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>A mia zia Anna, di Gonnos, l’opera non piaceva. Eppure, La pietra del paragone, composta dal genio precoce di un Rossini appena ventenne nel 1812, probabilmente avrebbe conquistato anche lei; come ha incantato il pubblico di Cagliari, in cui è stata rappresentata per la prima volta nella corrente stagione operistica. Zia Anna non era una melomane, quindi quasi certamente non avrebbe colto l’evidente influenza mozartiana nella musica ancora a tratti acerba, ma che lascia già intuire la grandezza de Il Barbiere di Siviglia o della Cenerentola. Avrebbe, ancor meno, riconosciuto ne Il borghese gentiluomo di Lully il modello del linguaggio maccheronico del personaggio del finto Turco, il cui tormentone “Sigillara… Sigillara …” era conosciutissimo nell’800, alla stregua degli odierni tormentoni estivi di musica pop.

L’intricata vicenda riprende la classica commedia degli equivoci, degli intrighi, dei travestimenti e dell’agnizione finale, intorno al protagonista conte Asdrubale, ricco e scapolo, che si trova al centro delle attenzioni di tre dame di cui solo una, Clarice, è sinceramente innamorata e non interessata unicamente al denaro del nobile; accanto al quale si aggirano anche presunti intellettuali, incapaci e corruttibili, che tentano di profittare della sua gentilezza e disponibilità, un caro amico rivale in amore e il fedele attendente. Dopo essersi sorbita lunghe stagioni di Beautiful – soprattutto per assecondare la sorella Clara, mia madre – certamente zia Anna non avrebbe avuto difficoltà a seguire la trama.
L’originalissimo allestimento a quattro mani di Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin, registi e scenografi, prevede anche alcuni attori (non presenti nel libretto di Romanelli) che non pronunciano alcuna battuta, ma eliminano i tempi morti: in particolare, il cameriere dinoccolato e imbranato, ruba non poche volte la scena con i suoi esilaranti siparietti. I costumi, coloratissimi con una prevalenza di rosso, sono vintage e trasportano la vicenda negli anni Cinquanta.

La vera arma vincente dell’opera, tuttavia, è che il pubblico gode di una visione multipla: può assistere al montaggio della realtà virtuale e allo spostamento di modellini su sfondo azzurro che poi proiettati su uno schermo in alto costituiscono la scenografia virtuale, agita dai cantanti, visibili sia di persona sul palcoscenico quasi vuoto, che ingranditi nel video, con alle spalle un miracolo di elettrotecnica. Un meccanismo che da un lato denuncia apertamente la finzione e trasforma il teatro in metateatro, dall’altro realizza uno spettacolo inusuale che non può non incuriosire e divertire.
Sì, sarebbe piaciuto anche a zia Anna.
Simona Demontis© Riproduzione riservata