Il primo ottobre prenderà il via la 23ª edizione del Rally Italia Sardegna, prova del Campionato del Mondo. Tra i 60 equipaggi iscritti ci sarà anche Moreno Fosci, 72 anni, oculista di Arbus con studio a Guspini. Alla sua seconda partecipazione dopo l'esperienza del 2022, correrà insieme al navigatore Angelo Tendas su una vettura Rally5. Alla vigilia della gara ci ha raccontato il percorso che lo ha portato fino al Mondiale, la preparazione necessaria per affrontarlo e cosa significa tornare al via sulle strade della Sardegna.

Che cosa significa essere alla partenza di una prova del mondiale, e per di più sulle strade della Sardegna?
«Competo in questa gara per la seconda volta: avevo già partecipato allo stesso rally nel 2022 e l'avevo portato a termine. L'obiettivo è proprio quello, finire la gara: sono circa 1.600 chilometri e quando arrivi, dentro di te “Ti senti già vincitore”. Non puoi competere con i migliori al mondo. Nel Rally Italia Sardegna probabilmente si assegnerà anche il titolo mondiale, conteso da tre o quattro piloti: a quei livelli, gli italiani sono poco rappresentati. L'obiettivo personale resta pertanto portarlo a termine, come nel 2022, considerando anche il livello della macchina. Infatti, le vetture da rally sono suddivise in diverse categorie in base alle caratteristiche tecniche e alle prestazioni: noi corriamo in Rally5, il quinto livello di una scala che parte dalle Rally1, le vetture più performanti. È come se una squadra di Serie A giocasse contro una di Prima Categoria».
Quando è iniziata la sua esperienza nei rally e come è maturata questa passione?
«Dal 2016, a livello competitivo. Ho 72 anni e il primo rally l'ho fatto a 62. Nei cinque anni precedenti avevo gareggiato con i kart. È stata una passione maturata piano piano, insieme alla consapevolezza di poter affrontare un’esperienza sempre più impegnativa, fino ad arrivare alle vere e proprie gare. Ma io vivo di passioni. Quella che porto dentro da sempre, fin da bambino, è il mare e la pesca subacquea, che pratico dall'età di dieci anni e non ho mai abbandonato. Poi c'è la passione per il calcio: ho giocato fino alla Promozione e sono stato per dieci anni presidente dell'Arbus, con cui siamo arrivati in Serie D. Sono stato anche responsabile del circolo nautico di Arbus. Sono esperienze che hanno anche un valore sociale, soprattutto il calcio, perché coinvolge tutto il paese. Chiaramente la gente ti sta dietro quando le cose vanno bene». Ricorda la sua prima gara di rally? «La mia prima gara è stata il Rally d'Ogliastra. Mi lasciò la consapevolezza che avrei potuto affrontare altri rally: lo avevo concluso in una buona posizione, con una macchina di mia proprietà. Oggi, invece, corro con una vettura noleggiata, che viene preparata appositamente per la competizione. Quella prima esperienza mi diede ancora più entusiasmo e la spinta per continuare». Che cosa si prova ad affrontare la guida davanti a percorsi così impegnativi? «Diciamo la verità: quando ti siedi in una macchina da rally e vedi certi percorsi, un po' di incoscienza bisogna averla. Basta guardare certi filmati delle gare e, da osservatore, dici “Questi sono matti!”. Se poi lo fai a 70 anni, forse rafforza anche l'autostima e ti fa sentire ancora vivo. È soprattutto una prova con te stesso, più che una sfida con gli altri piloti».

