Per la Tharros una dolorosa e lenta agonia

Il calcio in Sardegna rischia di perdere una delle sue società più importanti, tra le più gloriose e antiche: la Tharros di Oristano. La società  dopo anni di insignificanti risultati sportivi e crisi societarie sembra essere ormai giunta al capolinea. La Tharros  zero punti, ultima nel girone B della prima categoria  domenica è incappata nell’ennesima figuraccia stagionale presentandosi con meno di sette uomini (il minimo previsto dal regolamento federale) all’incontro con La Gioventù Samassi. L’ennesimo episodio, forse l’ultimo atto di una vicenda che giorno dopo giorno sembra assumere contorni sempre più grotteschi  dopo quello verificatosi appena sette giorni fa quando  i biancorossi subirono la sconfitta  a tavolino con l’Atletico Narcao per aver utilizzato alcuni giocatori non tesserati. Oristano assente ma anche vittima . La Tharros uno dei simboli cittadini fondata come polisportiva  nel lontano 1905 e affiliata alla F.I.G.C. nel 1938 con alle spalle  una ventina di presenze nella serie D e un vivaio da sempre autentico fiore all’occhiello di tutto il territorio sembra avere le ore contate. Si tenta un salvataggio in extremis grazie ad alcune frenetiche  trattative che tengono fortunatamente ancora  acceso il lumicino della speranza. Operazione difficile ma non impossibile. Gianni Vacca ...

Tzia Antonica Racis: dalla parte degli ultimi

[caption id="attachment_24592" align="alignleft" width="210"] Antonica Racis[/caption] Tzia Antonica Racis era nata a Guspini nel 1883. Si era sposata ancora giovane con Silvio Fanari, studente in legge, impiegato del Comune che durante la Grande Guerra era caduto a Caporetto nel tragico ottobre del 1917. La vedova aveva trentaquattro anni e quattro figli, l’ultimo dei quali nato solo tre mesi prima della morte del padre. Senza lavoro e priva di un’istruzione poteva contare esclusivamente sulle sue forze. Donna coraggiosa e tenace non si arrendeva mai. Lavorava la propria campagna fino a quando, nella prima metà degli anni Venti,  arrivò la tabaccheria: una concessione del governo alla vedova di guerra. Questo le consentì una maggiore sicurezza economica ma non le impedì di continuare ad occuparsi del lavoro in campagna. Come tanti, partiva alle prime luci dell’alba a prendere legna, lavorare la vigna, raccogliere mandorle o olive. Generosa e altruista non ammetteva ingiustizie. Spesso vedeva passare nella piazza principale davanti alla sua  tabaccheria  vagabondi, ragazzi orfani, malati, mendicanti: i poveri del paese, affamati e senza casa. Tzia Antonica cominciò così la sua missione: procurava cibo, coperte, vestiario raccogliendoli fra le persone generose e sottraendo alla sua famiglia una parte delle già magre risorse. Solo dopo molto tempo era riuscita ad alloggiare i poveri in una casa vicina alla propria abitazione. I primi furono Esterina e sua sorella Antonietta, Egidio, portato lì ancora bambino, Ameliedda, anche lei all’epoca molto giovane e tuttora ospite della Casa Anziani, Angèlicu, Antonichèddu, Mariangiula e tanti altri…Is Poburus. La sistemazione era comunque precaria e bisognava sempre che tzia Antonica si servisse della sua abitazione come centro operativo, aiutata da Esterina e Antonietta che provvedevano alle quotidiane incombenze nell’alloggio e organizzavano la vita al suo interno. Era sostenuta da una grande fede che la portava sempre dalla parte degli “ultimi” in una società dove il consumismo non esisteva e si lottava per la sopravvivenza. Aveva trovato la serenità di chi sente di aver fatto le cose giuste per un dovere sociale oltre che cristiano. [caption id="attachment_24593" align="alignleft" width="854"] Antonica Racis nella sua Tabaccheria di via Gramsci[/caption] Intorno agli inizi degli anni Cinquanta venne offerto per ospitare i poveri un altro edificio in via Garibaldi, sito dove attualmente si trova l’oratorio San Domenico Savio, che fu la prima sede ufficiale di quello che allora veniva chiamato Su Recoveru. Il numero degli ospiti cresceva, tzia Antonica continuava a prestare la sua opera e coordinare l’attività  della casa, ma occorreva una presenza interna per provvedere in maniera più accurata a tutti i  bisogni. La gestione passò quindi nelle mani dell’amministrazione comunale, si provvide a costruire un apposito edificio dove all’inizio degli anni Sessan ...

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