Arbus, per il progetto dell'Ecoparco Dune di Piscinas-Montevecchio la Fondazione per il Sud ha concesso una proroga fino al 28 aprile
di Mauro Serra ________________________ Marco Imperiale, direttore generale della Fondazione, ha prorogato al 28 aprile la data di scadenza per la presentazione del progetto dell'Ecoparco Dune di Piscinas-Montevecchio in attesa che ad Arbus venga nominato il commissario. «L’iniziativa coinvolge principalmente il terzo settore e deve essere sostenuta dai Comuni di Arbus e Guspini, in caso contrario il progetto non può avviarsi - ha commentato il presidente della Fonadazione - .I Comuni devono trovare un’intesa per una gestione condivisa». Il commissario, dopo aver sentito tutte le forze politiche, di volontariato e ambientali di Arbus potrebbe firmare la delibera, già preparata dalla amministrazione Concas, per dare via libera a un bando pubblico per la gestione degli immobili. Tutta la popolazione è in attesa, con ansia, di vedere l’evoluzione della questione. Il progetto deve avviare una condivisione fra pubblico e privato. La gestione di parcheggi, del ristorante il Corsaro in Costa Verde, il camping di Sciopadroxiu, la fruizione del parco nelle dune e servizi presenti a Montevecchio, offrendo ai turisti la fruizione dell’intera area (da Montevecchio, Ingurtosu, Piscinas e viceversa). La mobilità territoriale con un trenino e bus navetta elettrici. La creazione di alcune aree attrezzate per l’accoglienza in due punti strategici dei rispettivi comuni e la creazione di un’ulteriore area attrezzata di completa integrità ambientale accanto alle dune di Piscinas. Il progetto però non ha messo tutti d’accordo L’ex sindaco Andrea Concas aveva posto a suo tempo interrogativi alla Fondazione su alcune criticità e problematiche avanzate da più parti sia nella popolazione sia tra alcune associazioni arburese. L’amministrazione comunale di Arbus aveva rivisitato il progetto esprimendo però perplessità per la zona a traffico limitato nel tratto di strada Ingurtosu-Piscinas, Piscinas-Su Pistoccu perché poteva essere intesa come una privatizzazione del territorio. Anche la chiusura del parcheggio di Piscinas e l’accesso al parco con il pagamento di un pedaggio ha comportato dei mal di pancia. Al posto del pedaggio, l’amministrazione guidata da Concas aveva proposto una “tassa” ambientale con il ricavato da destinare alla manutenzione della strada». Ma ci sono anche altri nodi da sciogliere e tensioni da cercare di placare: alcune perplessità, a esempio, sono sorte dopo alcune dichiarazioni di Tarcisio Agus che ha affermato di essere «tutor e animatore del progetto di stesura e responsabile delle linee esecuzione». Secondo alcuni, Agus, dopo i fallimenti nella gestione del Parco geominerario, non potrebbe proporsi come tutor del progetto, ma dovrebbe lasciare spazio a persone competenti nel settore turistico, economico. Secondo Legambiente, il progetto e le risorse devono essere gestite in modo oculato: «Certamente le risorse vanno utilizzate prevalentemente per l'infrastrutturazione funzionale, limitando ...
Leggi di piùCinque uomini per un Presidente; la storia di una scorta coinvolta nella strage di via Fani
di Giovanni Contu _________________________ Avventurarsi nel racconto sulla strage di via Fani comporta inevitabilmente il rischio di sconfinare nella retorica, come spesso accade quando si parla di eventi epocali. Conosciamo sempre troppo poco sul sacrificio di quanti agiscono nell’ombra, che arrivano dalle periferie, che quasi sempre assumono un profilo di secondo piano, rispetto ai grandi personaggi. La domanda di sempre, “Chi costruì Tebe dalle sette porte?” risuona costantemente negli avvenimenti del nostro tempo. Nei meandri oscuri del dramma conclusosi - o cominciato a seconda dei punti di vista - in via Caetani, con il suo recente “Gli eroi di via Fani” edito da Longanesi, Filippo Boni ci offre un validissimo contributo per conoscere meglio questi cinque servitori dello Stato e le loro famiglia, il cui sacrificio ci riporta sul bisogno di approfondire, doverosamente, la consapevolezza sui “corsi e ricorsi” della storia. Condividiamo in pieno il passo di Mario Calabresi nella prefazione; al termine della lettura potremo dire di averli conosciuti in vita. Efficacissimo nella capacità narrativa, Boni compone, in un giusto equilibrio che si intreccia fra abilità descrittiva, coinvolgimento emotivo e approfondimento storico, un quadro sulle vicende personali e professionali che accomunano gli agenti della scorta di Aldo Moro in quel fatale 16 marzo 1978. Se il capitolo sul terrorismo brigatista può dirsi “esaurito e irripetibile” – riferendoci alle parole di Mario Moretti su cui Indro Montanelli chiosò con un sommo rendimento di grazie – i fatti sopravvivono nella testimonianza dei posteri, che viene tramandata in varie forme, anche per mezzo di un libro come questo, valido per ricordare uno statista non comune, cinque uomini delle forze dell’ordine assegnate alla sua protezione, prima del “diluvio” che cadde impetuoso di cui ancora non comprendiamo esattamente l’origine. Gli eroi di via Fani. Filippo Boni, Longanesi ...
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