La prima cosa che colpisce oggi, entrando nel Parco di Lacuneddas, è il silenzio. Un silenzio rotto soltanto dall'acqua che scorre tra le pietre, dal vento che attraversa la vegetazione e dal canto degli uccelli che popolano le falde del massiccio montano di Villacidro. È difficile immaginare che fino a pochi anni fa questo luogo non esistesse agli occhi dei più. Nascosto dietro una muraglia di rovi alta fino a cinque metri, era diventato una terra dimenticata. Eppure qualcuno, osservando quel groviglio impenetrabile di vegetazione, riuscì a vedere oltre.
Quel qualcuno è Tomaso Contu. Per buona parte della sua vita ha guardato il mondo dal ponte di una nave. Marina Militare, Marina Mercantile, Guardia di Finanza. Oltre vent'anni di navigazione, migliaia di miglia percorse e tredici anni di comando alle spalle. Ha attraversato mari e continenti, fino a compiere persino il giro del mondo in solitaria. Ma come accade ai marinai di lungo corso, alla fine il richiamo più forte non è arrivato dall'orizzonte, bensì dalla terra delle proprie origini.
A cinquant'anni decide di tornare in Sardegna. Cerca un luogo dove rallentare, respirare e riconciliarsi con la natura. Lo trova nel 2019, quando acquista un piccolo terreno di circa tre ettari in località Lacuneddas. Non sa ancora che quel fazzoletto di terra custodisce una storia sepolta. «Pensavo di aver acquistato un terreno da sistemare», racconta. «In realtà avevo acquistato una pagina dimenticata della storia di Villacidro». I primi mesi sembrano una sfida impossibile. I rovi hanno inghiottito ogni cosa. Non si vedono sentieri, muri, costruzioni. Soltanto vegetazione selvatica. «Giorno dopo giorno, armato di motosega e decespugliatore, ho iniziato a scavare ansioso di scoprire ciò che la gigantesca e fitta vegetazione nascondeva da tanto tempo, cosicché, prima emerge un vecchio muro, poi un pozzo, poi un altro, successivamente una cisterna, infine una sorgente. Come frammenti di un mosaico che lentamente tornava a comporsi. I segni di un mondo scomparso riaffioravano dalla terra».
La scoperta più sorprendente arriva però quando iniziano le ricerche storiche del fratello Martino. Documenti notarili e archivi raccontano una vicenda che affonda le radici nel Seicento. Quel luogo apparteneva ai frati dell'Ordine della Mercede e, nel corso dei secoli, passò nelle mani di alcune delle famiglie più influenti della Villacidro di allora. «Nomi che appartengono non soltanto alla storia, ma anche alla letteratura, precisa Tomas Contu». Tra i proprietari compare infatti l'avvocato Giuseppe Fulgheri, la figura storica che avrebbe ispirato uno dei personaggi più significativi di Paese d'Ombre, il capolavoro di Giuseppe Dessì. E tra gli eredi figurano i nonni materni dello scrittore. «All'improvviso» prosegue Contu «sento che quelle vecchie pietre acquistano una voce: le cisterne, i terrazzamenti e le canalette non sono più semplici manufatti rurali, ma diventano testimonianze materiali del mondo raccontato da Dessì. Lo stesso mondo costruito attorno alla centralità della terra, al valore dell'acqua e al legame profondo tra gli uomini e il paesaggio». Oggi il cuore del sito è costituito da uno straordinario sistema idraulico storico. Pozzi, sorgenti, cisterne e circa trecento metri di condotte in terracotta raccontano una sapienza costruttiva affinata nei secoli per raccogliere, conservare e distribuire l'acqua che scende naturalmente dalla montagna. «È un patrimonio raro, forse unico nel suo genere nel Medio Campidano», precisa con orgoglio Contu, «tuttavia, il valore più grande non risiede soltanto nelle strutture recuperate. Ogni volta che riportavamo alla luce un elemento del complesso ho la sensazione di restituire un pezzo di memoria alla comunità».
Dunque, è da questa convinzione che nasce il Parco Lacuneddas?
«Certo, come un museo all'aperto, un luogo vivo dove storia, natura e identità possano incontrarsi. Un luogo aperto ai visitatori, alle scuole, agli studiosi e a chiunque voglia conoscere una parte importante della storia villacidrese. Le visite organizzate ogni prima domenica del mese stanno già attirando curiosi e appassionati. Ma il progetto guarda più lontano».
Ce lo spieghi, fin dove.
«Sono allo studio interventi di restauro conservativo del complesso idraulico e percorsi pensati per garantire l'accessibilità anche alle persone con disabilità visibili e invisibili. Un obiettivo che perseguirò anche grazie alla collaborazione della Consulta degli anziani di Villacidro guidata da Rita Piga».
A volte la storia non si trova solo nei libri o negli archivi: Villacidro non finisce mai di sorprenderci: ogni tanto emergono importanti pezzi della sua storia, ma non sempre si è cappaci di darli il giusto valore. A volte aspetta in silenzio sotto una coltre di rovi. Aspetta qualcuno disposto ad ascoltarla. A Lacuneddas quella voce è rimasta nascosta per secoli. Oggi, grazie alla tenacia di un uomo tornato dal mare, ha ricominciato a raccontarsi. E con lei riaffiora una parte preziosa del patrimonio storico e naturalistico di Villacidro.
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