescovo con fiducia e disponibilità, nella consapevolezza che il ministero sacerdotale è prima di tutto un servizio e che noi siamo strumenti nelle mani del Signore. In quel momento ho sentito anche una profonda gratitudine per il cammino vissuto in questi anni nelle comunità di Ales, Curcuris e Zeppara. Sono stati anni importanti della mia vita e del mio ministero, nei quali ho ricevuto molto dalle persone incontrate, dalle relazioni costruite, dalle esperienze condivise, dalle gioie e anche dalle fatiche affrontate insieme. Tutto questo rimane dentro di me e diventa parte del bagaglio con cui mi preparo a vivere questo nuovo servizio. Credo che un sacerdote debba custodire la consapevolezza di essere dentro una storia più grande di lui. Siamo strumenti, con i nostri doni, i nostri limiti e anche le nostre fragilità; e il Signore, misteriosamente, sa servirsi anche di queste per continuare a rinnovare la vita delle sue comunità. Per questo non sento di andare a Guspini per iniziare una storia nuova, ma per entrare con rispetto in una storia che mi precede, costruita nel tempo da sacerdoti, famiglie, uomini e donne che hanno amato e servito questa comunità. Porto dunque con me tanta gratitudine e il desiderio di mettermi ancora una volta al servizio, cercando anzitutto di ascoltare, conoscere e comprendere insieme agli altri ciò che il Signore domanda oggi alla comunità». 

Lei è originario di Villacidro, una cittadina in qualche modo molto simile, per dimensioni e problematiche, alla nuova sede in cui svolgerà il servizio sacerdotale. Fatte queste premesse, con quale spirito si prepara ad affrontare questa nuova importante esperienza? «Villacidro e Guspini hanno certamente alcuni elementi in comune, anche per la loro storia e per alcune caratteristiche sociali e culturali. Allo stesso tempo, credo che ogni comunità sia unica e debba essere avvicinata con rispetto, senza pensare di conoscerla prima ancora di averla incontrata davvero. Per questo arrivo a Guspini soprattutto con il desiderio di ascoltare e conoscere. Vorrei incontrare le persone, conoscere sempre meglio la comunità guspinese, le realtà ecclesiali e anche il ricco tessuto sociale, culturale, educativo e civile del paese. Credo che ci voglia tempo per conoscersi e per imparare a volersi bene. Mi piacerebbe, poco alla volta, poter diventare anch’io figlio di questa comunità: un sacerdote che cammina con la sua gente, condividendone le gioie, le fatiche, le domande e soprattutto le speranze». Quali saranno le priorità nei primi mesi di servizio alla guida della parrocchia più importante della cittadina? «Direi anzitutto conoscere e ascoltare. Prima di immaginare programmi o iniziative credo sia importante comprendere ciò che già esiste, incontrare le persone e riconoscere il tanto bene che, spesso anche silenziosamente, viene già realizzato. Non arrivo con un programma precostituito. Ci sarà un tempo necessario per osservare, ascoltare e discernere insieme. Vorrei partire valorizzando le persone, le esperienze e i cammini presenti, cercando progressivamente di comprendere quali passi possano aiutarci a crescere ancora nella comunione e nella corresponsabilità. Il cuore di tutto, per me, rimane mettere Cristo al centro. È attorno a Lui, e non attorno alle singole persone o alle singole realtà, che una comunità cristiana può ritrovare continuamente la propria unità. Anche il mandato ricevuto come coordinatore dell’Oratorio cittadino vorrei accoglierlo con questo spirito. Più che partire da formule già definite, credo sia importante iniziare un percorso di ascolto, conoscenza e formazione che coinvolga progressivamente le diverse realtà interessate. L’orizzonte è quello di una comunità cristiana di Guspini che sappia crescere sempre più nella collaborazione tra le tre parrocchie e nella capacità di condividere una comune attenzione educativa verso i ragazzi e i giovani, nel rispetto e nella valorizzazione di quanto già esiste». 

