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Al via la seconda edizione di Boghes et organos

Venerdì a Orani al via la seconda edizione di Boghes et organos.Tre giornate di incontri, lezioni, concerti e visite guidate per valorizzare l’organo storico custodito nella chiesa di san Giovanni Battista di Orani, uno tra i più antichi in Sardegna. Da venerdì 16 a domenica 18 novembre nel centro barbaricino torna “Boghes et organos”, seconda edizione dell’accademia organizzata dal LabOS (Laboratorio organi storici del Conservatorio di Cagliari), grazie a un accordo tra l’istituzione musicale cagliaritana e l’amministrazione comunale di Orani. Per gli abitanti di Orani, e non solo, sarà l’occasione per conoscere meglio lo strumento, datato 1732 (ben restaurato e custodito), e apprezzarne le qualità sonore, i repertori musicali a esso più congeniali e riflettere sul suo ruolo all’interno della comunità nel passato e nel presente. La manifestazione prende il via venerdì alle 16 con delle visite guidate all’organo, a cui seguirà la conferenza-concerto tenuta dal musicologo Roberto Milleddu dal titolo “Organi, organisti e musica religiosa tra Barbagia e Baronia”. Sabato 17 novembre, si continuerà con l’incontro con la Scuola civica di musica “Costantino Nivola” di Orani e a seguire ci sarà una breve lezione sulle accordature cembalistiche tenuta da Angelo Castaldo, docente di Organo nel Conservatorio di Cagliari. La giornata si concluderà alle 18 con un concerto che vedrà protagonista il Bizzarria Ensemble (sezione interdipartimentale di Musica Antica del conservatorio di Cagliari), accompagnato all’organo ed al clavicembalo dagli allievi della classe di organo di Angelo Castaldo. Maestro concertatore sarà il docente Attilio Motzo. Il programma propone musiche di Vivaldi, Scarlatti, Haendel. Domenica, sempre nella chiesa di San Giovanni Battista, dopo le prove aperte al pubblico, gli allievi del Labos saranno i protagonisti del concerto “Musica per organo in Europa tra XVI e XVIII secolo”, con l’esecuzione in prima assoluta in Sardegna di due concerti per organo e clavicembalo degli autori spagnoli Soler e Blanco.     ...

Emozioni e parità di genere

Nell’ultimo anno in particolare ma direi anche da qualche decennio in modo più silente, si nota un crescendo di iniziative volte ad affermare la parità di genere tra uomini e donne. Capita spesso di affrontare discorsi seri, più o meno condivisi, circa le denunce da parte di donne (e in maniera minore anche di uomini), di episodi di violenza, abusi e molestie subiti nel corso della vita. Perché le donne hanno trovato ora la forza di alzare la voce e parlare apertamente dei loro diritti? Cosa spinge una persona a esporsi al pubblico ludibrio e rischiare critiche e accuse, dopo anni magari di silenzio? Come detto più volte in questa rubrica, le emozioni che impediscono la condivisione delle emozioni son la vergogna, la paura e il senso di colpa, il disgusto e la sorpresa. Le persone che hanno fatto un lavoro su se stesse al contrario, non temono il giudizio della gente e riescono a vivere liberamente la propria vita, senza doversi nascondere dietro i canoni dettati dalla desiderabilità sociale e che hanno superato i limiti  delle emozioni sopra elencate, così da non dover temere di esprimersi in pubblico o nel privato per paura di essere giudicati. Purtroppo la realtà è che nonostante una persona sia emotivamente matura, può essere nata, cresciuta o abitare in una società che non si è ancora uniformate a questa libertà di emozioni e anche nello Stato più democratico esiste una grande variabilità di regioni, comuni, quartieri, famiglie che fanno del proprio campanilismo una corazza impenetrabile, dove il “diverso” è solo teoricamente integrato, ma in realtà non abbastanza accettato. Questo accade per tante categorie, dai disabili agli omosessuali, dagli stranieri alle famiglie allargate, dalle donne ai giovani; apparentemente tutti dichiariamo “la libertà prima di tutto”, limitando però questa libertà a noi stessi o ai nostri cari. Le lotte per la parità di genere son esplose già a cavallo tra 800 e 900, partendo dall’America per poi spandersi lentamente a macchia d’olio, lentamente perché non esistevano ancora i Social Network e le mode si tramandavano grazie a giornali, cinema, radio e tv. Si può riassumere questa nuova ondata di richiesta di parità, come logica conseguenza dell’emancipazione femminile: se le donne possono studiare, lavorare, praticare qualsiasi sport, allora a maggior ragione possono anche pretendere gli stessi trattamenti, gli stessi diritti, la stessa libertà e non si dovrà mai più parlare di femminismo/maschilismo solo quando si raggiungerà una vera parità. Chi critica le vittime che si oppongono a molestie/abusi/violenze, forse non ha ancora raggiunto la maturità emotiva per comprenderla: è difficile parlare di parità se per educazione ricevuta o paura di perdere spazi e potere, alla donna (ma ripeto, anche altre categorie) si danno ruoli, non completamente liberi. Esiste ancora (ma sempre meno), l’usanza tutta maschile di fischiare o molestare una ragazza/donna che cammina ...

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