La storia di Silvestro Sanna, noto industriale caseario del primo Novecento


Una storia di vita rurale è stata ricostruita grazie al prezioso contributo di Albertina Piras, nipote di Silvestro Sanna. La sua testimonianza, unita alla memoria conservata nelle comunità di Villamar, Serrenti e Furtei, ha permesso di riportare alla luce un frammento importante del loro passato
La storia di Silvestro Sanna, noto industriale caseario del primo Novecento

PRESENTAZIONE

Grazie al rapporto di fiducia costruito nel tempo con Albertina Piras, oggi è possibile riportare una testimonianza preziosa per la storia sociale ed economica degli abitanti di Villamar, Furtei e Serrenti. Si tratta di un tassello importante della memoria locale, perché illumina una fase di transizione in cui le comunità rurali videro emergere figure imprenditoriali capaci di trasformare attività tradizionali in iniziative moderne e strutturate. Tra queste figure spicca Srabestu Sanna (Silvestro Sanna), ricordato dagli anziani di Serrenti come un uomo dotato di intuito, tenacia e spirito d’iniziativa. La sua vicenda personale, tramandata oralmente per generazioni, rappresenta un esempio emblematico di mobilità sociale in un territorio nel Primo Novecento, che stava lentamente aprendosi a nuove forme di economia agricola e agroalimentare. 
Albertina PirasLa testimonianza raccolta da Albertina permette oggi di ricostruire non solo l’ascesa imprenditoriale di Silvestro Sanna, ma anche un passaggio storico cruciale: il trasferimento dei beni della famiglia Aymerich, un evento che segnò profondamente l’assetto economico e sociale di Villamar. 
Un personaggio come Silvestro Sanna, spesso citato ma poco conosciuto dalle ultime generazioni, ha lasciato una traccia significativa anche nel paese di Serrenti, pur essendosi trasferito a Furtei per avviare le sue prime attività commerciali. Iniziò infatti trasportando e vendendo derrate alimentari viaggiando con costanza verso Cagliari. 
Con il tempo seppe ampliare la sua attività, trasformandosi in un imprenditore capace di aprire diversi caseifici in Marmilla, contribuendo allo sviluppo di un settore che avrebbe segnato l’economia locale e della Sardegna per decenni. Il momento decisivo della sua parabola imprenditoriale fu l’acquisto, intorno al 1927, dei beni della famiglia Aymerich di Villamar, messi all’asta a causa dei debiti accumulati. 
Ad aggiudicarseli fu proprio Silvestro Sanna, ormai affermato nel comparto caseario. Per amministrare l’azienda scelse il padre di Albertina, uomo di fiducia assai dinamico e già legato alla famiglia: aveva infatti sposato la nipote di Silvestro, primogenita della sorella Maria. Con la scomparsa di Silvestro Sanna, che non lasciò eredi diretti né disposizioni testamentarie, i suoi beni furono suddivisi tra i parenti più prossimi, sia della famiglia Sanna sia della moglie Costanza Lilliu. Fu in quel momento che si aprì un nuovo capitolo nella vita di Francesco Piras, l’uomo che Silvestro aveva scelto come amministratore della propria azienda e che per anni ne aveva garantito la gestione con dedizione e competenza. Determinato a non disperdere il patrimonio costruito da Silvestro e a mantenere unita almeno una parte dell’impresa, Francesco prese una decisione coraggiosa: indebitarsi con il sistema bancario per acquistare le proprietà dei Sanna, nonostante il parere contrario della moglie Filomena, preoccupata per il peso economico e umano di un impegno così gravoso. 
La scelta di Francesco non fu soltanto un atto imprenditoriale, ma un gesto di responsabilità verso una storia familiare che sentiva anche sua. Gli anni che seguirono furono segnati da sacrifici enormi: Francesco affrontò difficoltà finanziarie, pressioni e rinunce, e Filomena, pur inizialmente contraria, condivise con lui ogni fatica, contribuendo in modo decisivo alla rinascita dell’azienda. In questo intreccio di memorie familiari, trasformazioni economiche e vicende comunitarie di lavoratori agricoli che sedevano alla loro mensa, si colloca non solo la storia di Silvestro Sanna, ma anche quella di Francesco Piras, che con determinazione e spirito di sacrificio riuscì a riconquistare un’azienda di tutto rispetto, restituendole solidità e continuità. Una storia che meritava di essere raccontata con cura e attenzione, perché appartiene al patrimonio condiviso delle nostre comunità e testimonia come il lavoro, la lealtà e il senso di responsabilità possano incidere profondamente sul destino di una famiglia. Ulteriori dettagli, oltre alla testimonianza diretta di Albertina, possono essere ricavati dai capitoli che lei stessa dedica a questa vicenda nel libro Gente di casa, storie di vicinato. In quelle pagine riesce a fotografare con grande precisione il clima di quei tempi, restituendo la forza con cui i suoi genitori affrontarono le sfide che la vita aveva riservato loro.

La sua narrazione, radicata nella memoria familiare e nella conoscenza diretta dei fatti, offre un quadro autentico delle difficoltà, delle scelte coraggiose e della determinazione che segnarono quella stagione della loro esistenza. È un contributo prezioso, perché permette di comprendere non solo gli eventi, ma anche l’atmosfera emotiva e sociale che li accompagnò.

