Archivio
In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026
Sa meba pirongia de is siresus
di Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi _________________________________________ [caption id="attachment_92215" align="alignleft" width="121"] Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi[/caption] Il melo cotogno è un antico albero originario dell’Asia Minore e della zona del Caucaso, regione dell'Eurasia posta tra il Mar Nero e il Mar Caspio, e in seguito si è esteso in tutta l’area del Mediterraneo e in Cina. È un frutto dimenticato ma dalle virtù nascoste, che vanta un passato importante. Il melo cotogno è una delle piante da frutto più antiche note all’uomo, tanto è vero che era coltivato già nel 2000 a. C. dai babilonesi, mentre i greci lo reputavano frutto sacro ad Afrodite come segno di riconoscimento dell’amore, della fecondità e proposto come emblema di buon auspicio nei banchetti matrimoniali. Nel periodo romano, grazie alle citazioni di Catone, Plinio e Virgilio la mela cotogna divenne famosa. Plinio, con il medico geografo greco Ippocrate, consideravano la mela cotogna uno dei frutti più salutari e utili all’umanità. Plutarco racconta che, secondo la riforma di Solone nota anche come riforma timocratica o censuaria, le spose dovevano consumare una mela cotogna la prima notte di nozze, in modo che il rapporto risultasse appagante e allo stesso tempo, il frutto avrebbe favorito un felice concepimento. La mela cotogna fu molto apprezzata nel Medioevo, mentre oggi il suo consumo è assai poco diffuso. Nel Rinascimento alcuni medici e botanici, dal Mattioli al Durante, la consigliavano come rimedio contro gli avvelenamenti. Era un frutto così amato dagli Arabi da ispirare anche poesie. Secondo un’antica usanza serba, nei mesi freddi, quando si prevedeva un rapporto coniugale, era uso sbarazzarsi di una mela cotogna tra quelle che si avevano in casa, questo gesto propiziatorio per stimolare l’arte amatoriale. Anticamente era considerata favorevole alle donne incinta perché le aiutava a partorire figli dotati di grande intelligenza e personalità. La mela cotogna (Cydonia vulgaris), ma anche Cydonia oblonga Mill. 1768, appartiene alla famiglia delle Rosaceae, coltivata per i suoi frutti ed è una varietà di incrocio tra pera e mela. La pianta di mele cotogne ben si adatta a terreni poveri, richiede un buon drenaggio e non ama i terreni molto calcarei. È un frutto dimenticato, ma dalle virtù nascoste, di forma tondeggiante e irregolare, assomiglia vagamente a una grossa pera, è di un bel colore giallo che tende al verdognolo e ricoperto da una lieve lanugine. La mela cotogna che ha la forma più tondeggiante è la cotogna maschio, quella con la forma più allungata è la cotogna femmina. Oggi i frutti sono adoperati principalmente nell'industria dolciaria per preparare deliziose gelatine e confetture. Le mele cotogne si trovano sui mercati durante l’autunno, quando le acquistate prestate parecchia attenzione perché anche la minima ammaccatura intacca rapidamente tutto il frutto. Per questo motivo p ...
Leggi di piùPoliambulatorio di San Gavino, i chiarimenti della Asl 6 del Medio Campidano
Come già più volte comunicato agli operatori e ai cittadini anche di recente, la Asl 6 del Medio Campidano sta pianificando il trasferimento delle attività attualmente effettuate nel “poliambulatorio” di via Nuratzeddu in modo che continuino ad essere svolte integralmente a San Gavino, in parte in ospedale, in parte nella via Santa Lucia (sede della Guardia medica) e in parte nella via Trieste (sede del Consultorio). L’edificio di via Nuratzeddu deve essere lasciato perché non può ospitare oltre nessuna attività sanitaria per la inadeguatezza dei requisiti strutturali ed impiantistici. Nel corso degli otto mesi appena trascorsi la Asl ha cercato soluzioni alternative che consentissero di ospitare i servizi per i prossimi due anni senza affrontare gravosi canoni di locazione che gravano sul bilancio del Servizio sanitario e sulle tasse dei contribuenti. L’amministrazione comunale di San Gavino ha proposto l’impiego, come poliambulatorio, dei locali di via Pascoli, già sede del centro sociale. La Asl 6 del Medio Campidano ha accolto l’offerta e predisposto un progetto di riqualificazione ma quando si è arrivati alla formalizzazione degli accordi si è rilevato che quello stabile non è utilizzabile per carenza di requisiti di agibilità e per lo stato dello stabile che mostra in alcune parti segni di cedimento strutturale. Purtroppo il patrimonio del Comune di San Gavino non dispone di locali utilizzabili per finalità sanitarie e investire risorse per metterli a norma sarebbe insensato e ingiustificato in considerazione del fatto che il 29 dicembre del 2024, fra due anni e tre mesi, si libereranno i locali dell’ospedale e potranno ospitare le attività territoriali esistenti e quelle di nuova istituzione col PNRR (Ospedale di Comunità). E’ certamente più ragionevole che le risorse disponibili siano impegnate, come sta facendo la Asl con questa gestione, nel “Nostra Signora di Bonaria” per riefficentarne la Struttura e gli impianti preparandolo ad ospitare tutte le attività sanitarie del territorio quando le attività di ricovero saranno trasferite nel nuovo complesso ospedaliero. Nel frattempo, per i prossimi due anni, le attività ambulatoriali esistenti saranno riallocate in ospedale (Oculistica, Cardiologia, Dermatologia, Reumatologia e Neurologia) in via Trieste (Pediatria di Libera Scelta e Otorino) e in via Santa Lucia (Centro Prelievi e Igiene Pubblica). Nessuna delle attività che attualmente assicura il presidio di via Nuratzeddu sarà portata altrove ma continueranno tutte ad essere erogate a San Gavino. ...
Leggi di più