Ora il gas attraverserà anche il Medio Campidano


Il progetto complessivo prevede oltre 147 chilometri di rete nazionale del gas e rappresenta uno degli interventi strategici inseriti nel piano di uscita dal carbone e di riconversione energetica della Sardegna
Ora il gas attraverserà anche il Medio Campidano

Anche il Medio Campidano entra ufficialmente nel grande piano di metanizzazione del centro-sud Sardegna.

Nei giorni scorsi la Regione Autonoma della Sardegna ha avviato il procedimento amministrativo ed espropriativo relativo alla realizzazione del nuovo metanodotto presentato da Enura, società collegata a Snam, destinato a collegare il futuro sistema del gas dell’isola con le aree industriali e termoelettriche del sud Sardegna. 
Tra i territori interessati figurano anche Villacidro, Serramanna, San Gavino Monreale, Sanluri, Pabillonis e Guspini, coinvolti nel passaggio delle infrastrutture e nelle procedure legate a espropri, servitù e occupazioni temporanee dei terreni.

Il progetto complessivo prevede oltre 147 chilometri di rete nazionale del gas e rappresenta uno degli interventi strategici inseriti nel piano di uscita dal carbone e di riconversione energetica della Sardegna. 
Nell’avviso pubblico, però, emerge chiaramente come l’opera non sia pensata esclusivamente per gli usi civili. Il riferimento è infatti al collegamento tra il rigassificatore previsto nell’area portuale di Oristano e il “segmento centro-sud industriale e termoelettrico dell’isola”. 
Tra le opere previste figurano derivazioni verso poli industriali strategici come Sarroch, Macchiareddu e il Sulcis, mentre negli allegati catastali compaiono realtà industriali come Sarlux, Saras, Sasol Italy e Versalis.

Ed è proprio su questo aspetto che occorrerebbe ragionare. Perché vale la pena chiedersi quale sarà il reale impatto dell’opera sui territori coinvolti e, soprattutto, a chi sarà destinata l’energia trasportata dalla nuova infrastruttura. Il tema si inserisce infatti in una fase già delicata per la Sardegna, alle prese con la crescita delle richieste di impianti eolici e fotovoltaici, con la prospettiva della chiusura delle centrali a carbone rinviata al 2038 e con una trasformazione energetica che sta modificando profondamente il paesaggio e l’economia dell’isola.
 Il tutto tenendo conto che questa nuova struttura sarà comunque legata al fossile e il costo previsto è di circa un miliardo e mezzo di euro.

Nel frattempo, i comuni coinvolti dovranno confrontarsi con le ricadute concrete del progetto: attraversamenti di terreni agricoli, vincoli, servitù e possibili espropri che interesseranno anche aree del Medio Campidano storicamente legate all’agricoltura e alle attività produttive locali.

Una questione che apre inevitabilmente un dibattito politico: quale ruolo dovrà avere la Sardegna nella nuova geografia energetica italiana? E quale spazio avranno le comunità locali nelle decisioni che riguardano trasformazioni così rilevanti del territorio?

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