Sempre meno giovanissimi partecipano alla vita parrocchiale

 «Hanno bisogno di relazioni autentiche, di adulti credibili, e penso qui al ruolo prezioso di animatori, educatori, parroci, di luoghi nei quali possano sentirsi accolti senza essere giudicati e nei quali possano sperimentare la gratuità. Forse non sempre parlano il nostro linguaggio o frequentano i nostri ambienti, ma questo non significa che non portino dentro domande, desideri e una ricerca di senso che meritano di essere ascoltati. In questa prospettiva credo molto nel valore educativo dell’Oratorio. Il cammino verso i settant’anni dell’Oratorio San Domenico Savio può offrirci una bella occasione per fare memoria della sua storia e, nello stesso tempo, per interrogarci insieme su come quella intuizione educativa ed evangelizzatrice possa continuare a parlare ai ragazzi e ai giovani di oggi. Sarà un cammino che richiederà ascolto, formazione, pazienza e il contributo di tante persone. Per questo mi piace dire che un unico Oratorio cittadino non significa necessariamente un unico edificio; significa soprattutto un unico orizzonte educativo: una sensibilità comune e una responsabilità condivisa verso le nuove generazioni». 

Alla luce della sua esperienza, in che modo pensa di collaborare con il mondo delle associazioni e delle realtà culturali guspinesi? 

«Guspini possiede un patrimonio importante di associazioni, realtà culturali, sportive, educative e di volontariato. Desidero conoscerle progressivamente e, laddove sarà possibile, costruire occasioni di dialogo e collaborazione nel rispetto delle diverse identità e competenze. Credo che tutto ciò che contribuisce sinceramente alla crescita delle persone, all’educazione dei giovani e al bene della comunità meriti attenzione e disponibilità al confronto. Lo stesso atteggiamento vale per le diverse realtà presenti nella comunità cristiana. Scout, Azione Cattolica, gruppi, associazioni, esperienze sportive e diversi carismi rappresentano una ricchezza. Anche pensando all’Oratorio cittadino, immagino quindi un cammino nel quale le diverse esperienze possano sentirsi accolte e valorizzate, ciascuna secondo la propria identità. Mi piace esprimerlo con un’immagine: tutti possono abitare la casa, arricchirla e prendersene cura; ma nessuno, da solo, è la casa. Non è un modo per stabilire confini, ma per ricordarci che la casa è tanto più bella quanto più ciascuno vi porta il proprio dono e impara a riconoscere quello degli altri». 

Che messaggio vuole rivolgere ai fedeli all’inizio di questo percorso? 

«Vorrei dire anzitutto che arrivo con profonda gratitudine, rispetto e con il grande desiderio di camminare insieme. Non porto soluzioni pronte: i primi passi saranno dedicati all'incontro. Una comunità cristiana non si costruisce attorno a una persona, ma attorno a Cristo. Vorrei che imparassimo sempre più a riconoscere il bene che già esiste, a custodirlo e a farlo crescere insieme. Nella Chiesa abbiamo sensibilità e storie differenti, ma tutto diventa ricchezza quando è vissuto nella logica evangelica del servizio. Entriamo insieme in una storia iniziata molto prima di noi, che per un tratto di strada viene affidata alle nostre mani: la riceviamo con gratitudine da chi ci ha preceduto e abbiamo la responsabilità di consegnarla un giorno a chi verrà dopo. Desidero iniziare senza grandi proclami, ma con una grande speranza, mettendomi al servizio di questa comunità come sacerdote, fratello, padre e amico, sapendo che anch’io avrò molto da imparare e da ricevere. E ai ragazzi e ai giovani della nostra comunità vorrei dire solo questo: non vi chiedo di adattarvi ai nostri schemi, ma di aiutarci a costruire insieme luoghi in cui vi sentiate davvero a casa. Portate i vostri sogni, le vostre domande e la vostra voglia di futuro: la strada la tracciamo insieme. Sentitevi liberi. Insieme, se sapremo mettere Cristo al centro e lasciarci guidare da Lui, anche dentro le nostre fragilità, potremo ancora lasciarci sorprendere da quella che mi piace chiamare "la meraviglia dell’impossibile”».

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