Arbus, il rientro di Sant'Antonio: affascinante intimo, sempre un'emozione.
di Gianni Vacca _______________ Sant’Antonio: il rientro del Santo, sempre una emozione La 327 edizione della festa di Sant’Antonio con il rientro del Santo nella sua dimora abituale posta nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano va in archivio. Ancora una volta bella, emozionante e carica di un phatos unico nella sua specificità. Un momento di raccolta, affascinante, intimo. Il paese è in festa, in fermento. Tanti gli elementi che entrano a far parte di un contesto di così grande suggestione. Per Arbus oltre che un evento è uno stile di vita che accompagna le popolazioni locali nel corso di tutto l’anno. La spontaneità e la partecipazione individuale o in piccoli gruppi, una delle sue componenti più tradizionali, perfettamente integrata nell’organizzazione curata per la parte religiosa dal parroco Don Daniele Porcu e per quella civile, culturale e folkloristica dal comitato “Passu passu cun tui Antoni Santu”, dalla neonata Associazione Culturale “ Gruppo Sa Ramadura Arbus”, dalla Confraternita e dalla Pro Loco. Presenti numerose autorità civili, tra i quali l’onorevole Gianni Lampis nel doppio ruolo istituzionale e di partecipante attivo nel cammino verso Santadi, autorità militari e tantissimi sindaci del territorio. La messa del sabato celebrata dall'Arcivescovo Mons. Roberto Carboni. Rinviati a data da destinarsi per ragioni meteo i fuochi artificiali, non sono invece mancati nel momento in cui Antoni Santu sale le scale e varca l’antico portone d’ingresso della chiesa parrocchiale gli applausi carichi di religiosità e devozione dei fedeli. L’edizione appena conclusa verrà ricordata con ogni probabilità come quella della completa rinascita post covid, superba e solenne, fortemente partecipata dalla presenza di migliaia di fedeli e dove per la seconda volta (la prima risale all’edizione del 2018) fa capolino e scende in campo anche la tecnologia e il progresso informatico con una novità quasi assoluta: la diretta Streaming curata da Sardegna Live con il commento affidato a Giuliano Marongiu , guru mediatico moderno di una sardità sempre più in forte, che ha regalato ai tantissimi emigrati sparsi un po’ dovunque e alle persone che per un motivo o per l’altro non potevano essere presenti, tutte le fasi della partenza della festa. L’iniziativa ha così portato nel piccolo schermo fuori dai suoi confini territoriali, ma anche nazionali, questa grande antica ricorrenza con numeri di ascolto che vanno ben al di là delle più rosee previsioni. Finora nei vari social registrate migliaia di condivisioni e un numero imprecisato di visualizzazioni. Numeri in ogni caso destinati ancora a salire che vanno ad aggiungersi all’imponente marea umana che sia ad Arbus che a Guspini e lungo tutti i 33 kilometri del pellegrinaggio ha accompagnato il cammino del Santo. La sacralità del cocchio ha rubato parecchi scatti ai tanti turisti presenti. Così come la sfilata coloratissima e ricca di tradizioni ...
Leggi di piùC’era una volta l’agricoltura
di Francesco Diana _______________________________ …“C’era una volta l’agricoltura…”, sarà questa una delle tante storielle che i futuri nonni si troveranno a dover raccontare ai nipoti nelle prossime generazioni in un mondo che verrà, mettendo in soffitta le certezze maturate nel corso dei secoli, quelle che hanno consentito al genere umano vivere e operare da millenni nel pianeta “Terra” in una sorta di simbiosi, dove spesso l’egoismo dell’uomo ha prevalso nei confronti della natura che l’ha ospitato. Tuttavia, agricoltura e allevamento sono state le prime importanti attività svolte dall’uomo per soddisfare le proprie crescenti esigenze vitali, attività che in qualche modo hanno contribuito forzare le ferree leggi della natura contribuendo a turbare, nel tempo, il naturale equilibrio fra i suoi elementi. Tutto ciò poteva avere una giustificazione valida se motivata dal crescente incremento della popolazione mondiale e dalle conseguenti accresciute esigenze. Tale giustificazione, però, è venuta meno nel momento in cui l’intervento dell’uomo sulla natura, è stato determinato da questioni d’interesse economico che hanno portato, per ragioni di competitività, a una forzatura dei processi produttivi. Tale strategia, come conseguenza, ha condotto a delle competizioni impari fra i contendenti, dalla quale la nostra agricoltura è stata una delle prime a uscirne con le ossa rotte. Col tempo è stata poi la stessa agricoltura mondiale a uscire malridotta dalla competizione, allorquando ha cessato di essere l’unica fonte capace di produrre quanto necessario a soddisfare le esigenze alimentari dell’umanità intera, soppiantata in ciò dagli alimenti artificiali di sintesi, ideati più per il conseguimento di obiettivi di natura economica, che per soddisfare le crescenti esigenze alimentari dell’umanità intera. Prescindendo dai danni ambientali che l’attuazione del ciclo produttivo di tali alimenti non mancherà di produrre, tenuti fino al momento nascosti per questioni di opportunità, nulla è dato a sapere sulla risposta del fisico umano al consumo di tali prodotti. È invece facilmente intuibile il ritorno in termini di ricchezza per coloro i quali, per primi, riusciranno a conquistare il mercato, al momento identificabili nei noti gruppi finanziari che da sempre operano nel settore della ricerca e della sperimentazione, che egoisticamente antepongono al nobile interesse riguardante il soddisfacimento del fabbisogno alimentare, quello specifico di natura economica. Oggi sono in molti a parlare dei danni ambientali causati dalle sempre crescenti esigenze dell’uomo, salvo poi omettere di promuovere le iniziative necessarie, rinunciando almeno in parte a quei privilegi che l’insofferenza umana ha conquistato a danno della natura stessa. Ovviamente il settore che per primo è destinato a subirne le conseguenze è quello da sempre il più debole, l’agricoltura nello specifico, nei secoli attività ...
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