Roberto Lotti[/caption]
Non c’è regione in Italia che non abbia una tradizione per commemorare la ricorrenza dei defunti. In Sardegna addirittura cambiano da un paese all’altro. Per esempio a Lula (Lùvula o Lùgula in sardo) nel Barbaricino in provincia di Nuoro, la ricorrenza - de“Sas Animas” -, a tavola in preghiera (le anime - da non confonderle con streghe e fantasmi, menzionati in racconti di fantasia) è un appuntamento alquanto sentito che si rinnova ogni anno, in modo sicuramente singolare e all’insegna del rispetto e della pietà umana in ricordo di che è passato a miglior vita. Infatti, da secoli come tradizione vuole, per l’occasione si prepara la pasta delle anime - sos maccarrones de sas animas - o i maccheroni al ferretto - maccarrones de errittu – marraconisi a su ferrittu - cravoas – cigioni – cigiones - gli gnocchetti sardi al pecorino filante, realizzati strascinandoli sull’apposita tavoletta rigata o con l’ausilio di un ferretto, tipo di attrezzo ricavato da vecchi ombrelli o dai ferri utilizzati per la lavorazione a maglia o per le calze.
Un tempo le donne del paese coadiuvate da figlie e nipoti erano solite riunirsi in comune accordo per preparare l’impasto, intervallando il lavoro con fugaci pause di preghiera e recita del rosario. Dall’impasto ricavavano gli speciali gnocchetti che subito dopo lessavano e condivano con il pecorino, pepe e delle volte zafferano. Il succulento piatto veniva distribuito solo ai malati e ai più bisognosi, assieme a - su coccone - pane durche -, un tipo di pane dolce, col passare degli anni la distribuzione si è poi estesa a tutti i nuclei familiari del paese.
Una curiosità, i pastori per l’occasione, in base alla disponibilità del gregge, macellavano alcune pecore, destinando le teste in dono alla parrocchia e immediatamente portate dai chierichetti nella cucina della canonica, dove veniva prelevato il cervello per offrirlo al prete, mentre con la rimanenza della carne le donne del paese preparavano il brodo per il rito della condivisione comunitaria.
Ogni anno a Lula la festa di - sas animas - per ricordare i defunti inizia il due novembre e termina il venti del mese. Ed è in questo duraturo ricordo che le persone che fanno parte del comitato organizzatore, assieme alle autorità del posto, affrontano giornate di lavoro e di volontariato senza nulla chiedere in cambio, con momenti di sosta dedicati alla preghiera e alla recita del rosario. In questo modo si ricordano tutti i cari estinti e le anime dei morti rimangono sempre vive nell’immaginario di un mondo che inesorabilmente si allontana.
Ingredientis :
per la pasta: g 500 di farina di grano duro sardo, zafferano San Gavino, olio extravergine d’oliva, acqua tiepida e sale q.b. per il condimento: g 500 di pecorino abbastanza fresco, g 350 di latte fresco intero possibilmente di pecora, pecorino grattugiato a piacete, pepe di mulinello q.b.
Approntadura:
disponi la farina a fontana su di un piano di lavoro e al centro tuffaci una cucchiaiata d’olio, lo zafferano sciolto in poca acqua e altra acqua leggermente salata, unita poco alla volta che si riveli sufficiente per ottenere un impasto piuttosto sodo privo di grumi e malleabile. Fatto, forma una palla, avvolgila in un canovaccio e ponila in frigorifero a riposare. Trascorsa un ora, preleva piccole parti di pasta, forma dei maccheroni lunghi e grossi quanto una matita, poi tagliali a piccoli cilindretti lunghi circa due centimetri, quindi con la pressione del pollice premili e trascinali su una tavoletta di legno rigata o su un crivello rotondo di giunchi sadatzu - cibiru – chilìru - ciurli – cilliriu - cioliriu, in modo da formare i classici gnocchetti a conchiglia racchiusa maccarrònes - malloreddus in sardo, da vitellini panciuti e man mano che li confezioni, allargali sul piano di lavoro ben infarinato ad asciugare (se preferisci i maccheroni al ferretto, anziché trascinare la pasta con le dita sulla tavoletta, utilizza il classico ferretto, premendolo sopra un pezzetto di pasta, facendolo poi roteare su un ripiano infarinato fino ad ottenere - sos maccarrones -). Passata una mezz’oretta, lessali in abbondante acqua salata a bollore e mentre cuociono, riduci il pecorino a piccole scaglie, quindi versa il ricavato dentro a un tegame càccau detta caccavella - sattaina – sciacuera – strexiu – cassarolla - grassanera, unisci il latte e fai sciogliere il composto molto dolcemente, sempre mescolando fino a quando il formaggio risulterà filante e privo di grumi. Appena la pasta sarà cotta al dente, scolala direttamente dentro al recipiente del formaggio, aggiungi una nevicata di pecorino e padella velocemente il tutto a fiamma vivace, giusto il tempo che occorre per fare insaporire gli ingredienti. Servi sos maccarrònes, conosciuti anche come maccarrònes furriados maccheroni rivoltati immediatamente cosparsi con un ulteriore macinata di pepe e un filo d’olio. Vino consigliato: Novello I.G.T. Ogliastra, dal sapore fresco, giovane, vivace e morbido.
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