IL RACCONTO DI ALBERTINA PIRAS

Silvestro SannaSilvestro Sanna era originario di Serrenti e apparteneva a una famiglia numerosa composta da sette figli, cinque maschi e due femmine. Il padre, che lavorava come fabbro, morì giovane, lasciando la moglie e i figli ad affrontare anni difficili. Nonostante le ristrettezze, quei fratelli seppero sostenersi a vicenda, costruendo una rete familiare solida e operosa. In questo contesto Silvestro riuscì a farsi strada grazie al lavoro instancabile, all’intraprendenza e alla capacità di cogliere le opportunità che il territorio offriva. La sua ascesa non fu immediata, ma frutto di determinazione, intuito e di una visione che gli permise, nel tempo, di trasformare le difficoltà iniziali in un percorso imprenditoriale di successo.

SILVESTRO SANNA FREQUENTAVA SPESSO FURTEI

Silvestro Sanna frequentava spesso Furtei, dove si erano stabilite due sue sorelle, e proprio lì sposò Costanza Lilliu. I primi anni furono segnati da un lavoro umile ma fondamentale: faceva il carrettiere, trasportando e vendendo uova, formaggi e altri prodotti del territorio. Viaggiava con regolarità verso Cagliari, affrontando spostamenti lunghi e faticosi che però gli permisero di costruire una rete di contatti e di clienti sempre più ampia. Con il passare del tempo, grazie alla sua intraprendenza e alla capacità di cogliere le opportunità, riuscì ad ampliare la sua attività. Accumulò risorse economiche sufficienti per compiere un salto decisivo: aprire diversi caseifici in vari paesi della Marmilla, contribuendo allo sviluppo di un settore che avrebbe segnato profondamente l’economia locale.

L’ACQUISTO DEI BENI DELLA FAMIGLIA AYMERICH

Il momento più importante della sua attività imprenditoriale fu l’acquisto dei beni della famiglia Aymerich di Villamar. Giuseppe Aymerich, conte di Villamar, possedeva una grande azienda agricola che, a causa dei debiti accumulati nel tempo, finì all’asta intorno al 1927. L’azienda comprendeva una vasta casa agricola nel rione Sa Gruxi Santa e numerosi terreni, tra cui Su Solu, Genna de Casteddu, Bingia Corti, Ortu Flumini Becciu, Campuiossu e Sa Stallada. Si trattava di un patrimonio fondiario di grande valore, che per decenni aveva rappresentato uno dei fulcri dell’economia agricola di Villamar. Ad aggiudicarsi quei beni fu proprio zio Silvestro Sanna, ormai divenuto un affermato imprenditore caseario, capace di trasformare un’attività nata dal lavoro di carrettiere in un vero sistema produttivo. Per amministrare l’azienda scelse mio padre Francesco, uomo di fiducia e già legato alla famiglia: aveva infatti sposato la nipote di Silvestro, primogenita della sorella Maria. Questa scelta conferma quanto Silvestro sapesse valorizzare le competenze interne alla famiglia, costruendo attorno a sé una rete solida, affidabile e capace di sostenere la crescita delle sue attività.

LO SCAMBIO DI CASE

Costanza LilliuPer ottenere una parte della casa di Villamar, quella in cui ancora oggi viviamo, mio padre cedette a zio Silvestro la casa che possedeva a Furtei. Fu una scelta importante, che avrebbe inciso profondamente sul futuro della nostra famiglia. Quel passaggio di proprietà non rappresentò soltanto uno scambio materiale, ma segnò anche un nuovo radicamento, un cambiamento di prospettiva e di vita che avrebbe definito la nostra presenza a Villamar per le generazioni successive.

 

LA MORTE DI SILVESTRO

Quando Silvestro Sanna morì, nel 1955, i suoi beni furono divisi tra i parenti della famiglia Sanna e quelli della famiglia Lilliu. Mio padre, deciso a conservare quella parte di patrimonio che considerava non solo un bene materiale ma anche un legame con la storia familiare, acquistò le quote degli altri eredi appartenenti alla famiglia Sanna. Per farlo dovette contrarre debiti importanti, che pesarono a lungo sull’economia domestica e furono spesso motivo di discussione tra babbo e mamma. Di quelle tensioni, delle scelte difficili e del senso di responsabilità che le accompagnò, ho parlato anche nel mio libro Gente di casa, storie di vicinato, dove ho cercato di restituire il clima di quei tempi e la forza con cui i miei genitori affrontarono le sfide che la vita poneva loro davanti.

UN’EREDITÀ MORALE

Ancora oggi quelle scelte orientano la nostra visione dell’azienda e della proprietà. Non le consideriamo soltanto beni materiali, ma il risultato di sacrifici, lavoro, rinunce e decisioni familiari che hanno attraversato i nostri vissuti. Ogni porzione di terra e ogni spazio della casa raccontano un passaggio, un impegno, una responsabilità assunta da chi ci ha preceduto. Per questo quel patrimonio continua a rappresentare, per noi, non solo un’eredità economica, ma soprattutto un’eredità morale, che ci richiama al valore delle scelte compiute e al dovere di custodirle con rispetto.

CONCLUSIONI

Una testimonianza che va oltre la storia familiare di Albertina: un vero pezzo da biblioteca, capace di restituire un patrimonio di vita rurale che tutti, adulti e giovani, dovrebbero conoscere.

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