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Luglio 1983, Ingurtosu e Montevecchio, l’inferno di fuoco
Nonostante negli ultimi decenni le campagne di prevenzione e di lotta agli incendi si siano fatte sempre più intense ed efficaci, il fuoco continua a essere una grave minaccia per l’ambiente e il patrimonio boschivo della Sardegna. Un’estate di 37 anni fa, le fiamme portarono l’Isola sul baratro della catastrofe ecologica e ambientale. Mentre a Roma Bettino Craxi conduceva una frenetica trattativa per formare quello che diventerà il primo governo italiano a guida socialista, la Sardegna, da nord a sud, fu devastata dagli incendi, trasformata quasi in un unico rogo in quei giorni di fine luglio del 1983. [caption id="attachment_71769" align="alignleft" width="501"] Il dramma di Ingurtosu nella prima pagine de L’Unione Sarda del 27 luglio 1983[/caption] Martedì 26 luglio il fuoco investe Ingurtosu. Scrive La Nuova: “Le fiamme hanno invaso ieri anche il territorio di Arbus giungendo nel pomeriggio a sviluppare un fronte di fuoco di circa 30 chilometri. L’incendio ha letteralmente imprigionato il villaggio minerario di Ingurtosu creando danni irrimediabili ai boschi di pini e querce che ricoprivano l’ampio vallone. Oltre un centinaio di famiglie sono state evacuate e distribuite nei paesi vicini”. I primi focolai di incendio si erano sviluppati in maniera disordinata fin dal sabato precedente e quel martedì le fiamme si spinsero fino all’abitato di Arbus. L’alzarsi del vento spinse il fuoco fino a lambire la Costa Verde. Racconta L’Unione Sarda: “Da 24 ore il fuoco dilaga con furia devastatrice in tutto l’Arburese. Oltre 17mila dei 27mila ettari del territorio di Arbus sono stati divorati dalle fiamme, la frazione mineraria di Ingurtosu è stata evacuata e decine di detenuti della colonia penale di Is Arenas sono stati trasferiti in altri penitenziari dell’Isola”. I danni furono ingenti; l’incendio, giunto a Bidderdi nel pomeriggio della domenica precedente, in poche ore divorò migliaia di ettari di bosco e macchia mediterranea. Nella notte, le fiamme, alimentate dal vento, si ingrossarono cingendo Ingurtosu in un cerchio di fuoco. L’allora sindaco di Arbus, Gianni Atzeni, dirà: “Per gli allevatori e gli agricoltori di Arbus è la fine di decenni di lavoro”. Quello stesso giorno le fiamme arrivarono anche a Montevecchio, distruggendo decine di ettari di lecci e sugheri. Gian Paolo Pusceddu scriveva all’epoca sulle pagine de L’Unione: “Verso le 15 è scattata l’emergenza: ormai le fiamme si avvicinavano minacciose verso il centro abitato. Il sindaco di Guspini, Velio Ortu, ha più volte chiesto l’intervento dell’elicottero”. La linea elettrica che alimentava la miniera e gli impianti di potabilizzazione dell’acquedotto furono gravemente danneggiati, ma il peggio doveva ancora venire. [caption id="attachment_71778" align="alignleft" width="555"] Il significativo titolo del pezzo de L’Unione Sarda del 31 luglio 1983 che racconta come a Montevecchio i detonatori nascosti dai bracconieri es ...
Leggi di piùIl 14 luglio, alla Cittadella universitaria di Monserrato, il rettore Maria del Zompo inaugura un’opera di Manu Invisibile
Maria Del Zompo, Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, inaugura martedì 14 luglio alle 10.30 alla Cittadella universitaria di Monserrato un’opera del writer Manu Invisible realizzata nell’ambito della nuova campagna per le iscrizioni dell’Ateneo. Alla presentazione dell’opera, collocata negli spazi aperti del campus universitario, parteciperanno anche l’artista e il Prorettore alla Didattica Ignazio Putzu. ...
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