Dall’elezione a sindaco di Marco Tuveri, avvenuta il giugno scorso, sono passati ottant’anni da un avvenimento importante che cambiò e caratterizzò la vita politica e amministrativa del paese. A Pabillonis si svolsero il 17 marzo 1946, come in molti comuni italiani, le prime consultazioni democratiche del dopoguerra. Fu Giovannino Porcu, maestro elementare a essere eletto, dai cittadini pabillonesi: il primo sindaco ad insediarsi nel palazzo Liberty dei primi del ‘900 dove era ubicato il comune.
Nel periodo fascista, dal 1923 al 1944, l’amministrazione pubblica era stata gestita, infatti, da commissari e podestà: dal 1923 al 1926 era presente un commissario prefettizio; nel 1926 - 1928 era stato nominato il podestà Felice Cherchi; nel periodo 1928 - 1931 di nuovo un commissario prefettizio, nel 1932 - 1939 il podestà Francesco Erdas e nel 1940-1944 ancora un podestà, con Modestino Muru.
Nel biennio 1944-1945, periodo di transizione seguito alla caduta del fascismo e dalla fine della guerra, l'amministrazione del paese venne affidata, invece, al sindaco Genesio Espis, nominato per decreto della prefettura, in attesa del ripristino delle regolari consultazioni elettorali che videro poi l'elezione di Giovannino Porcu.
Queste votazioni segnarono, inoltre, anche l'introduzione del suffragio universale, permettendo, per la prima volta, alle donne di esercitare il proprio diritto di voto e di essere elette nelle istituzioni locali.
Tra i membri di quella prima assemblea civica del dopoguerra, con a capo Giovannino Porcu, figuravano alcuni cittadini tra i più conosciuti e benvisti del paese. Tra questi vi era anche Guglielmo Cirronis, classe 1922, un reduce che aveva combattuto come artigliere e che appena un anno prima, il 30 luglio del 1945, aveva fatto rientro a casa, dopo una serie di avvenimenti vissuti durante la guerra e che ricordava anche da centenario (morì a 102 anni).

Giovannino Porcu era nato a Pabillonis il 30 luglio del 1916 da Adelaide Pinna e da Felicino Porcu, che il 10 dicembre 1916, all’età di 29 anni, morì in combattimento nella prima guerra mondiale, in una località della provincia di Gorizia. Fu un’immane tragedia per la famiglia e cagionò tanto dolore alla moglie Adelaide che dovette oltretutto, allevare, da sola, il piccolo Giovannino, nato pochi mesi prima della scomparsa del marito. Ma la vedova non si scoraggiò, riversò sul figlio tutte le attenzioni, lo accudì amorevolmente, lo seguì negli studi e grazie all’aiuto anche di qualche parente, riuscì a fargli conseguire il diploma magistrale e diventare, in seguito, maestro elementare. Terminati gli studi, Giovannino s’integrò, ben presto in paese dove si distinse per la sua intelligenza, le sue caratteristiche culturali, per il suo carattere socievole e la disponibilità verso le iniziative che venivano organizzate, o meglio si cercava di organizzare nella comunità, in quel periodo difficile del dopo guerra. Era appassionato di musica, sapeva suonare l’armonium e cercava di trasmettere questa passione anche ai suoi scolari.
«Ogni giorno ci faceva cantare, organizzava dei cori e pretendeva il massimo impegno», ricordano gli alunni di allora. Ma non solo. Dedicava il suo tempo libero anche ad altre iniziative che coinvolgevano soprattutto i giovani, con attività culturali, come concerti musicali e rappresentazioni teatrali che si tenevano nei locali della parrocchia in via Santa Maria e attiravano tanti spettatori.
«Maestro Giovannino era molto scrupoloso e ci faceva fare tante prove, ma alla fine dello spettacolo, gli applausi della sala sempre affollata ci riempiva di gratificazione e fieri di essere stati “bravi attori», racconta Demetrio Usai che, dopo 80 anni, ricorda ancora il suo ruolo di protagonista nella recita “Il ragazzino del bosco”. Per questo suo attivismo in ambito comunitario, la disponibilità verso gli altri e per la sua cultura, veniva apprezzato e ben visto in paese e non fu difficile, nel 1946, per i pabillonesi, individuarlo come candidato sindaco nelle prime consultazioni democratiche del dopoguerra dopo la caduta del fascismo.

