San Gavino Monreale, sarà bonificata l’area della fonderia


La società Eni Rewind, su incarico del ministero dell’Ambiente, dovrà trattare almeno 75mila tonnellate di rifiuti e metalli pesanti
San Gavino Monreale, sarà bonificata l’area della fonderia

Nell’area intorno alla fonderia, che fa parte delle aree inquinate del Sito di Interesse Nazionale (Sin), ci sono venti ettari da bonificare da sostanze tossiche e cancerogene e altri metalli pesanti depositati nei terreni per l’attività della fabbrica storica aperta nel 1932. Ora da più di 15 anni si parla della bonifica dell’area e già un primo ‘sarcofago’ di rifiuti è stato creato, ma ancora molta strada resta da fare perché ci sono almeno 75mila tonnellate di rifiuti da trattare e la bonifica dovrà essere fatta dalla società Eni Rewind su incarico del ministero dell’Ambiente perché questi metalli pesanti oggi sono a contatto sia con la terra con il conseguente pericolo di inquinamento delle falde acquifere e dell’aria circostante.

Per procedere con maggiore velocità alla bonifica la società Eni Rewind ha proposto al Comune una variante del Pai (il piano di assetto idrogeologico) una riduzione del rischio idraulico presente (nella scala è di grado elevato Hi4), portandolo a una classe di rischio inferiore, Hi1 (rischio basso). Così la questione è stata portata in consiglio comunale che, a maggioranza (si è astenuta solo la consigliera Silvia Mamusa) ha espresso parere favorevole a tale richiesta che permetterà di realizzare le opere per mettere in sicurezza i tanti rifiuti presenti e custodirli in un ‘sarcofago’.

È soddisfatto del passo avanti fatto il sindaco Stefano Altea: «Il consiglio già nelle sedute precedenti ha avuto modo di esprimere in modo unanime la volontà che si metta in sicurezza il sito e se il progetto otterrà tutti i pareri degli enti superiori che garantiscono il rispetto delle norme sulla salute e l'ambiente, non potremmo che essere felici per tutta la comunità».

Anche per il consigliere di minoranza Nicola Ennas (vicesindaco uscente) la variante a cui è stato dato parere favorevole è significativa per chi in questi anni anche da amministratore ha potuto vedere l'evolversi di una vicenda che accomuna sicurezza-ambiente-salute pubblica, quindi non era più procrastinabile: «L'industria - spiega - ha portato lavoro, ma anche inquinamento, con la messa in sicurezza del sarcofago in una zona a rischio si garantisce la nostra comunità. Questa rimozione del vincolo dovrebbe permettere lo svincolo di altre aree adiacenti. Il nostro territorio è vincolato dal Pai e dal SIN (sito di interesse nazionale), che impedisce l'edificazione. Dobbiamo essere capaci di reperire risorse economiche ad oc per mitigare i rischi o rimuovere i vincoli».

È rimasta scettica la consigliera Silvia Mamusa: «Ho voluto esprimere la mia perplessità perché ci vuole una maggiore compartecipazione nella rimozione del rischio idraulico non solo con un semplice atto formale, ma con opere di difesa preventiva come argini e canali. Tutto questo deve essere fatto da parte del soggetto che si appresta alla bonifica, con ulteriori impegni siglati mediante accordi di programma che coinvolgano i diversi livelli di gestione dei territori, dall'ente locale al Ministero dell'ambiente. Credo che servano maggiori garanzie, da parte del privato, anche di impegno economico per ogni eventuale successivo intervento volto al monitoraggio dell'azione intrapresa».

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