Asl 6 Medio Campidano: Antonio Lorenzo Spano è il nuovo direttore generale

di Maurizio Onidi ___________________   Con un incarico triennale, “Si è insediato questa mattina Antonio Lorenzo Spano, nuovo Direttore Generale della Asl 6 del Medio Campidano, a seguito della deliberazione della Giunta regionale della Sardegna del 31 dicembre 2025”,   si legge nel comunicato stampa emesso dalla direzione della Asl Medio Campidano. Antonio Lorenzo Spano, laurea in discipline economiche, individuato tra i professionisti inseriti nell’elenco nazionale dei direttori generali, “ha all’attivo diversi master in ambito manageriale, dalla direzione di strutture sanitarie al controllo di gestione, oltre a percorsi di alta formazione presso istituzioni nazionali” “Nel sistema sanitario regionale ha ricoperto ruoli apicali, tra cui quelli di Direttore Amministrativo, Commissario e, dal 2022, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Sassari. È stato inoltre coordinatore regionale e membro del Direttivo della FIASO, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, che rappresenta le aziende del Servizio Sanitario Nazionale e promuove lo sviluppo del management pubblico” si precisa nel comunicato. «La priorità sarà costruire un modello di sanità fondato sull’ascolto e sulla centralità delle persone, rafforzando l’umanizzazione delle cure e la prossimità dei servizi. Ogni scelta dovrà maturare attraverso un confronto costante con le istituzioni regionali, i sindaci del territorio, le organizzazioni sindacali e le associazioni, perché solo una collaborazione reale consente di offrire risposte efficaci e coerenti ai bisogni dei cittadini” ha dichiarato il neo direttore generale all’atto dell’assunzione dell’incarico. ...

Gruppi scout provenienti da diversi paesi della Sardegna e da Brescia si sono incontrati a Montevecchio e Ingurtosu

Filo conduttore dell'incontro: lo sfruttamento, in particolare quello minorile ____________________________   di Sandro Renato Garau _________________________   Sessanta partecipanti dei clan scout Agesci dei gruppi Guspini 1, Oristano 1, Nuoro 1, Nuoro 2, Nuoro 4, Abbasanta 1, Siniscola 1, Brescia 7 si sono ritrovati per camminare insieme nel territorio minerario di Montevecchio e Ingurtosu. Filo conduttore scelto lo sfruttamento, in particolare quello minorile. Tre giorni di strada intensi, una mini ruote che ha preso avvio dalla sede Scout del Guspini 1, il giorno 2 gennaio, dove Capi e ragazzi/e hanno incontrato un prete eccezionale “Padre Alvarez, sacerdote a Ventimiglia, che ha fondato una onlus e che ha sottratto migliaia di ragazzi alla schiavitù delle coltivazioni di coca nel suo paese”. Una testimonianza che ha messo in evidenza le contraddizioni di un mondo profondamente ingiusto. Così scrive uno dei contadini che raccolgono la coca: “Il problema non è nostro: viene da lontano. Noi la coltiviamo, ma all’estero è dove va a finire. Sono i gringos che se la mettono nel cervello, dai più poveri alla più alta società. Noi, lavoratori a giornata, raccogliendo le foglie di coca sopravviviamo”. Quasi una provocazione. Un’ingiustizia. Il secondo giorno tappa a Montevecchio dove il gruppo ha incontrato i membri dell’associazione di minatori Sa Mena, che quest’anno compie i suoi 25 anni. I minatori hanno raccontato, partendo dai giacimenti minerari, del lavoro necessario per farli produrre e dei lavoratori che con fatica hanno carpito il minerale alla montagna, sino dal 1848. Messi gli zaini in spalla, dalla piazzetta che ricorda le bambine morte in miniera si sono avviati per un ripido sentiero verso il Cantiere minerario di Azuni, dove ad attenderli c’erano alcuni testimoni, tra questi la scrittrice Iride Peis che ha ricordato la tragedia del 4 maggio 1871 quando, per il crollo di un deposito d’acqua posto sul camerone dove riposavano, morirono in 11, donne e bambine. Ancora zaino in spalla si è iniziata a percorrere lo sterrato che attraversa i cantieri minerari di Ponente sino ad Ingurtosu dove hanno potuto riposare e giocare. Sì, giocare, perché il gioco mette allegria e lo si fa per gioco, appunto. Qui, in un salone messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Arbus, hanno potuto sentire l’ultima testimonianza, quella dell’architetto Vinci che ha narrato della nascita e delle vicende che hanno accompagnato le miniere di Ingurtosu. Prima di cena la Messa officiata dal parroco della Parrocchia di san Sebastiano di Arbus don Daniele Porcu, che ha portato giovani e adulti a riflettere sul valore della propria vita e sulla necessità di diventare, ciascuno, per la sua parte, costruttori di pace facendo propria la parola di Cristo che crea, che vuole pace. I saluti del sindaco e dell’amministrazione tutta con l’invito a tornare in questo territorio, sono stati portati dall†...

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