La denominazione “Strovina” non è altro che il toponimo del luogo in cui si trova. In sardo, infatti, “Sa Strovia“ indica un luogo dove la macchia mediterranea padroneggia.
I soci, dalla fondazione a oggi, possono dire senza essere smentiti di aver compiuto un capolavoro storico rendendo produttivo un territorio assai complicato a causa della salinità dei terreni. Per questa ragione la Cooperativa Agricola Strovina attualmente rappresenta l’evoluzione materiale del ruolo della cooperazione agricola e un esempio concreto nella conservazione del territorio e nel mantenimento delle popolazioni in aree particolarmente svantaggiate: di norma sono una ventina le buste paghe mensili. Senza la presenza della Cooperativa Strovina cosa ne sarebbe stato dei terreni dell’Opera Nazionale Combattenti? [caption id="attachment_91737" align="alignleft" width="513"]
Marco Pau[/caption]
Marco Pau, l’uomo della svolta della cooperativa, ha presentato le reali potenzialità della cooperazione agricola spiegandone la sopravvivenza e analizzandone l’impatto sullo sviluppo di quel territorio attraverso la diversificazione produttiva, la trasformazione dei prodotti, l’offerta dei servizi formativi e turistici, la conservazione delle biodiversità animali e vegetali. La sua presentazione ha voluto porre un diverso approccio interpretativo sull’efficacia nella gestione finalizzata alla diversificazione incentrata proprio sulla struttura cooperativa, nella generazione di un vantaggio competitivo che consente, anche nel settore agricolo, di investire costantemente nell’attività di ricerca e sviluppo. Inoltre, questa interpretazione consente anche di comprendere meglio il ruolo delle cooperative di produttori agricoli nelle economie locali e in funzione di crescita del territorio. Sarebbe bello vedere l’attenzione delle istituzioni regionali (ma anche di quelle locali) per approfondire lo studio su questa realtà per valutare l’impatto economico del settore agricolo sul territorio. Dove opera la Cooperativa Strovina la campagna è ben curata per cui i benefici non sono solo per i soci ma per l’intera collettività che non deve sostenere spese straordinarie in casi di incendi malefici e di altri eventi atmosferici straordinari. Sarebbe importante per tutti che si disponesse un’indagine per testare il ruolo della cooperativa agricola moderna, alla luce dei positivi risultati nella valorizzazione del latte ovino, nella facilitazione di processi di introduzione e diffusione di innovazione nella filiera agroalimentare.
Quando questo dialogo è avvenuto è nato nel territorio provinciale il grande progetto "Vivere la Campagna" (1368 aderenti) finalizzato alla rinaturalizzazione dei terreni agricoli a burocrazia quasi zero, e una serie di altri progetti che hanno valorizzato il melone in asciutto, il suino di razza sarda e la insostituibile funzione delle api; e fatto riemergere le potenzialità territoriali attraverso le “Giornate di AgriCultura”, “Mangia come Parli”, Il “Paniere della Provincia Verde” il Mercato rurale le “Tre Terre” e Sartu po Imparai. In tutti questi progetti il ruolo del presidente della Cooperativa Strovina Marco Pau, e di alcuni altri produttori di Sanluri, è stato essenziale.
Considerando il calo demografico dei comuni credo che sia utile riconsiderare il ruolo della cooperazione e nuovi ruoli della cooperazione finalizzati alla crescita territoriale, compreso quello di servizio a favore delle imprese agricole stesse che hanno bisogno di manodopera specializzata. Questione che le istituzioni, purtroppo, stanno ancora sottovalutando.
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