Se lo facessero potrebbe anche essere un deterrente per chi basa il proprio lavoro sui cani randagi, i trovatelli e abbandonati? «Ma nemmeno per idea», chiarisce Roberto Chinarello, «perché potremmo trovarci a fare meglio il lavoro che già facciamo». E chiarisce meglio: «il nostro compito non è solo dare ricovero a un cane che non ha più un padrone ma soprattutto dar loro le prime cure e favorire la loro adozione, promuove corsi educativi per padroni e cani». Nel canile di Assemini si conta la presenza di «circa 400 cani. Ogni anno ne accogliamo circa 200, 250 di nuovi e ora, agli inizi di ottobre siamo già a 170 nuovi ingressi». Detto così si potrebbe pensare che il canile possa vedere crescere esponenzialmente le presenze. E invece non è così. «Ogni anno contiamo lo stesso numero di adozioni>, assicura Chinarello. Praticamente lo stesso numero di entrate e uscite. Ma c’è un ma. Proprio per favorire le adozioni, da un anno e mezzo abbiamo realizzato a Uta con la collaborazione dell’amministrazione comunale un secondo canile dove gli amici a quattro zampe hanno la possibilità di vivere meglio, di essere educati alla socializzazione con gli altri cani e con l’uomo». Tutto questo per migliorare e favore le adozioni. «Sugli aumentati costi sopportati dalle amministrazioni comunali?», si chiede retoricamente Chinarello, «nei contratti d’appalto abbiamo posto delle clausole aggiuntive come quelle che favoriamo l’adozione dando un cane col microchip, responsabilizziamo il padrone che lo richiede offrendogli in cambio per il primo anno la visita bimestrale per l’animale (quindi sei visite all’anno), le medicine occorrenti e persino la sterilizzazione che pure, per legge è a carico dei Comuni se accedessero alle leggi che già esistono». La loro la definiscono “una missione”. «Sui cani, poi, c’è tutto un mondo sommerso», rivela, «fatto di combattimenti illegali tra cani, vivisezione e imbrogli sugli stalli che capita di veder offerti sul web». E un canile che funziona bene, con 20 tra dipendenti e collaboratori aggiunti una quarantina di volontari aiutano a far considerare gli amici pelosi a quattro zampe ancora i “migliori amici dell’uomo”.
Gian Luigi Pala
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