Non più censura ma disinformazione


«Ma la disinformazione è dire la metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà. E così, quello che vede la tv o che sente la radio non può dare un giudizio perfetto, perché non ha gli elementi e non glieli danno. Da questi tre peccati, per favore, fuggite. Disinformazione, calunnia e diffamazione». Queste le parole pronunciate da Papa Francesco nel 2014 durante un incontro con i membri dell’Associazione “Corallo”, rappresentanti di imprese radiofoniche e televisive locali, analogiche e digitali, satellitari, via internet, nonché agenzie di informazione radiotelevisiva e concessionarie pubblicitarie radiotelevisive. Ma che cosa è effettivamente la disinformazione? In scienze della comunicazione è definita come un’attività malevola che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno verso una persona, un argomento, una situazione, per trarne spesso vantaggio. In Italia la censura sulla stampa viene istituita per la prima volta nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, con l’instaurazione del regime fascista la censura diviene generalizzata, ed è del 1940 la creazione dell’Ente Stampa, che è l’unico soggetto autorizzato a fornire ai giornali notizie preconfezionate sull’attività politica, mentre l’informazione primaria viene affidata all’Agenzia Stefani, sempre sotto il controllo del Governo. La situazione cambia radicalmente, in senso garantistico, con l’entrata in vigore nel 1948 della Costituzione repubblicana, che con l’art. 21 sancisce la cosiddetta libertà di informazione che rappresenta la pietra miliare della nostra stessa democrazia. Al primo comma ci dice che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”: libertà di manifestazione, diritto di informare da parte dei giornalisti che devono comunque rifarsi a un codice deontologico come ogni ordine che si rispetti, ma anche un diritto passivo, quello dei cittadini di essere informati, e soprattutto di entrare in possesso dei mezzi necessari per potersi informare e documentare. “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure”, continua l’articolo 21, e per quanto riguarda limiti e divieti sono previsti solo in caso di violazione del buon costume. Oggigiorno, nell’era della rivoluzione informatica, vere e proprie censure non sono più accettabili, e se una notizia di un quotidiano non ci soddisfa possiamo approfondirla con un semplice click facendo ricerche in rete. Quindi in una società in cui non è più possibile la censura di una volta ci si può fidare ciecamente dei mass media e delle informazioni che ogni giorno ci trasmettono? Sta a noi scoprirlo, sta a noi non abbassare mai la guardia e verificare costantemente le fonti. Dobbiamo essere certi che ciò che leggiamo e di cui poi andremo a parlare con i nostri conoscenti sia attendibile e reale, non una semplice montatura. Dobbiamo sempre essere coscienti per non cadere vittime della disinformazione e non alimentarla con le nostre stesse parole. È facile farci prendere dalle emozioni, farci sopraffare dalle storie che leggiamo, dai disastri, dai conflitti, dalle notizie che recepiamo e che spesso ci allontanano dalla verità senza che ce ne rendiamo conto. La disinformazione è uno strumento che gli Stati e i governanti sanno sfruttare a dovere per i loro scopi e con la quale riescono a riempirci la testa di falsità per far in modo che la nostra attenzione non ricada su ciò che realmente sta succedendo. Non ci siamo poi allontanati molto dall’originaria censura di guerra. Se prima rendevano accessibili solo le notizie che volevano e che non permettevano alle coscienze di ridestarsi, oggi ci bombardano di news senza darci il tempo di elaborarle e porci domande in merito: vogliono ugualmente assuefarci, i metodi utilizzati sono diversi ma i risultati che vogliono raggiungere sono gli stessi. Dai vaccini alla carne che provocherebbe il cancro, dall’Isis alla situazione in Siria. Quanto veramente c’è di vero in quello che leggiamo ogni giorno? Dovremmo incominciare a domandarcelo più spesso per porre finalmente un freno alla disinformazione e fare in modo che non possa divenire un’arma contro di noi. Carola Onnis

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