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Venti di indipendentismo nel ricordo di Lussu
Fa un certo effetto veder sventolare, a Barcellona, tra milioni di “Esteladas” catalane (a strisce rosse e gialle orizzontali con la stella bianca in triangolo blu) anche le “nostre” bandiere coi quattro mori inquartati e bendati. Le prime a chiedere un'indipendenza che i duri fatti (politici) vanno relegando nei meandri delle utopie, dei sogni impossibili, le seconde a porgere solidarietà, a segnale che anche altra gente ha l'ardire di medesimi aneliti. Non tacendo dai distingui che tocca sottolineare per evitare confusioni e velleitarismi “referendari” che oramai ogni forza politica organizzata “sarda” si affretterà a richiedere a “Roma ladrona”, ognuna il proprio. (Mario Pili pare sia arrivato per primo, del resto ha dimostrato e abbondantemente il suo fiuto politico nel ravvisare in toto, e sposare, le pseudo politiche liberiste di quel paladino di libertà che si è dimostrato in vent'anni tale Berlusconi Silvio, già italico cavaliere). E mi fermo qui, che sparare ( e sparlare) sulla cosiddetta classe dirigente politica sarda, d'ogni razza e bandiera, è davvero esercizio velleitario e unanimemente perseguito, la rendita in voti e preferenze, per ora, visto la classe dirigente sin qui cliccata (leggi Raggi e C.), va tutta ai pentastellati e alle schede bianche, queste ultime date dai sondaggisti più in voga in vertiginosa ascesa. Per non sembravi troppo schizzinoso, dirò che andrò a votare per il referendum per l'indipendenza della Sardegna quando, come in Catalogna, la lingua parlata dalla gente ( il popolo) da Cagliari a Sassari sarà il sardo, speriamo non quello “comune”, e l'italiano sarà solo la seconda lingua che i ragazzi sardi impareranno a scuola, insieme a inglese e, giocoforza, anche un po' di cinese mandarino. L'”Unione” e “La Nuova” anche se scritte in sardo avranno un'edizione italiana più limitata, giusto per i continentali frequentatori degli hotel a dieci stelle, anche questi dati in ascesa irrefrenabile e fin da ora (vedi le scelte urbanistiche della giunta Pigliaru). Eppure ci fu un tempo in cui la gente sarda, davvero il popolo tutto, questo referendum lo fece e lo vinse anche, senza neppure doverlo chiedere formalmente allo Stato centrale. Tacquero finalmente i cannoni e le mitraglie che avevano falcidiato la bella gioventù obbligata alle trincee della prima guerra mondiale, la “grande” per antonomasia. Anche i reduci della “Sassari”, la bandiera dei quattro mori listata a lutto pei tanti morti, pesante dalle medaglie d'oro, tornarono a casa e, quelli che non erano mutilati di gambe e braccia, quelli che non erano impazziti nel fango del Carso, ripresero la vita dei campi e delle greggi, delle miniere. Tutti avevano conquistato, inconsapevolmente, una dura laurea in scienze politiche, avevano misurato quale grado di civiltà abitasse nei cervelli dei loro “superiori”, gli ufficiali, i laureati, i signori di sempre. Avevano introiettato che solo uniti si può us ...
Leggi di piùIncontro sulla figura di Giovanni Battista Tuveri
Sabato 2 dicembre andrà in scena la cerimonia di commemorazione per il 130° anniversario della morte dell'intellettuale federalista di Collinas. Per l’occasione si terrà un incontro dibattito, con inizio alle 16, dal titolo “Federalismo e autonomia nella Sardegna contemporanea, G.B. Tuveri nel giudizio dei nostri anni”. A presiedere l’incontro il sindaco locale Franco Cannas, coadiuvato dall’assessore del Comune di Cagliari Danilo Fadda, dall’assessore della Regione Sardegna, dal ricercatore Aldo Accardo, dai pensatori Luciano Carta e Giuseppe Monsagrati e, infine, dal politico Pietrino Soddu. L’incontro è aperto a tutti gli interessati Simone Muscas ...
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