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Il 27 agosto ritorna a Cagliari il festival Le notti musicali

Quattro serate all’Auditorium del Conservatorio “G.P. da Palestrina” con la grande musica classica suonata dalle stelle del panorama internazionale

Cristian Marcia, Jeroen Reuling, Nicolas Bringuier, Nicolas Dupon, Krzysztof Wegrzyn, Marc Danel, Gilles Millet, sono alcuni dei protagonisti più attesi dell’evento giunto quest’anno alla ventiseiesima edizione.Organizzato sotto la direzione artistica del chitarrista e compositore Cristian Marcia, sarà lui ad aprire il festival giovedì 27 agosto con una serata speciale che vedrà nella prima parte l'esecuzione delle nuove composizioni. La seconda parte sarà dedicata al repertorio cameristico con l’esecuzione del Quartetto in re Reihe IV n.16 di J. Haydn con Gilles Millet al violino, Jeroen Reuling al violoncello e Lucas Aerts dell'Astari Quartet alla viola. A seguire Sonata per violino e pianoforte N.1 op.8 di E. Grieg con Yun Yang Lee al piano e Marc Danel al violino. Venerdì 28 la serata sarà interamente dedicata W. A. Mozart, con il Quartetto per archi n.15 K 421 eseguito dall'Astari Quartet. A seguire Quartetto in sol n.1 K 478 per pianoforte e archi nell’esecuzione di Nicolas Bringuier al piano, Nicolas Dupont al violino, Jeroen Reuling al violoncello e Lucas Aerts alla viola.Sabato 29 sarà il turno dei famosi Duetti per due violini di B. Bartok eseguiti da Marc Danel e Gilles Millet. A seguire Sonata per violino e pianoforte N.1 op.8 di E. Grieg con Yun Yang Lee al piano e Marc Danel al violino.Si chiude domenica 30 quando a salire sul palco sarà il soprano Katia Anapolskaya, accompagnata dalla pianista giapponese Ayaka Matsuda. La serarata sarà conclusa con l’esibizione del pianista Yun Yang Lee e l'Astari Quartet.Tutti i concerti cominceranno alle 21. Costo del biglietto 15 euro; ingresso gratuito per docenti e studenti del Conservatorio.Le giornate del festival saranno anticipate il 24, 25 e 26 agosto quando, in collaborazione con il Thotel, il TGarden ospita “Le notti musicali before”. Sarà “l’occasione per vedere esibirsi i virtuosi dell’Accademia Internazionale di Musica di Cagliari, musicisti con una carriera già avviata in questi giorni in città per perfezionarsi accanto ai grandi maestri”. Inizio alle 17.30Per ulteriori informazioni si consiglia di consultare le pagine social dell’Accademia Internazionale di Musica di Cagliari. ...

Ci ha lasciato il maestro Francesco Guccini, aveva 86 anni

È stato un grande poeta. Con le sue canzoni ha raccontato il periodo più impegnativo e turbolento degli anni ’60 e ’70. Ha offerto riflessioni ancora attuali

Francesco Guccini è stato un grande maestro, con le sue canzoni ha raccontato il periodo più impegnativo e turbolento degli anni ’60 e ’70, diventando voce critica e coscienza di un’intera generazione. Ha offerto riflessioni e temi che ancora oggi restano attuali. Come non ricordare Canzone per un’amica, Cirano, Auschwitz, Il vecchio e il bambino, la locomotiva e ancora Dio è morto, il brano scritto nel 1965 e reso celebre dall’interpretazione dei Nomadi. Il brano venne censurato dalla Rai perché ritenuto blasfemo mentre Radio Vaticana decise di trasmetterlo perché ne riconobbe il valore culturale. Si racconta che piacesse a Paolo VI e anche a Papa Francesco. Guccini denunciava il malessere dei giovani dell’epoca, parlando di consumismo, ipocrisia, violenza e perdita dei valori. Non voleva attaccare la religione, voleva dire che la società stava attraversando una crisi morale e che servivano valori più autentici. Tra i tanti luoghi toccati dalla sua attività artistica, Cagliari ha rappresentato per “Il poeta” un punto di riferimento significativo. Il 4 settembre 2004 si esibì all’Anfiteatro romano, in un concerto poi pubblicato nel 2005 con il titolo “Anfiteatro Live”. Quel lavoro è diventato una testimonianza concreta del suo rapporto con la Sardegna, un dialogo fatto di musica, pubblico e sensibilità culturali. Il legame con l’Isola, però, non si limitava alle esibizioni dal vivo. Nel 2000 Guccini partecipò al progetto Barones dei Tenores di Neoneli, interpretando “Naschet su Sardu”. Per un autore che ha sempre considerato lingue e dialetti strumenti privilegiati per comprendere le culture, si trattò di un modo per riconoscere che la musica è anche radicamento, memoria e relazione con le persone. Siamo cresciuti con la tua voce e le tue parole, “Vogliamo però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi, vogliamo pensare che ancora ci ascolti e che come allora sorridi”. ...

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