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Sardara, il progetto ‘In campo per il patrimonio’

I bronzetti nuragici del museo nelle maglie della Polisportiva Sardara 83 con l’obiettivo di promuovere la cultura seguendo modelli e schemi non convenzionali

A Sardara sport e cultura viaggiano di pari passo. Così il patrimonio culturale è diventato un modo per stare assieme, per raccontare il territorio, per stabilire connessioni e costruire comunità. A Sardara è nato il progetto pilota “In campo per il patrimonio”, promosso dalla cooperativa Villa Abbas-CoopCulture, dalla polisportiva Sardara1983 e dal Comune di Sardara con l’obiettivo di promuovere in sinergia la cultura seguendo modelli e schemi non convenzionali. L'iniziativa unisce sport e promozione culturale, facendo scendere in campo la squadra con divise speciali che raffigurano i bronzetti nuragici del museo locale.Il progetto “In campo per il patrimonio”, è stato presentato negli spazi del museo archeologico “Villa Abbas”. Dall’accordo è materialmente scaturita la realizzazione delle nuove maglie della squadra di calcio di Sardara (militante nella seconda categoria regionale), per l’occasione recanti la raffigurazione stilizzata di uno dei bronzetti nuragici conservati all’interno del museo, ma soprattutto la possibilità di realizzare una comunicazione integrata sul patrimonio culturale del territorio per promuoverlo a trecentosessanta gradi.Sport, patrimonio, attività produttive, associazioni e quindi reti sociali sono solo alcuni dei temi su cui il progetto insiste e che ha lo specifico obiettivo di connettere efficacemente. «Un ringraziamento speciale va - si legge nel profilo social del museo - al presidente della Polisportiva Gianni Ibba e alla dirigenza tutta per avere creduto fin da subito in questo progetto, oltreché al Comune di Sardara per il consueto sostegno. Grazie, quindi, ai presenti all’evento, associazioni comprese, che hanno dimostrato di credere negli auspici espressi».È entusiasta l’assessore allo sport e cultura Antonio Mameli: «Sardara ha tantissime potenzialità e questo progetto valorizza i beni culturali di Sardara. Insieme a Villa Abbas, Polisportiva Sardara 83 e Amministrazione Comunale di Sardara». ...

I comuni della Muntargia: Arbus, Gonnosfanadiga e Guspini

Fra i toponimi della Sardegna interna, Arbus è uno dei più antichi e insieme dei più enigmatici. Conserva una stratificazione linguistica che risale all’età prelatina

Le comunità della Muntargia (Parte territoriale della Baronia di Monreale) Arbus, Gonnosfanadiga e Guspini conservano una stratificazione linguistica che risale all’età prelatina, ma che trova la sua forma definitiva in epoca romana, quando i tre centri si configurano come insediamenti stabili.Il loro toponimi non sono semplici etichette geografiche: sono tracce di continuità culturale, indicatori di antiche funzioni territoriali e testimonianze della lunga durata dell’occupazione umana nella fascia montana del Linas.ARBUSFra i toponimi della Sardegna interna, Arbus è uno dei più antichi e insieme dei più enigmatici. La sua forma compatta, quasi scabra, sembra custodire un’origine remota, legata più al paesaggio e ai suoi ritmi che a un fatto storico preciso. Le etimologie tradizionali hanno spesso cercato la radice nel latino albus, “bianco”, richiamando il colore chiaro delle rocce quarzitiche che affiorano sui rilievi circostanti. Ma il bianco delle pietre, pur evidente, non basta a spiegare la forza evocativa del nome, né la sua persistenza nella memoria collettiva.Una pista più profonda emerge quando si osserva il territorio non come semplice sfondo, ma come sistema simbolico. Qui, tra le pieghe della macchia mediterranea, cresce da millenni una pianta che ha accompagnato le comunità locali nei gesti quotidiani, nei riti stagionali e nelle pratiche di cura: il corbezzolo (Arbutus unedo). La sua presenza è così diffusa da segnare interi versanti, soprattutto nelle zone di transizione tra costa e montagna. Ed è proprio il corbezzolo a offrire una chiave inter-pretativa nuova e sorprendentemente coerente.Il nome latino arbutus presenta una struttura fonetica che può evolvere naturalmente in arbus, attraverso la caduta della t intervocalica e la semplificazione della desinenza. Ma ciò che rende questa ipotesi particolarmente suggestiva non è solo la plausibilità linguistica: è il valore simbolico della pianta. Il corbezzolo, infatti, è una delle rarissime specie mediterranee che fiorisce in bianco nel cuore dell’autunno, mentre porta ancora i frutti rossi maturati nei mesi precedenti. Un duplice ciclo, bianco e rosso, che gli antichi interpretarono come segno di rigenerazione, di protezione e di passaggio fra le stagioni.Per le comunità agro-pastorali del territorio, questo bianco “fuori stagione” doveva apparire come un evento, un segnale della natura che rompeva l’ordine consueto del tempo. Non stupisce che la pianta fosse associata a riti di purificazione, alla sfera femminile e ai momenti di passaggio dell’anno. Le sue foglie e la sua corteccia, ricche di tannini, erano impiegate come rimedi astringenti e antinfiammatori, mentre i frutti entravano in preparazioni fermentate dal valore sia alimentare sia rituale.In questo intreccio di paesaggio, simbolo e uso quotidiano, il nome Arbus appare allora come un toponimo vegetale, nato non da un tratto geologico ma da una relazione culturale con una pianta †...

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