È in libreria il libro di Gianni Pinna e Caterina Perra “Nel deserto nascono i gigli – storie di giustizia riparativa”. Al testo hanno collaborato Federica Brunelli, a cui si deve la prefazione, e Giampaolo Cassitta, che oltre a scrivere la postfazione ha rielaborato tre delle storie presenti nel libro. Il progetto nasce dalla lunga esperienza professionale dei due autori nell’area della giustizia minorile e, in particolare, dall’impegno specialistico svolto nel delicato ambito della mediazione penale fra vittime e autori di reato.
Da questo mosaico esperienziale sono state selezionate dodici storie di giustizia riparativa, situazioni relazionali che spaziano dai reati minori - i cosiddetti reati “bagatellari”, ai crimini più gravi, per giungere infine agli abissi di un caso di omicidio. Le storie sono state raccontate con registri narrativi diversi, in buona parte spogliate dai contenuti tecnico-metodologici, al fine di renderle accessibili anche al lettore privo di competenze specifiche nella materia.

Le dodici storie, unitamente a una decina di testimonianze tratte dalla viva voce dei protagonisti - vittime e autori di reato - costituiscono il corpus principale del libro, completato da una seconda parte in appendice inerente i temi di approfondimento che scaturiscono dall’esperienza professionale degli autori.
Gianni e Caterina accompagnano il lettore dentro i difficili percorsi di giustizia riparativa, che si affiancano alla giustizia tradizionale per dare spazio e rilevanza alle voci di coloro che sono stati coinvolti in diverse fattispecie di reato, con particolare riguardo alle vittime, spesso tenute ai margini delle procedure giudiziarie ordinarie: veri e propri convitati di pietra, ai quali non è riconosciuta la possibilità di esprimere le sofferenze e i dolori patiti in qualità di parti offese e, al contempo, vedere riconosciuta la loro dignità di persone a cui deve essere assicurato il diritto all’accoglienza e all’ascolto. Una risposta che mira ad un sentire collettivo che guardi alla giustizia riparativa come a un diritto universale garantito da stabili politiche pubbliche e, su queste basi, una opportunità resa pienamente fruibile a tutti coloro che intendano avvalersene.
Le storie e le testimonianze raccontano di una giustizia del dialogo e dell’incontro fra parti inizialmente in conflitto, attraverso itinerari umani contrassegnati dall’esigenza di rielaborare i significati profondi e le conseguenze di quanto accaduto fra loro: per l’autore del reato l’incedere è nella direzione di una graduale acquisizione di un compiuto senso di responsabilità, non più, astrattamente, “per qualcosa”, ma, piuttosto, “verso qualcuno”; per la vittima il bisogno di soddisfare il principio di verità su quanto accaduto e di vedere riconosciuto dall’altro contrapposto l’ampiezza delle sofferenze e i danni, non solo materiali, derivanti dalle azioni subite.
Un’immersione nella concretezza dell’incontro umano, un viaggio che ci mostra come il percorso riparativo non possa essere ridotto all’applicazione di un protocollo standardizzato, ma richieda una riflessione continua e un adattamento creativo rispetto all’unicità di ciascun individuo coinvolto.
Le storie dimostrano come nel deserto relazionale, nell’aridità di sentimenti e percezioni contrapposte dell’altro, possano nascere inaspettatamente i gigli del dialogo, della fiducia, del rispetto reciproco e del desiderio di riparazione: la porta attraverso la quale passa la possibilità di ricucire i legami spezzati dal reato attraverso un’autentica riconciliazione.
Il libro, pubblicato da Abbà edizioni, è stato presentato a maggio al salone internazionale del libro di Torino, a giugno a Sassari, inserito fra le anteprime del festival di letteratura giornalistica “Liquida”, e a Quartu Sant’Elena. Nel mese di settembre sarà presentato a Guspini, a ottobre a Cagliari e, presumibilmente, a Milano nel mese di novembre.
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