La giovane Barbara venerata sia in Oriente sia in Occidente


La santa vissuta nel III secolo, era nata nel 273 d. C. a Izmit in Turchia, il padre Dioscoro la fece decapitare perché convertitasi al cristianesimo.
La giovane Barbara venerata sia in Oriente sia in Occidente

La giovane Barbara,

“Santa Brabara e Santu Jacu

bos portais is craisi de is lampus

bos portais is crais de celu

no toccheis fillu allenu

né in bidda né in su sattu

Santa Brabara e Santu Jacu”.[i]

(Proverbio Sardo)

- Santa Barbara mia bella!

 

Questa l’invocazione che Giovanni Antonio, Mondo e Luigi da sempre hanno rivolto alla giovane santa nei momenti di pericolo durante le lunghe notti d’inverno, quando tuoni e lampi incutevano paura, quando il fuoco minacciava raccolti e boschi, quando il mare in tempesta sembrava non dare possibilità di scampo ai marinai, oppure, quando con i compagni di lavoro, negli avanzamenti, all’interno delle miniere, estraevano il minerale. Una santa alla quale gli uomini avevano imparato a voler bene. Adesso chiedono a don Petronio, il cappellano di Montevecchio, di far conoscere loro la storia della sua vita. Il prete, di fronte alla chiesetta, parte del palazzo della direzione delle miniere, con lo sguardo rivolto ai cantieri di Levante, racconta, al gruppetto di ex minatori e le loro mogli, questa storia:

- La santa è vissuta nel III secolo, era originaria della Turchia, nata nel 273 d.C. a Izmit, il padre Dioscoro nel 306 d. C. l’ha fatta decapitare perché convertitasi al cristianesimo.

I tre uomini e le mogli ascoltano con attenzione il prete come se fosse la prima volta che sentono parlare di Barbara.

- La santa è . Con la scoperta dell’America e la diffusione del cristianesimo in Africa, oggi lo è in tutto il mondo. Non solo ma anche le categorie di persone che l’hanno scelta come protettrice sono le più diverse. I minatori, va bene, ma anche i marinai, i vigili del fuoco, gli artificieri, gli artiglieri, gli architetti, gli ingegneri ambientali, i muratori, i campanari e perfino gli ombrellai. In ogni borgo minerario, in tutto il mondo, c’è una cappella o una chiesa dedicata alla giovane santa.

- Per questo c’è un Cammino di santa Barbara? – chiedono.

- Già, adesso porta il suo nome anche un cammino che unisce i borghi minerari che molti di voi conoscono. Quello di santa Barbara è un percorso di oltre 525 km nel territorio del Sulcis-Iglesiente-Guspinese e Arburese, fa tappa anche qui a Montevecchio.

- Peccato che qui attorno a Montevecchio, la situazione sia molto cambiata - osserva Mondo -. Siamo rimasti in pochi e il silenzio è tornato nelle valli che degradano verso il Campidano e la Costa Verde. Quando lavoravamo in miniera, lo scricchiolio delle gabbie che andavano su e giù nei pozzi, il rumore delle perforatrici, il fragore delle esplosioni delle mine negli avanzamenti, a fine turno, quello delle autopale, il rumore degli impianti delle laverie e delle officine erano musica per le nostre orecchie. Ora non più.

Don Petronio con un gesto abituale sistema gli occhiali e guarda con un velo di tristezza i suoi interlocutori e pensa: “Anche quest’anno il 4 dicembre, come avviene ormai dalla nascita delle miniere, circa due secoli fa, Giovanni Antonio, Mondo, Luigi e qualche altro minatore verranno qui a Gennas, visiteranno la piccola chiesa, rivedranno i luoghi della loro maturità, incontreranno la piccola comunità che ancora abita la collina e soprattutto celebreranno la giovane Barbara”.

Infine il cappellano li saluta con un sorriso:

- Vi aspetto per la festa: prima la messa poi, scortata dai cavalieri, su un carro trainato da un giogo di buoi, come ogni anno, porteremo la Santa in processione per le vie del borgo.

[i] “Santa Barbara e San Giacomo

Voi avete le chiavi dei lampi

Voi avete le chiavi del cielo

Non toccate figlio altrui

Né in paese né in campagna

Santa Barbara e san Giacomo”.

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