La Rivoluzione dei Soviet ha detto a quegli uomini che non erano, (né dovevano permettere a nessuno di considerarli tali), bestie da lavoro; che il loro lavoro era opera; che messe assieme queste opere individuali, diventavano azione politica, e loro nell’azione, da monadi senza finestre, ciechi come somari alla macina, cellule consapevoli e responsabili di un corpo sociale comune. La rivoluzione dei Soviet degli operai e dei contadini ha trasmesso al mondo intero i consigli di base nelle fabbriche, i consigli degli insegnanti e degli studenti nelle scuole, le rappresentanze sindacali di base in tutti i luoghi di lavoro. Conquiste epocali dissipate dall’attuale vergognosa funzionalità, per fini di carrierismo, dei dirigenti sindacali a questo sistema liberista, a cominciare da quelli locali, legati mani e piedi alle politiche filogovernative di tutti i partiti dell’arco parlamentare, da destra attraverso il centro e fino a una sinistra mai così maldestra, per parlare dell’Italia, ma la situazione non cambia nelle diverse realtà dei Paesi che chiamiamo ancora per comodità industrializzati. Funzionalità politica, amministrativa, economica, culturale, che dentro la struttura, regge dalle fondamenta questo sistema iperliberista, vera bestia trionfante all’alba del Terzo Millennio, caratterizzato dalla trasformazione planetaria in senso calvinista di tutte le chiese cristiane, in particolare di quella cattolica, i cui pastori sono tornati oggi all’esercizio diretto del potere, a quel ruolo di vescovi-conti tenuto per tutto il Medioevo, e In italia hanno ormai ri-conquistato tutte le casematte: scuole, lavoro, istituzioni, media tradizionali e informatici. Proprio per questo la Rivoluzione russa, che porterà qualche anno dopo al potere dei Soviet, va celebrata, va ricordata a chi l’ha troppo facilmente dimenticata, va raccontata ai giovani che non l’hanno mai sentita, se non da chi vuole spaventarli, come si faceva coi bambini evocando l’uomo nero, o dalle nostre parti momotti! Che fine abbia fatto il progetto della squadra che realizzò l’impresa, quanti dei suoi eredi ideali sono passati nelle file del professionismo politico di marca borghese, allettati dai ricchi ingaggi e dalla prospettiva del mero vantaggio personale, è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono guardare e non solo vedere, ascoltare e non solo sentire. Chi vuol sapere sa; e a chi non sa perché obiettivamente non può sapere, bisognerà pur dirlo che le grandi e rivoluzionarie novità, le impossibilità che si vogliono realizzare, sono già state, che la storia obbedisce alla legge che impone che sarà solo quello che in qualche modo è già stato. Per questo ancora oggi possiamo e dobbiamo dire: viva lo spirito originario della Rivoluzione francese, ma ancora con maggior convinzione: ri-viva lo spirito della Rivoluzione dei Soviet, lo spirito comunista dei nostri nonni, dei nostri genitori operai e contadini che ci hanno creduto, dei loro figli migliori, che si sono elevati dalla zolla, e che sono stati nel loro nome, ricordo e memoria, intellettuali organici a questo sogno a occhi ben aperti: Lenin, Mao, Antonio Gramsci, Emilio e Joyce Lussu. E tantissimi altri.
Antonio Loru
© Riproduzione riservata