Con piacere leggo sul sito del Parco Geominerario e ripresa dalla stampa la bella notizia dell'approvazione dell'ennesimo schema di accordo di programma da parte della Regione Sardegna per la messa in sicurezza e la valorizzazione della laveria La Marmora. Una lunga storia iniziata nel lontano 2009, quando il Consorzio del parco concedeva 600.000 euro alla Soprintendenza per i Beni paesaggistici per il recupero della laveria La Marmora, bene di interesse provinciale che a suo tempo stanziò importanti risorse per il suo recupero, ma poi non se ne fece nulla. L'11 maggio 2010 il Consorzio del parco concludeva un protocollo d'intesa con la Soprintendenza, Igea S.p.a. (proprietaria degli immobili) e la Carbosulcis S.p.a. per una serie di interventi, fra i quali si ritrova anche la laveria La Marmora, per un importo di 880.000 euro.
Dopo un incerto periodo che vide, con una nota della Soprintendenza del 14 marzo 2012, la comunicazione della redazione del progetto di recupero della laveria e, con nota del 19 giugno 2012, la richiesta di un anticipo di 100.000 euro sulle somme stanziate, si arrivò al 2016 con un nuovo accordo con la Regione Sardegna, il Segretariato regionale MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Cagliari, le Province di Oristano, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Ogliastra, Sud Sardegna, Igea S.p.a. e l'Azienda Regionale Sarda Trasporti S.p.a.
Lo schema di programma veniva approvato dal Parco con deliberazione n. 55 del 2 dicembre 2016 e con uno stanziamento di 2.700.000 euro sul bilancio di previsione del 2017. L'accordo prevedeva 150.000 euro per la messa in sicurezza degli edifici coerenti con l'approdo minerario ed interventi urgenti di consolidamento della laveria, 1.000.000 di euro per la riqualificazione dell'approdo minerario e 1.600.000 euro per la riqualificazione del corpo centrale della laveria, accessibilità al sito con il ripristino della sentieristica e di un sistema di trasporto, con la trasformazione dell'esistente percorso ferroviario.
L'intervento veniva affidato alla Provincia del Sud Sardegna in collaborazione con la Soprintendenza e la collaborazione della Regione Sarda Trasporti. Il monitoraggio e la programmazione degli interventi erano affidati al Comitato Tecnico dell'accordo costituito da otto membri (rappresentanti del Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e della Provincia del Sud Sardegna; dal direttore generale dell'Assessorato regionale all'Industria, dal coordinatore del Piano Sulcis, da un rappresentante di Igea S.p.a. e Arst S.p.a.) e coordinato dalla Soprintendenza Archeologica, delle Belle Arti e del Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e Oristano.
Dopo l'ennesima nomina del commissario e del direttore al Parco, il Comitato Tecnico convocava sul finire del 2018 il tavolo per l'attuazione dell'accordo di programma. Il Parco, che finanziava l'opera, con i suoi rappresentanti chiese da subito di conoscere i progetti esecutivi del recupero previsto per la viabilità e dell'approdo minerario, nonché la trasformazione del percorso sul ferro, che l'Arst proponeva con un vagone a cremagliera per superare il dislivello dalla passeggiata alla testa della laveria, con un secondo braccio dalla laveria al molo minerario.
Questo si rendeva necessario perché, a detta del Parco, le somme stanziate non sarebbero state in grado di realizzare l'accordo, con il rischio di una ennesima incompiuta. La discussione che ne seguì fu surreale: non ci sono problemi, se necessario si sarebbero cercati ulteriori apporti, ora bisognava che il Parco trasferisse le risorse agli enti preposti per le diverse progettazioni. Le valutazioni economiche non erano state determinate da uno studio e un'analisi puntuali, ma da una stima di massima. Inoltre, si pose l'accento sulla gestione del sito con la sua cremagliera, anche qui nessun problema, se ne sarebbe fatto carico il Parco.

Fu un periodo di forti frizioni che rimbalzarono anche sulla stampa, con forti critiche al Parco che, pur avendo un ingente avanzo di bilancio, non voleva procedere all'importante recupero. Ma non era così: il Parco propose al Comitato Tecnico di procedere prima al recupero della laveria dopo uno studio serio del recupero del molo minerario e della cremagliera, che contemplasse anche i costi di gestione, per poter poi procedere agli altri lotti.
Una parte del Comitato tendeva a minimizzare le osservazioni del Parco; inoltre, essendo il Parco il finanziatore dell'opera, si chiese la messa a disposizione del bene con il trasferimento al Parco della proprietà o, in alternativa, di una concessione pluriennale. Altro elemento di contestazione e rigidità, perché, nonostante le reiterate richieste all'Igea già dal 18 ottobre 2018 e alla Regione Sardegna, non ultima quella all'Assessore all'Industria del 5 gennaio 2021, che prevedeva ulteriori assegnazioni con il Piano d'utilizzo di tutti i 13 milioni di euro di avanzo di amministrazione del Parco, non se ne fece nulla.
E oggi si viene a sapere che le richieste avanzate dal Parco a suo tempo non erano strumentali per non fare l'opera, ma erano propedeutiche per spendere correttamente i soldi pubblici affidati al Parco.
Oggi, forse memori di quel trascorso, il nuovo accordo approvato dalla Regione Sardegna, il Comune di Iglesias, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, e il Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, prevede per lo stesso progetto uno stanziamento di 12 milioni di euro e il trasferimento al Comune di Iglesias del complesso minerario di proprietà dell'Igea S.p.A. in uso con un contratto di locazione ultranovennale.
Bene, è una notizia importante che spero porti davvero al recupero della straordinaria testimonianza mineraria, ma spero anche che si apra una nuova era di attenzione della Regione Sardegna sul patrimonio del Parco Geominerario, con il recupero di altri importanti siti come la laveria savoiarda "Principe Tomaso" di Montevecchio Ancora oggi, a differenza della laveria La Marmora, che rimane unica per la sua posizione geografica e paesaggistica, sono presenti tutti i macchinari che consentono la lettura e visione dell'intero processo produttivo, nonché un importante esempio di laveria gravitazionale che ha introdotto, nel 1950, il sistema anglosassone "Sink and Float" brevettato dalla società inglese Huntington Heberlein & Co.
La laveria di Montevecchio, grazie al processo di innovazione in atto in miniera, che portò alla realizzazione dell'autopala Montevecchio, fu modificata nelle attrezzature fornite dalla società inglese, realizzando una laveria capace di recuperare il 68% di minerale mercantile, livello eccezionale per l'epoca, tanto che l'ingegner Giuseppe Bellavita, che si occupò di riconvertire le due laverie ancora presenti, quella di Sanna e Principe Tomaso, venne invitato al convegno internazionale nel 1956 a Stoccolma per relazionare sull'importante impianto di trattamento.
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