Ci sono incontri che sembrano appartenere soltanto a un momento di festa e che invece, senza che nessuno possa immaginarlo, diventano l'inizio di una lunga storia. Quella che voglio raccontare nasce a Villamar, ventitré anni fa, durante la festa di Santa Vitalia. Una festa di paese, organizzata dai pastori, nella quale la musica sarda aveva sempre un posto d'onore. A presiedere il comitato era Francesco Floris. Tra gli obrieri c'era Bastiano Pinna, che durante il servizio militare aveva stretto amicizia con Gigi Sanna, voce degli Istentales. Fu proprio Bastiano a proporre di invitare il gruppo a Villamar. Ma desiderava anche riservare un'accoglienza particolare al suo vecchio compagno di leva. E per farlo pensò a un giovane artista del paese: Marco Cabras. Gli chiese di realizzare una matzocca scolpita, raccomandandogli di fare un bel lavoro, perché voleva fare bella figura con Gigi. Marco prese molto sul serio quell'incarico. Decise di scolpire nel legno il volto del cantante, trasformando un oggetto legato alla tradizione pastorale in un dono personale, capace di esprimere insieme amicizia e appartenenza.
ARRIVÒ LA SERA DELLA FESTA
La piazza era gremita di gente. Marco avanzò portando la matzocca, con la parte scolpita ancora coperta per conservare la sorpresa. Quando finalmente il volto venne scoperto, Gigi Sanna ebbe un sussulto di gioia. Davanti a sé vide la propria immagine, interpretata dalle mani di un giovane artista di Villamar. Ma in quel dono c'era molto più di un ritratto. C'erano l'affetto di un vecchio compagno di leva, il lavoro di un giovane scultore e il desiderio di una comunità di accogliere un artista che sentiva vicino alla propria cultura. Forse fu proprio questo a rendere quell'incontro così speciale: non era il dono di una sola persona, ma il gesto di un paese. E quella sera non finì tutto con gli applausi.

UN’AMICIZIA CHE IL TEMPO HA FATTO CRESCERE
Gigi Sanna non dimenticò quel lavoro. Da allora il rapporto con Marco continuò, alimentato da occasioni d'incontro, stima reciproca e una sensibilità comune verso la cultura sarda. Nel corso degli anni Marco, insieme a Tore Caboni e ad altri amici artisti, partecipò anche alle iniziative culturali che Gigi organizzava a Badde Manna, nella sua realtà agricola, dove la vita della campagna si intreccia con l'ospitalità, la musica e le tradizioni. Marco mi ha raccontato degli appuntamenti dell'8 dicembre, che arrivavano a riunire, secondo il suo ricordo, anche seicento persone. Mi ha colpito soprattutto il significato di questi incontri. L'arte non veniva presentata come qualcosa di distante dalla vita quotidiana. Trovava posto accanto al lavoro della terra, alla convivialità, alla musica e alle relazioni umane. Era, in fondo, un modo di vivere e condividere la cultura. Ed è proprio in questa visione che riconosco un legame profondo tra Marco e Gigi. Perché entrambi, pur esprimendosi attraverso linguaggi diversi, attingono a un patrimonio comune: la Sardegna delle comunità, della civiltà agropastorale, della memoria e delle tradizioni che continuano a parlare al presente. Due linguaggi artistici diversi, alimentati dalle stesse radici. Marco mi ha raccontato che quell'incarico lo onorava profondamente, ma gli aveva anche tolto il sonno. Continuava a interrogarsi sul soggetto da scegliere. Voleva essere all'altezza della fiducia ricevuta e, soprattutto, trovare una forma che parlasse davvero della nostra terra. Finché una notte, quasi come una visione, arrivò l'intuizione.