Molti non sanno cosa serva davvero per arrivare a correre una prova del Mondiale. Qual è il percorso da affrontare e quali requisiti bisogna avere?
«Per fare questo rally serve la licenza sportiva internazionale, un'abilitazione specifica che l'Aci Sport rilascia dopo un corso. È la massima patente sportiva e permette di partecipare alle gare internazionali. Serve anche il certificato medico di idoneità e bisogna avere alle spalle almeno trenta rally, regionali o nazionali, prima di poter accedere al Mondiale. Ma avere i requisiti non significa essere automaticamente ammessi: ci si preiscrive e poi vengono fatte delle valutazioni anche in base al numero degli iscritti e alla vettura. Ad esempio, solamente sabato scorso è uscita la lista ufficiale dei partenti e trovarsi in quella lista rappresenta già un primo obiettivo raggiunto. Il secondo proposito è portare a termine la gara, salire sulla pedana finale guidando la macchina. Alla fine, sfilano tutte le vetture, ma soltanto quelle “sopravvissute”. In media, su sessanta partecipanti, un terzo si ritira per incidenti, guasti meccanici o uscite di strada: al traguardo ne arrivano una quarantina».

Come ci si prepara a una gara così e quanto conta l'intesa con il navigatore?
«Bisogna prendere visione del percorso insieme al navigatore, con cui scrivo le note. Ogni curva del tracciato viene segnata e classificata, così durante la gara il navigatore dà le informazioni e io le seguo. Al mio fianco ci sarà il co-pilota-navigatore Angelo Tendas, con cui ho corso anche nel precedente Mondiale. Possiamo dire che siamo rodati, abbiamo già maturato una buona sincronia. Nell'elenco degli iscritti siamo sette equipaggi sardi. Sei arrivano dal nord dell'isola, tra il Sassarese e la zona di Olbia. Per il centro-sud Sardegna, in gara, ci siamo soltanto noi».
Quanto costa, in termini organizzativi, partecipare a una prova del Mondiale?
«È una gara costosa, non nascondiamocelo. La macchina con cui correrò è noleggiata e arriva dalla Scuderia Trodella di Avellino. Insieme alla vettura arrivano tre meccanici e viene portata anche un'altra macchina uguale “Muletto”, da cui possono essere presi i pezzi eventualmente necessari. La vettura viene controllata nel parco assistenza di Alghero, nel piazzale della Pace, dove le scuderie allestiscono le proprie officine. Durante le giornate di gara, dopo tre prove speciali si torna lì per verificare lo stato della macchina. L'assistenza può essere effettuata esclusivamente all'interno del parco, non lungo il percorso. Una partecipazione di questo livello comporta un impegno economico importante, che riesco ad affrontare anche grazie al sostegno degli sponsor che mi accompagnano: Car & Van, concessionaria Fiat Veicoli Commerciali di Piras e Melissano; MR Soluzioni per l'Edilizia di Marino Rossi; lo Studio dentistico Savasta & Partners del dottor Andrea Savasta; Centro Vista del dottor Sergio Solarino e L'Ottica Boi di Giorgio Boi».

Che tipo di gara vi aspetta? Quali sono i numeri e le caratteristiche del percorso di questa edizione?
«In tutto percorreremo circa 1.600 chilometri, di cui 310 di prove speciali cronometrate e il resto sono trasferimenti. Si parte giovedì primo ottobre, da Alghero, con una prova spettacolo, poi si prosegue nei giorni successivi fino a domenica 4 ottobre, per un totale di diciassette prove speciali. Il fondo è sterrato, si corre su strade di penetrazione forestale, in alcuni punti larghe appena tre metri e con gli alberi ai lati: bisogna restare sempre concentrati. Quest'anno, inoltre, la gara si disputa a ottobre anziché nel consueto mese di giugno. Nelle precedenti edizioni le temperature superavano anche i trenta gradi e correre in quelle condizioni era pesante. Sarà anche l'ultima edizione del Mondiale in Sardegna: dal 2027 la tappa italiana si trasferirà nel Lazio, con il Rally di Roma Capitale. Un motivo in più per riuscire a portare a termine la gara: arrivare al traguardo, questa volta, avrebbe un significato ancora più particolare».
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