di Dario Frau e Paola Cossu
Un personaggio caratteristico e indimenticabile, che caratterizzò la comunità pabillonese con la sua particolare attività dagli anni '30 alla fine degli anni ‘60 del Novecento, fu Tziu Francischinu Ariu. Era una delle figure più pittoresche che un tempo animavano la vita del paese e svolgeva uno dei mestieri ormai scomparsi: su bandidori o gridadori. Ma non solo. Oltre a questo, si occupava anche della sepoltura dei morti, interramotus, e nei ritagli di tempo faceva anche lo spazzino. Tziu Francischinu era nato nel 1902, a Sardara, ma dopo il matrimonio, con la coetanea Generosa Pilloni di Pabillonis, andò a vivere nel paese della sposa. IL MATRIMONIO CON GENEROSA PILLONI Si sposarono giovanissimi. Si erano conosciuti mentre svolgevano le loro rispettive attività lavorative nelle campagne tra Pabillonis e Sardara. Francischinu pascolava le pecore vicino alla ferrovia, Generosa era casellante nella cantoniera F.S. «Un amore giovanile che si concretizzò con il matrimonio», racconta la figlia Maria Ariu, che, nonostante i suoi 93 anni, ricorda tanti particolari del padre e della famiglia. «Si sposarono nel 1921, entrambi avevano 19 anni e andarono a vivere in una vecchia casetta in via Vittorio Emanuele, dove nacquero i figli Pinuccio e Giovanni, poi in sa bia de Statzioni (ora via IV Novembre) dove nacquero gli altri sei figli Delio, Cesira, Maria, Bonaria, Lisetta e l'ultimo, Antonio, deceduto alcune settimane fa». [caption id="attachment_147435" align="alignleft" width="346"]
Francischinu Ariu[/caption] Tziu Francischinu non si risparmiava per mantenere la famiglia, lavorava in agricoltura e si occupava di tante cose. Nel 1930, la svolta: fu, infatti, assunto come dipendente nel comune con la mansione di becchino, banditore e spazzino. Un impiego che durò ininterrottamente 37/38 anni, fino al 1968, quando all'età di 66 anni andò in pensione. Una vita intensa, che caratterizzò, con la sua singolare figura tra aneddoti e notizie curiose, la comunità di Pabillonis, prima, durante e dopo la guerra, ricordato anche in “Sa Cantzoni de sa idda mia", dove vengono menzionati, tra facezie e arguzie, tantissimi personaggi del paese vissuti tra gli anni 50/60: Custa est sa cantzoni de sa 'idda mia… fait su bandidori Francischinu Ariu. FRANCESCHINU ARIU “SU BANDIDORI” Un'attività che il banditore svolgeva ogni giorno: «Generalmente, andava lui in comune, a chiedere se c'erano dei bandi da dare; quando c'era qualche urgenza, veniva ad avvisarlo tziu Tanu Cadeddu, messo comunale», narra ancora la figlia Maria. [caption id="attachment_147437" align="alignleft" width="344"]
Generosa Pilloni[/caption] Tziu Francischinu iniziava la sua giornata di bandidori con consuetudini consolidate nel tempo: «Spiccaimindi sa curruneta (la cornetta o trombetta in ottone) ca deppu andai a ghettai su bandu, diceva babbai. Sa curruneta era appesa in cucina tra le pentole e le padelle. Nessuno poteva toccarla, guai ai figli se la toccavano, bastava uno sguardo per intimorirci, lui era molto severo», dice ancora Maria. «Mi ricordo che babbo andava, a piedi o in bicicletta, in tutti i bixinau, a ghettai su bandu, e si fermava nei is pitzraxus, suonava la trombetta/curruneta che richiamava sull'uscio di casa, soprattutto le donne, e iniziava: Si ghettat custu bandu... elencando le notizie del giorno», aggiunge a sua volta Lisetta Ariu, classe 1938, che insieme alla sorella Maria, rappresenta una preziosa testimone dell'attività del loro padre. LE TESTIMONIANZE DELLE FIGLIE MARIA E LISETTA Precedenza assoluta avevano le notizie e i bandi commissionati dal comune o dagli altri enti pubblici, tra questi veniva annunciata la presenza dell'esattore “po pagai sa taccia”, ma anche del pretore che ogni tanto arrivava da Guspini. Poi c'erano gli annunci dei privati tra i quali, i macellai che comunicavano la carne che avevano in vendita. «Tra le macellerie del tempo vi erano quella di tziu Gigliu Serra, di tziu Desiderio/ Ignazio Lisci, di Tziu Secondinu, di Porfirio Porcu, di Pasquale Tomasi. A volte, erano anche bandi un po' scherzosi, quando, per esempio, annunciava l'arrivo di un tecnico/sanitario