Dopo oltre tredici mesi lontano da casa, Alessandro Cilloco è finalmente tornato nella sua Villanovaforru. Ad attenderlo quella casa che non vedeva da più di un anno, i luoghi della sua infanzia e soprattutto la possibilità di ritrovare, poco alla volta, quella quotidianità che un drammatico incidente aveva improvvisamente interrotto. Una gioia immensa per papà Gianfranco Cilloco e mamma Cristiana Spiga, che in tutti questi mesi non lo hanno mai lasciato solo, affrontando insieme a lui un percorso lungo, difficile e segnato da momenti di grande sofferenza.
Era il 21 settembre dello scorso anno quando Alessandro, allora un bambino di cinque anni, venne investito da un motocarro mentre si trovava in sella alla sua bicicletta a Villanovaforru. I genitori erano presenti. Le condizioni del piccolo apparvero subito gravissime e fu necessario il trasferimento in elisoccorso all'ospedale Brotzu di Cagliari, dove venne ricoverato per un grave trauma cranio - facciale.
Da quel momento la vita della famiglia cambiò completamente: dopo le prime cure a Cagliari, Alessandro venne trasferito all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove ha affrontato una lunghissima degenza. Interventi chirurgici particolarmente delicati, la ricostruzione del cranio, continui aggiustamenti, infezioni e complicazioni hanno reso il percorso estremamente complesso. Tredici mesi durante i quali ogni piccolo miglioramento è stato accolto con speranza, ma nei quali non sono mancati momenti di profondo sconforto.
«Lo scorso anno la nostra vita è cambiata da un giorno all'altro -, racconta papà Gianfranco, ancora emozionato per il ritorno a casa del figlio. - Eravamo una famiglia che conduceva serenamente la propria quotidianità quando, improvvisamente, ci siamo ritrovati catapultati in una realtà completamente nuova, quella di un ospedale, con tutto ciò che comporta. Da quel momento ogni nostra giornata ha iniziato a ruotare attorno ad Alessandro».
Gianfranco e Cristiana hanno trascorso questi lunghi mesi a Roma, vivendo praticamente senza interruzione accanto al figlio, un’esperienza che ha richiesto una forza enorme, soprattutto quando alle speranze di miglioramento si alternavano nuove difficoltà: «Ha subito tanti interventi delicati: siamo passati spesso dall’inferno alla speranza e viceversa, dallo sconforto più totale alla gioia per un piccolo passo in avanti. Vivere un ospedale ventiquattro ore su ventiquattro, per così tanto tempo, talvolta porta allo sfinimento. Ci sono stati momenti durissimi, nei quali sembrava difficile persino immaginare il giorno successivo, ma abbiamo continuato ad andare avanti, un giorno dopo l'altro».
In questa lunga battaglia Alessandro ha dimostrato una straordinaria forza, affrontando difficoltà che nessun bambino dovrebbe conoscere così presto.
«Ha mostrato una grandissima voglia di vivere: pur nella sua inconsapevolezza, ha reagito con una forza che ci ha sorpreso e che tante volte ha dato coraggio anche a noi. Desidero però ringraziare sinceramente tutti i medici e gli infermieri dell'ospedale Bambino Gesù che, in questi tredici mesi, si sono presi cura di lui. Lo hanno fatto con grande professionalità, umanità e sincerità, senza nasconderci mai neppure le notizie più difficili da ascoltare. Non si sono presi cura soltanto di Alessandro, ma anche di noi, della nostra famiglia. E questo non lo dimenticheremo mai».
Un pensiero speciale Gianfranco e Cristiana lo rivolgono, per la loro presenza preziosa, anche alle suore Francescane di via Antonio Cerasi: «Sono state dei veri angeli per noi, soprattutto quando Alessandro si trovava in rianimazione e non potevamo rimanere in ospedale: bastava che facessimo loro una telefonata, anche all'ultimo momento, perché io e mia moglie potessimo trovare un alloggio nella loro struttura. Ma non si sono limitate a offrirci soltanto un posto dove dormire: ci sono sempre state vicine, con le loro preghiere, con una parola di conforto e con un sostegno che, in certi momenti, è stato davvero importante. A loro va un nostro pensiero speciale e un ringraziamento che porteremo sempre nel cuore».
Poi, finalmente, lo scorso venerdì, il ritorno a Villanovaforru: un momento atteso per oltre un anno, che ha restituito alla famiglia la possibilità di stare nuovamente insieme nella propria casa. Per il piccolo significa ritrovare ambienti familiari e soprattutto riabbracciare il fratello maggiore Francesco: «Vederlo nuovamente a casa è una gioia immensa - prosegue Gianfranco. - Alessandro è felice di essere rientrato: e poi c'è Francesco che riesce a farlo sorridere ogni volta che gli dice qualcosa; momenti semplici che per noi hanno un valore enorme. Vogliamo ringraziare tutta la comunità di Villanovaforru per i tanti messaggi di affetto e sostegno che ci sono arrivati durante questi mesi. Ci hanno fatto sentire meno soli».
Il ritorno a casa, naturalmente, non rappresenta la conclusione del percorso. Alessandro, infatti, dovrà affrontare una nuova fase, quella della riabilitazione, con l'obiettivo di recuperare progressivamente le proprie capacità e riconquistare le abitudini della sua età.
«Sappiamo bene che non è finita, questo ritorno è senz’altro un nuovo passo importantissimo, ma il cammino continua. A breve inizierà un percorso di riabilitazione e la nostra speranza è che, pian piano, possa riappropriarsi della sua vita. Ci piacerebbe tanto che potesse anche tornare a scuola, magari inizialmente soltanto per qualche ora alla settimana: sarebbe un altro grandissimo traguardo».
Una storia, quella del piccolo Alessandro, che fa riflettere: perché quando la vita ci mette a dura prova (e fra tutte le prove non ce n’è forse una più dolorosa di assistere alla sofferenza di un proprio figlio) non esiste desiderio più grande di vedere finalmente un raggio di sole, capace di farci apprezzare nuovamente la vita per ciò che può offrirci. Una storia dalla quale molte persone, soprattutto in un periodo in cui troppo spesso perdiamo il senso e l'equilibrio delle cose quotidiane, potrebbero imparare qualcosa.
La vita, infatti, anche nella sua apparente normalità, può cambiare in un solo istante. Tuttavia, al netto di tutta la drammaticità del caso, questa storia può essere letta da tutti come un inno alla vita stessa. Un po’ come dire che è proprio nei momenti più tristi e duri che eventi difficili da accettare come questo ci ricordano quanto l’amore per la vita e quello che unisce una famiglia rappresentino, forse, le cose più importanti della nostra esistenza in questo mondo, purtroppo molto spesso, davvero imprevedibile.
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