A scuola di empatia
di Alice Bandino* Esiste tra le missioni dell’istituzione scolastica, quella di offrire ai minori l’opportunità di crescere e di valorizzare i propri talenti, sì da costruire le basi per i futuri adulti che diventeranno una volta usciti dalla scuola per entrare nel mondo dei “grandi”. Naturalmente, per raggiungere tale obiettivo, è necessario che ad impartire queste nozioni accademiche siano docenti capaci di affiancarle unitamente ad altre competenze socio-emotive come ad esempio la solidarietà, l’inclusione, la motivazione, la resilienza, l’autocontrollo, l’amicizia, l’accoglienza, l’integrazione, sempre sulla base del sentirsi parte integrante della vita comunitaria di una paese. Capita però che non sempre i discenti siano instradati verso tale direzione, per trascuratezza, per poco tempo per affiancare i due percorsi, si tende a trovare modalità nozionistiche utili al singolo, ma poco al gruppo classe. Insegnare con empatia è invece un percorso utile alternativo e efficace che alla lunga da risultati migliori per tutto il gruppo. Un insegnante empatico è quello che raramente alza la voce, perché è consapevole che le urla ottengono un effetto immediato di obbedienza, soddisfacente a breve termine, ma poco incisivo nell’educazione dei minori. Le urla sono l’espressione lessicale delle emozioni complesse che nascono dalla rabbia, pensiamo dunque alla frustrazione di non riuscire a far apprendere le proprie conoscenze come pone su un piano conflittuale le due parti: un docente che si arrabbia e urla a un alunno che non ha appreso la lezione è differente da un docente che urla per correggere un comportamento non consono alle regole scolastiche (brusii, ritardi, parole fuori luogo, ecc., mancanza di educazione certo, ma frutto dell’educazione ricevuta in famiglia), ovvero nel primo caso si sta urlando contro chi non ha capito qualcosa che la scuola ha il dovere di rendere comprensibile, si urla quindi per la frustrazione di non essere stati capiti. Vien da sé che un insegnamento empatico agisce sul significato del comportamento, sul perché un’azione è avvenuta. Perché non è stato appreso un concetto? È utile che avvenga una regolazione dell’emozione rabbia e che essa venga espressa attraverso un canale alternativo: nei miei laboratori esperenziali emozionali ad esempio, propongo il dialogo. Un dialogo costruttivo che non umilii nessuno, che incoraggi a trovare sempre nuove soluzioni per affrontare gli ostacoli; un dialogo che integri e non che escluda creatività e desideri. Un bambino o un adolescente che può esprimere il suo punto di vista, viene stimolato a crescere, a riascoltare le proprie rimostranze e magari a rivederle in un’ottica di pro attività e senso civico: e non immaginiamoci risposte esclusivamente immature o goliardiche; i minori possono arrivare a condividere tutte le loro emozioni, anche le più segrete se trovano ascoltatori disponibili e comprensivi, dubbi e paure f ...
Leggi di piùMonumenti aperti: la chiesa di santa Barbara uno dei siti più visitati
di Antonello Piras La chiesa parrocchiale di santa Barbara è stata messa a disposizione per la XXIII edizione della manifestazione Monumenti aperti, l’evento organizzato dall’Associazione Imago Mundi Onlus, che usufruisce della collaborazione e del contributo dei Comuni aderenti all’iniziativa, finalizzato alla fruizione e conoscenza dei monumenti e siti archeologici del territorio, proponeva quest’anno il tema: Radici al futuro; significando la riscoperta della propria identità nei segni fisici della memoria e della storia, fondamento del domani. La parrocchiale di santa Barbara è sicuramente in Gonnosfanadiga il monumento architettonico, esclusi i siti archeologici come quello di San Cosimo, che più risponde al richiamo della memoria, essendo il più antico e carico di storia. L’edificio dedicato al culto sorge forse su una precedente chiesa bizantina intitolata a sant’Antonio Abate. Da questo primo impianto, si sarebbe formata, per lunghi processi, la chiesa come oggi si può ammirare. Per lo studio sull’origine della struttura, ci si fonda sulla cappella voltata a croce, la terza a sinistra, sicuramente del 1300. Questa doveva averne una simmetrica al lato sud che, intersecandosi con la navata, originavano la crociera di base. Successivi interventi nel tardo Cinquecento e fine Settecento l’hanno portata alle attuali dimensioni. È da chiarire che la facciata, descritta a forma di cappellone di carabiniere e fatta risalire tra il Seicento e Settecento nell’opuscolo guida ai monumenti, in realtà è del 1971 si presenta con linee curve dall’aspetto barocco, con lesene angolari, dandone l’illusione di una maggiore verticalizzazione. Prima si presentava piatta, più bassa e merlata. Per l’occasione, la Parrocchia ha messo a disposizione personale qualificato, per un’illustrazione puntuale e precisa del sito. Oltre ai simulacri del Seicento e del Settecento e i paliotti del primo Settecento, il parroco don Raimondo Virdis, ha voluto esporre vasi sacri settecenteschi di particolare interesse e ciò che rimane dei gioielli di santa Barbara. ...
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