per esempio “arroba de ernia”, chi ascoltava si divertiva e faceva battute. Molto atteso, inoltre, era sa grida per l'arrivo, in alcuni giorni della settimana, di un pescivendolo “strangiu”, che portava anche tonno cotto, avvolto nel mirto”, ricorda un’anziana signora. Ma tziu Francischinu annunciava anche la vendita/spaccio di "vino di proprietà", "binu biancu e nieddu, che i viticoltori vendevano in casa propria. Era presente con la sua cornetta, anche durante le corse ciclistiche che si svolgevano nel circuito urbano, in occasione delle feste patronali. «Si piazzava, negli incroci per avvertire il passaggio dei ciclisti ed evitare incidenti, mi ricordo la sua presenza nello slargo tra la via Sassari, via Vittorio Emanuele e via Garibaldi poi, dai qui, passato il gruppo dei corridori, si avviava verso via San Giovanni-via Roma», riferisce Ettore Frongia, classe 1936. FRANCESCHINU ARIU “S’INTERRAMOTUS” Ma se l'attività di banditore era importante, non meno significativa era quella di becchino. Tziu Francischinu era, infatti, s'interrramotus per antonomasia, di cui Maria e Lisetta ricordano tanti particolari. «Capitava, a volte, mentre scavava una fossa, che ‘venivano a casa, dal comune, a chiamarlo po’ ghettai su bandu per notizie importanti, allora mammai mi diceva di andare in camposanto a chiamarlo, lui tornava in paese e io dovevo stare a far compagnia a mio fratello Delio, perché lui aveva paura a stare da solo in cimitero...e io, anche se più piccola, non avevo paura», racconta Maria. Il lavoro di interramotus era molto duro, lavorava con il piccone e la pala per scavare una fossa profonda quasi due metri, «per risalire utilizzava una scala; d'inverno, poi, quando pioveva, la fossa si riempiva d’acqua e lui doveva svuotarla con “sa craccida” e in questo lo aiutavano anche i figli Giovanni e Pinuccio che avevano 12 e 13 anni. A volte, andava anche l'altro figlio Delio, ma lui era “timorosu», riporta Lisetta, che insieme alla sorella ricorda anche le fasi dello scavo nel cimitero, dove, essendoci poco spazio per seppellire i defunti, «quasi sempre scavava su vecchie tombe: babbai recuperava le ossa dei precedenti defunti, le metteva a fianco del fosso e poi le portava nell'ossario del cimitero, Tziu Francischino, oltre a seppellire i morti, aveva anche il compito di dissotterrare i cadaveri quando veniva effettuata un'autopsia per accertamenti legali. «La bara veniva posta su un grande tavolo di marmo, nella stanza a lato dell'ingresso del camposanto e doveva assistere anche il medico, durante sa “latomia” (autopsia) e non era un bello spettacolo: tornava a casa che non stava bene», riferiscono le sorelle Ariu. Erano tante, in effetti, le incombenze de su interramotus. «In paese non esistevano agenzie funebri e babbai pensava a tutto: quando moriva qualcuno andava a prendere le misure del defunto e le dava subito al falegname per costruire la bara. Di questi ricordiamo tziu Desideriu Salis, Tziu Severino Serpi e Tziu Beniamino Saiu. Is baulus, quasi sempre, erano fatti de linna bianca, de eucalittu e qualche volta, anche con legname di recupero», sottolineano le sorelle Ariu. [caption id="attachment_147440" align="aligncenter" width="759"]
La cornetta de ziu Ariu[/caption] S’INTERRU «Babbai, il giorno prima del seppellimento, prendeva dal camposanto sa "lettiera" (portantina), di legno scuro, che aveva quattro manici, e la portava a casa del morto, dove veniva poggiata la bara. Per il funerale, il morto, trasportato con la lettiera, da is cunfraras (alcune volte però anche a spalla) veniva portato in cimitero dove nostro padre l’attendeva per il seppellimento. La bara veniva calata nella fossa, con delle funi, aiutato dai figli per ricoprire la fossa, e bisognava far,e in fretta poiché in inverno scurigada in pressi”. Nel 1968, andato in pensione, tziu Francischino, passò l’attività al figlio Delio, «ma come bandidori per poco tempo, poiché “sa grida”, nel frattempo venne gestita dalla famiglia di Costanzo Zurru, con gli altoparlanti, Delio continuò, invece, fino al 1990 come operaio comunale», spiegano Maria e Lisetta Ariu.
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