Giovannino Porcu, infatti, fu eletto e amministrò il paese fino al 1952. Non fu certamente facile per il neo sindaco amministrare il paese in quel periodo del dopoguerra, dove esisteva una diffusa povertà, disoccupazione e in molte famiglie anche scarsità di cibo. A Pabillonis, come in altre piccole comunità, il sindaco era la figura a cui i cittadini si rivolgevano direttamente per i bisogni più essenziali e gestire anche le incombenze burocratiche e amministrative dei reduci e dei militari caduti e dispersi nella guerra appena finita. Giovannino Porcu era sempre disponibile per dare risposte alle famiglie e seguire le pratiche e le richieste dei genitori sulle indennità, spettanti secondo la legge, per i loro congiunti caduti per “la Patria”. Nei cinque anni di amministrazione era sempre presente nelle iniziative comunitarie, sia civili e religiose del paese. Non mancava alle feste e sagre che coinvolgevano la comunità, come in occasione della festa di Sant’Antonio Abate dove si osservavano delle usanze legate al mondo della tradizione solidale con la distribuzione ai poveri della pasta e del pane. Giovannino Porcu dava anche la sua disponibilità come musicista durante le funzioni religiose, «la domenica mattina, alla messa dei ragazzi, accompagnava con l’armonium i canti dei piccoli cantori, precedentemente preparati nel salone parrocchiale e anche scuola», racconta ancora Demetrio Usai. Insegnare lo impegnava molto, non trascurava, però, il suo incarico di sindaco: «talvolta veniva chiamato per qualche firma o urgenza e correva subito in comune», racconta un ex alunno. In quel periodo non esisteva ancora il caseggiato della scuola elementare di via Boccaccio, nella zona di Is Argiolas e le classi erano sistemate in diverse case private: in via Sassari (Casa Cossu), in via Cavallotti/via San Gavino (Casa Zurru Costantino) e in via Vittorio Emanuele (casa Matta). «Il maestro Porcu era un bravo insegnante e sapeva gestire con efficacia la classe, anche se in quel periodo, 1947/1948, non mancavano i ragazzi un po' turbolenti che lui gestiva con calma e strategie pratiche e dando incarichi di responsabilità, però quando occorreva era severo e sapeva farsi rispettare», racconta un altro ex alunno. Il maestro-musicista era intransigente e pretendeva il massimo impegno, se non la perfezione, nelle prove di canto: «Siccome non ero molto intonato mi spostava nelle ultime file», ricorda Paolo Zurru. Ma Giovannino Porcu voleva bene ai suoi allievi e «dopo tanti anni, ricordava il nome di ciascuno e addirittura il posto che occupavano in aula», precisa ancora Demetrio Usai.

Nel frattempo, si era sposato con Dina Lai, una compaesana, anche lei insegnante, da cui ebbe quattro figli: Paolo, Enrico, Giorgio e Sandro. Durante il suo incarico tra gli avvenimenti più significativi: la posa della prima pietra dell’asilo infantile in via Su Rieddu, benedetta dal vescovo mons. Antonio Tedde il 22 maggio 1949 e l’inaugurazione, avvenuta l’8 dicembre 1949, del primo salone dell’asilo. Significativa, inoltre, l’anno prima, nel 1948, la lettera inviata dal sindaco Porcu al vescovo per la concessione della piazzetta della chiesa di San Giovanni al Comune per riqualificarla. La curia rispose tempestivamente dando “facoltà al Comune di sistemarla e abbellirla, e d’intesa con il vescovo, di costruire pubblici mercati dietro la chiesa, a conveniente distanza, secondo accordi già presi, a esclusione di spacci di bevande alcoliche. In compenso il comune finanzierà i restauri della chiesa e in futuro anche la manutenzione della stessa”. Il suo mandato amministrativo terminò nel 1952, ma continuò il suo impiego di maestro elementare fino al 1959, poi si trasferì a Cagliari e chiese il passaggio, come impiegato, in provveditorato dove iniziò nell’anno scolastico 1960-61. Dopo la pensione visse, con la famiglia a Cagliari, insieme alla moglie Dina e ai quattro figli che nel frattempo si erano laureati. Giovannino Porcu morì il 3/2/2008 all’età di 92 anni, la moglie scomparve alcuni anni dopo.
© Riproduzione riservata