Lo scorso novembre è venuto a mancare Antonio Sanna che, oltre a essere stato padre, marito, nonno e lavoratore in pensione da tempo, ha lasciato un'impronta rilevante soprattutto nella comunità di Villamar. Nel corso della sua vita infatti, oltre che essersi distinto per le sue ottime doti artistiche (con un lascito ai posteri di tante sue realizzazioni nel campo della pittura, fra quadri e murales di grande valore), è stato una vera e propria guida nel paese. Per oltre quarant'anni ha ricoperto il ruolo di presidente del gruppo culturale "Su Crasi", associazione artistica da lui fondata e sulla carta ancora in auge. Al di là delle innumerevoli realizzazioni di opere e murales (i più antichi dei quali, seppur sbiaditi, si possono scorgere lungo le pareti di alcune antiche abitazioni a Villamar), si è distinto come riferimento soprattutto per i più giovani essendo stato fra coloro che durante gli anni settanta e ottanta ha dato vita al primo carnevale villamarese e altre manifestazioni capaci di creare bei momenti di aggregazione tuttora vivi nella memoria della comunità. Tanti cinquantenni e sessantenni villamaresi dei giorni nostri lo ricordano con affetto: soprattutto per loro è grande la stima e il rispetto per una persona che per anni ha coordinato con successo diverse attività che hanno lasciato il segno nella gioventù di tanti. Dagli anni ‘90 in poi Antonio Sanna ha sviluppato la passione per la scrittura: grazie a una curiosità innata per tutto ciò che riguardasse la cultura e la tradizione locale ha pubblicato insieme ad altri autori della comunità alcuni libri sull’identità del paese e del territorio. In particolare il libro “Villamar, fede, arte storia e tradizioni popolari”, scritto nel 1994 insieme ad Albertina Piras, è stato un vero capolavoro: per la prima volta vi è stato un testo che ha riassunto in maniera esaustiva fatti ed eventi che hanno caratterizzato la vita della comunità nell’ultimo secolo. La verve di scrittore è stato possibile svilupparla grazie alla sua ottima memoria storica: tanti oggi lo ricordano come persona capace di appassionare con i suoi racconti spesso accompagnati da fotografie, lettere antiche e testimonianze di ogni tipo. Proprio grazie alla sua memoria storica, come riportato su La Gazzetta del Medio Campidano, è stato possibile far luce su una lontana battaglia aerea sui cieli di VIllamar, avvenuta il 29 maggio del 1943 nel corso della seconda guerra, che lui stesso ha vissuto in diretta e della quale ha raccontato i particolari di un aereo tedesco precipitato nelle campagne del paese. Fra le sue doti ve n’era una in peculiare: oltre conoscere tanti eventi storici era capace di scorgere dettagli e aneddoti del passato con una propria visione critica e passionale. Fra le ultime attività di gruppo, prima dell’era Covid, ha trovato posto anche l’organizzazione del corso della costruzione dei presepi che lo ha fatto conoscere più da vicino anche ai bambini dell’attuale generazione. La sua dipartita ha lasciato un vuoto importante: a tal proposito esiste un proverbio africano che recita così: “Quando muore un anziano, brucia una biblioteca”. Un detto che, per chi ha conosciuto Antonio Sanna, calza alla perfezione con la persona che è stata. Perché in fondo se è vero che quando si passa a miglior vita conta soprattutto l’impronta che lasci, ciò che oggi ereditiamo in termini di opere e ricordi è un tesoro da custodire gelosamente.
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