Serrenti, testimonianze e la scoperta di una storia preziosa


Vitalia Scodina è stata una delle donne più longeve d'Italia, avendo raggiunto l'incredibile traguardo dei 110 anni e 189 giorni
Serrenti, testimonianze e la scoperta di una storia preziosa

Ascoltare le testimonianze delle persone non è soltanto un gesto di attenzione: è un modo per accedere a informazioni che difficilmente emergerebbero attraverso canali ufficiali o ricerche rapide. È ciò che è accaduto durante la processione di Santa Vitalia del 1° ottobre di quest’anno, quando Livio Corongiu e sua moglie Franca Fois si sono avvicinati al sottoscritto per condividere una storia straordinaria legata alla loro famiglia.

UNA VITA ECCEZIONALE

Livio Corongiu (1944), nipote di Vitalia Scodina

Senza alcun preavviso, Livio e Franca raccontano della loro zia Vitalia Scodina, nata a Serrenti il 14 febbraio 1901 e vissuta a Roma fino al 22 agosto 2011, raggiungendo l’età eccezionale di 110 anni e 198 giorni. Una longevità così rara da essere stata riconosciuta ufficialmente: dopo la verifica dei documenti d’archivio, Vitalia è stata inserita nel registro dei super centenari italiani ed europei, che accoglie solo i casi più rigorosamente validati. In Sardegna il nome Vitalia è storicamente diffusissimo e legato alla devozione per Santa Vitalia. Ricevere un’informazione di tale portata rende inevitabile il desiderio di approfondire. Da qui nasce questa storia affascinante, che arricchisce il patrimonio umano della comunità di Serrenti, un paese che ha conosciuto numerosi centenari. E non – come talvolta si è scritto per altri centenari della Sardegna – per merito dell’antiossidante “cannonau”, ma per una combinazione più complessa di fattori culturali, familiari e ambientali. A questo proposito, il professor Calogero Caruso, intervenendo al Vatican Longevity Summit, ha ribadito che «la longevità è il risultato di un equilibrio multifattoriale tra genetica, sistema immunitario e stile di vita, più che la semplice assenza di malattie». Le ricerche più recenti indicano che l’inflamm-ageing gioca un ruolo cruciale e che uno stile di vita sano, insieme alla corretta regolazione delle risposte immunitarie, è fondamentale per un invecchiamento di successo.

DA SERRENTI A ROMA: LAVORO, FEDE E DEDIZIONE

Edvige Carboni. A seguito della crescente fama di santità, nel 1968 dal Vicariato di Roma fu avviata la causa di beatificazione e canonizzazione. Il 15 giugno 2019 Edvige è stata proclamata beata, con memoria liturgica nella data del suo battesimo, il 4 maggioIn paese, pochi sanno che Vitalia lasciò Serrenti per aiutare un fratello nella gestione di una bottega di lattoneria a Roma. Con spirito intraprendente, aggiunse alla vendita dei materiali di lattoneria anche immagini sacre in gesso raffiguranti Gesù e i Santi. Con il tempo, il negozio divenne più noto per queste immagini che per la lattoneria stessa. Terminata l’attività commerciale, Vitalia trovò impiego come cuoca presso diverse ambasciate e, successivamente, presso importanti cardinali della Chiesa romana, grazie alla sua abilità culinaria. La sua vita fu profondamente segnata dalla fede: visse casta, dedicata a Gesù, e per questa ragione fu chiamata a testimoniare nel processo di beatificazione di Edvige Carboni, mistica sarda nata a Pozzomaggiore nel 1880 e deceduta a Roma nel 1952, con la quale Vitalia aveva stretto un rapporto di amicizia e condivisione spirituale fino all’anno della sua morte. Edivige Carboni venne seppellita inizialmente presso il cimitero di Albano Laziale, da lì nel 2015 i resti mortali furono traslati nel santuario di S. Maria Goretti a Nettuno, e infine il 25 maggio 2019 collocate presso la parrocchia di San Giorgio martire a Pozzomaggiore, suo paese nativo, in provincia di Sassari.

 

UNA LONGEVITÀ CHE PARLA DI RADICI E AFFETTI

Negli ultimi anni, Vitalia Scodina viveva presso un istituto religioso a Capannelle. Livio Corongiu e Franca Fois l’hanno accompagnata con affetto per oltre un decennio, festeggiando ogni suo compleanno dal novantanovesimo anno in poi. Oltre alle loro testimonianze, hanno messo a mia disposizione documenti e fotografie che raccontano la vita della zia. Questa storia è emersa in modo spontaneo e quasi casuale, dimostrando quanto la memoria orale sia ancora oggi una risorsa preziosa. Sono le parole delle persone a riportare alla luce vicende che rischierebbero di restare nell’ombra, illuminando la vita di una comunità e restituendo dignità a chi l’ha abitata con discrezione e profondità.

© Riproduzione riservata