In passato a San Gavino Monreale (città dell’oro rosso per l’importante produzione dello zafferano a livello nazionale), viveva un mio zio, un personaggio molto rispettato e conosciuto in paese, in quanto commerciante di prodotti alimentari, quali formaggi di pecora e di capra, salumi, vino, - saba - sapa, mosto di vino cotto, frutta e verdure. Oltre a questi prodotti, però il pezzo forte era la vendita delle lumache, che solitamente proponeva per le vie del paese, girando in bicicletta con sacchi colmi di chiocciole sul portapacchi e strillando ai passanti diceva con una pacata cantilena: “lumachine e lumaconi della ditta di Nino Meloni”. Chi invece andava a fare compere a casa sua, con grande meraviglia si trovava di fronte ad uno spettacolo insolito e affascinante, le pareti delle stanze erano adornate di tante lumache che “pascolavano” liberamente.
I sangavinesi che hanno una certa età ricordano sicuramente con piacere questa persona meravigliosa e generosa. Però, in Sardegna il primato della lumaca è detenuto da Gesico, Gèsigu, un paese della “Trexenta” in provincia di Cagliari di circa 850 abitanti. Nel circondario del paese, popolato già in periodo nuragico, esistono resti di diversi nuraghi e durante il Medioevo Gesico visse sotto il dominio del giudicato di Cagliari. Nel 1258 furono i conti della Gherardesca a regnare sino al 1324, per poi passare agli aragonesi. Gesico è anche conosciuto come il paese delle sette chiese e delle lumache e proprio per queste ultime ogni anno la Pro loco con il patrocinio del Comune, nel mese di ottobre dedica un appuntamento in onore della lumaca. Nell’ambito delle iniziative pubbliche, numerosi stand attrezzati offrono piatti a base di lumache e prodotti dell’economia locale con degustazioni di vini del territorio. Durante lo svolgimento della manifestazioni, Pro loco provenienti da tutta Italia si sfidano nel preparare la ricetta più succulenta e originale… a base di lumache naturalmente. Al termine è prevista la degustazione dei piatti in concorso e la premiazione della preparazione più accattivante con “la lumaca d’oro”. Perciò gente, come dice un antico proverbio, prima di andar in campagna per chiocciole, scegliete il momento giusto, perché… la lumaca è messaggera di pioggia.
Ingredientis:
kg 1,5 di lumache già spurgate pronte a cuocere, 4 cipollotti, 4 patate, 4 pomodori secchi, 3 spicchi di aglio, g 600 di polpa di pomodori freschi ridotta a poltiglia, un mazzetto di prezzemolo, un ciuffo di timo, vino bianco secco, peperoncino rosso piccante, brodo vegetale, olio extravergine d’oliva, sale q.b.
Approntadura:
una volta sciacquate e risciacquate le lumache, tuffale in un capace recipiente contenente acqua fredda con mezzo bicchiere di vino (c’è chi lo sostituisce con l ‘aceto), per fare in modo che al contatto dell’acqua fuoriescano come quando vanno a pascolare. Appena fuori, poni il recipiente sul fuoco a fiamma vivace, così facendo le lumache non avranno il tempo di rientrare nel loro guscio e lasciale cuocere per almeno tre quarti d’ora, schiumando di tanto intanto. Passato il tempo richiesto, scolale e rilavale accuratamente in acqua fredda, poi mettile dentro ad uno scolapasta e lasciale sgocciolare. Nel mentre, trita i cipollotti con il prezzemolo, i pomodori secchi, il peperoncino e il battuto ottenuto, fallo appassire in un capace tegame di terracotta insieme a un generoso giro d’olio e due spicchi di aglio schiacciato, quindi bagna il soffritto con mezzo bicchiere di vino e quando evaporato, unisci la poltiglia di pomodori, la metà del timo sgranato, una presa di sale e prosegui la cottura per un quarto d’ora circa. Trascorso questo tempo, aggiungi quattro mestolate di brodo bollente, le patate tagliate a cubetti, le lumache tenute da parte e continua a far cuocere la pietanza per una mezz’oretta o finché le patate non saranno quasi tenere ma ancora al dente. Regola il sapore di sale e impreziosiscilo con il restante timo tritato. Scodella le lumache con le patate e l’intingolo dentro a delle ciotole, nelle quali avrai disposto delle fette di pane tipo coccoi abbrustolite e strofinate con l’aglio tenuto da parte. Prima di servire irrora ogni ciotola con un filo di olio e un ciuffo di timo.
Vino consigliato: Mandrolisai rosato, dal sapore asciutto, sapido con retrogusto amarognolo, armonico, vellutato e caratteristico.
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