La famiglia stessa educava i figli al rispetto delle liturgie della chiesa e delle tradizioni. A proposito di tradizioni gli anziani ci ricordavano che se durante la settimana santa avesse piovuto, sarebbe stata una pessima stagione per i fichi. Le liturgie della settimana santa erano molto partecipate dai fedeli in particolare quelli del venerdì santo quando il silenzio delle campane in segno di lutto, veniva sostituito dal gracchiare “de sa zaccarredda” che i ragazzi portavano in giro per le strade del paese per scandire le ore. Nella cappella del sepolcro che veniva allestita oltre a “su nenniri” facevano bella mostra due damigianette nelle quali veniva versato l’olio offerto dai fedeli che veniva utilizzato per la lampada del Santissimo Sacramento. Un altro momento di particolare partecipazione era rappresentato dalla deposizione del corpo di Gesù crocefisso dalla croce. Da quel momento mio padre che era “cravariu” (capo della delegazione della confraternita, restava nella chiesa con gli altri componenti della congregazione per vegliare il corpo di Gesù fino alla sera del sabato santo quando durante i riti pasquali si annunciava la resurrezione.
La mattina di Pasqua, nel pieno rispetto della tradizione, tutta la famiglia faceva colazione con qualche fettina di salsiccia e un pezzetto di “coccoi” per scongiurare il favismo. Sempre in quella mattinata visto che mio padre era impegnato nelle processioni “de s’incontru”, mia madre andava nella nostra campagna di “Murera” per accudire i nostri due buoi che venivano utilizzati principalmente per arara con l’aratro di legno. Terminate le cerimonie religiose, la festa continuava con il pranzo pasquale che comprendeva un galletto ruspante allevato in casa “su caponischeddu”, delle fette di lardo e si finiva con il gattò di mandorle. Al pomeriggio chi poteva permetterselo, secondo tradizione si andava a mangiare le arance nel frutteto di “Nasieddu Mruscia” in via Amedeo d’Aosta ora via Don Minzoni mentre fino agli anni cinquanta non ricordo che si usasse fare la gita per pasquetta».
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