In Sardegna la crescita dei prezzi ha corso più dei redditi da lavoro e pensionistici. Il risultato è una compressione della spesa quotidiana e un aumento delle rinunce, con effetti su consumi, coesione sociale e prospettive di sviluppo. La perdita di potere d’acquisto nasce dallo scarto tra inflazione e dinamica delle retribuzioni. In Sardegna, i livelli retributivi medi dei lavoratori dipendenti risultano inferiori alla media nazionale: il report regionale Best Sardegna dell’Istat indica per il 2023 una retribuzione media annua dei dipendenti intorno ai 17.500 euro lordo, circa seimila euro in meno rispetto al dato nazionale. Questo divario riduce la capacità delle famiglie di assorbire i rincari su energia, trasporti e alimentari e rende più fragile anche chi ha un’occupazione regolare.
Per i pensionati la pressione è doppia: da un lato la crescita dei prezzi, dall’altro assegni spesso contenuti sotto i mille euro mensili. Nel 2023 l’importo medio annuo pro-capite dei redditi pensionistici è stato di 20.000 euro, a fronte dei 21.700 della media nazionale. Inoltre, l’incidenza dei pensionati con reddito di basso importo è stata più alta in Sardegna (10,4%) rispetto alla media nazionale (8, 9%).
Un indicatore utile a cogliere l’ampiezza del fenomeno è il reddito disponibile equivalente. Nel 2022, il 50% dei residenti in Sardegna disponeva di circa 16.200 euro l’anno contro i 18.600 dell’Italia.
Il meccanismo dell’inflazione che si “mangia” il reddito di salari e pensioni si evince anche guardando i dati Istat del 2023 sulla crescita nominale di questi (+4,2%), ma diminuiti in termini reali (-1,6%) perché l’aumento non tiene il passo con l’inflazione, specialmente per le pensioni. Se questa dinamica si somma a livelli di reddito più bassi come la Sardegna, l’erosione del potere d’acquisto tende a essere più rapida e percepibile. La contrazione del potere d’acquisto non resta confinata ai bilanci familiari: riduce i consumi interni, penalizza commercio e servizi, e spinge a rinviare spese per la casa, la salute, la formazione dei figli.
La Sardegna, che soffre per la fragilità occupazionale e il reddito da lavoro contenuto, l’erosione da inflazione si sta trasformando in un freno strutturale alla crescita. Che cosa serve per uscire dalla dannosa spirale? Serve un mix di leve: sostegno alla contrattazione e ai rinnovi contrattuali, rafforzamento dei servizi pubblici, misure di inclusione dei giovani nel mondo produttivo, tagliare gli sprechi nella pubblica amministrazione, ma soprattutto, nell’immediato occorre aumentare i redditi reali dei salari e delle pensioni. Governo e Parlamento non dimentichino che quando i redditi crescono meno dei prezzi, non è solo un problema di bilancio, ma un problema di futuro.
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