I BRONZETTI NURAGICI
Piccole figure antiche, ma capaci di esprimere una forza straordinaria. Marco cominciò a studiarle, ad approfondire la ricerca, a scegliere quelle che avrebbero potuto diventare il modello delle sue sculture. E così ciò che per secoli era stato rappresentato in piccolo dimensioni avrebbe preso corpo in quattro figure monumentali di pietra. La scelta non era soltanto artistica. Era un modo per affidare a quei guerrieri un compito nuovo: portare la memoria della Sardegna incontro ad altre comunità. Tra agosto e settembre Marco si mise al lavoro. Otto quintali di pietra da affrontare con gli strumenti, la forza delle braccia e la pazienza dello scultore. Il caldo era torrido. E, come mi ha raccontato con una punta di ironia, a rendere ancora più faticose le giornate ci Fino a quando i quattro guerrieri furono pronti. A distanza di ventitré anni, quella fiducia nata davanti a una matzocca scolpita aveva dato vita a qualcosa che nessuno, nella piazza di Villamar, avrebbe potuto prevedere.
DALLA SARDEGNA, UN DONO CHE PARLA DI AMICIZIA
Le quattro sculture sono destinate a L'Aquila, Cascia, Norcia e Amatrice. Portano con sé un richiamo alla civiltà nuragica, ma il loro significato va oltre la rappresentazione artistica. Sono un segno di vicinanza tra comunità. Mi piace pensare che in questo progetto si ritrovi lo stesso spirito che, anni prima, aveva animato Sa Paradura: il gesto dei pastori sardi che donarono parte del proprio bestiame agli allevatori colpiti dal terremoto. Allora il dono era fatto di animali, di lavoro e di possibilità di ricominciare. Oggi è fatto di pietra, di memoria e di arte. Ma il sentimento che lo accompagna è quello dell'amicizia. La solidarietà può cambiare forma senza perdere la propria anima.
LE RADICI DI MARCO SONO ANCHE LE NOSTRE
Conosco Marco Cabras da quando è nato. Sua nonna abitava vicino a casa nostra e, quando eravamo bambini, sapeva farci rigare tutti dritti! Marco è stato anche mio alunno, proprio nel primo anno in cui insegnai di ruolo a Villamar. Ma non l'ho mai perso di vista. Ho seguito il suo percorso artistico e continuo ad ammirare le sue sculture monumentali dedicate alla civiltà agropastorale, che hanno trasformato alcuni spazi del nostro paese in un vero museo a cielo aperto. Sono opere che incontro quotidianamente e che cerco, per quanto posso, di far conoscere e valorizzare. Ci ritroviamo anche nelle occasioni culturali che animano Villamar, come la festa degli artisti organizzata ogni anno da Titti Murgia, con un pranzo di specialità sarde che diventa occasione di amicizia e condivisione. Durante la nostra recente chiacchierata Marco mi ha detto una cosa che considero importante. Non ama essere raccontato come un protagonista isolato. Preferisce sentirsi parte dell'ambiente in cui vive, delle persone che lo circondano e dell'identità sarda nella quale si riconosce. Ed è proprio per questo che ho voluto raccontare la sua storia partendo da una festa di paese, da un comitato di pastori, da due vecchi compagni di leva e da un dono fatto con il cuore. Perché il talento di Marco è suo, ma le radici della sua arte affondano in una storia collettiva.
E TUTTO COMINCIÒ CON UNA MATZOCCA
Ripenso a quella sera di ventitré anni fa. A Bastiano Pinna che voleva fare una sorpresa al suo amico Gigi. A Marco che avanzava nella piazza con la sua matzocca ancora coperta. Al sussulto di gioia di Gigi Sanna quando vide il proprio volto scolpito nel legno. E penso ai quattro guerrieri che oggi portano un segno della Sardegna lontano dalla nostra isola. In mezzo ci sono ventitré anni di incontri, di musica, di arte e di amicizia. Una storia nata a villamar e diventata un ponte tra comunità. Forse è questo il significato più profondo delle radici: non trattenerci fermi nel luogo in cui siamo nati, ma darci la forza di raggiungere gli altri senza dimenticare chi siamo. E qualche volta, per costruire un ponte così lungo, basta cominciare con un piccolo gesto di amicizia, in una piazza di paese.
© Riproduzione riservata