Patrimonio sacro regionale, si va verso il riconoscimento Unesco


La proposta riguarda le architetture e gli spazi di culto lasciati dalle comunità che vissero nell'Isola tra il 1800 e l'800 avanti Cristo
Patrimonio sacro della Sardegna, nuovo passo verso il riconoscimento Unesco

Il patrimonio sacro della Sardegna protostorica compie un nuovo passo nel percorso verso il riconoscimento Unesco. Il Ministero della Cultura e la Rappresentanza italiana presso l'Unesco hanno comunicato l'avvio della valutazione preliminare dell'istanza «Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica», promossa dall'associazione Sardegna Terra di Nuraghi e sostenuta dalla Regione.

La proposta riguarda le architetture e gli spazi di culto lasciati dalle comunità che vissero nell'Isola tra il 1800 e l'800 avanti Cristo. Tra le testimonianze più significative figurano i pozzi sacri e le tombe dei giganti, inseriti in un patrimonio archeologico e monumentale diffuso in migliaia di siti sul territorio regionale.

La valutazione preliminare consentirà agli organismi consultivi di esaminare la proposta e fornire indicazioni sul suo potenziale, oltre che sugli aspetti da approfondire nell'eventuale preparazione della documentazione completa di candidatura. Il progetto era già stato inserito nella Tentative List italiana, l’elenco dei siti che l’Italia intende proporre in futuro per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. La valutazione preliminare rappresenta quindi un ulteriore passaggio del percorso, ma non equivale ancora alla candidatura definitiva né, naturalmente, al riconoscimento Unesco.

La presidente della Regione Alessandra Todde ha sottolineato il valore culturale e identitario del percorso: «La candidatura che presentiamo racconta la profonda spiritualità dell'architettura sacra della civiltà sarda. I pozzi sacri e le tombe dei Giganti rappresentano una ricchezza che va oltre la dimensione archeologica. Raccontano una civiltà che, tra il 1800 e l'800 avanti Cristo, ha lasciato nell'Isola un paesaggio monumentale straordinario e ha avuto un ruolo nelle relazioni del Mediterraneo». La Regione ha sostenuto il percorso con interventi rivolti alla tutela, alla conservazione, all'accessibilità e alla valorizzazione dei siti. «Siamo fieri di poter portare questa storia millenaria all'attenzione del mondo intero per promuovere la conoscenza e la tutela del nostro patrimonio identitario», ha aggiunto Todde.

Anche l'assessora regionale della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali, Ilaria Portas, ha richiamato il significato del nuovo passaggio: «Oggi celebriamo un traguardo straordinario: essere l'unica candidatura che l'Italia presenterà all'Unesco per il 2027 è per tutti noi motivo di profondo orgoglio e grande responsabilità». L'assessora Portas ha ricordato il lavoro portato avanti dalla Regione, dalle associazioni e dalla comunità scientifica e il sostegno assicurato al progetto negli anni. Tra le iniziative ha citato i laboratori e i progetti didattici rivolti alle scuole e il Nuragica Atlas, realizzato per censire e mappare i monumenti e rendere più accessibile la conoscenza del patrimonio archeologico dell'Isola.

Il percorso è stato accompagnato da stanziamenti regionali destinati alla conservazione, alla tutela, all'accessibilità e alla valorizzazione dei monumenti, oltre che alla creazione di una rete capace di collegare i diversi siti. Il progetto ha inoltre beneficiato del sostegno e dell'azione di indirizzo dell'Ufficio Unesco della Direzione generale Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura, mentre il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ha curato le interlocuzioni con il Comitato del Patrimonio mondiale.

Alla presentazione di Cagliari sono intervenuti anche Pierpaolo Vargiu, presidente dell'associazione Sardegna Terra di Nuraghi, e Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna. Vargiu ha sottolineato come il nuovo passo sia il risultato di un lavoro durato anni e di un progetto condiviso per rafforzare la presenza dell'identità sarda nel mondo. Spissu ha invece richiamato il sostegno assicurato dalla Fondazione fin dall'inizio e il valore della collaborazione tra istituzioni, associazioni e studiosi, sottolineando l'importanza di proseguire il lavoro di conoscenza e divulgazione di un patrimonio diffuso in tutta la Sardegna.

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