U. s. Lunamatrona: cambio al vertice e nuovo organigramma

Dallo scorso luglio, il presidente della società calcistica locale, Roberto Moi, ha lasciato l’incarico dopo otto anni di onorato servizio; a succedergli è stato Augusto Cancedda nominato, previa elezione, come nuovo presidente dell’U.S. Lunamatrona. Questo il nuovo organigramma, oltre al già citato nuovo presidente: a ricoprire il ruolo di suo vice sarà Maurizio Setzu, quello di segretario lo storico factotum Fausto Podda (presente sin dagli anni ’80, periodo della scalata della società lunamatronese sino al campionato di Promozione), mentre Peppuccio Spiga sarà il cassiere. Questi, invece, i nomi dei consiglieri: Efisio Setzu, Corrado Podda, Fabrizio Garau, Alessandro Ecca, Luca Cau, Alberto Marongiu, Gianluca Urracci, Mino Pilloni, Marco Garau, Emanuele Zedda e, appunto, l’ex presidente Roberto Moi. La rinnovata società gestirà la squadra biancoceleste che disputerà il prossimo campionato di Seconda Categoria oltre che nelle rappresentative giovanili; diversi i volti nuovi nel settore tecnico dove fra tutti spicca quello del nuovo allenatore Tony Marras che sostituirà Luca Rugiu sulla panchina del Lunamatrona. «Ringrazio gli elettori che mi hanno dato fiducia - commenta Augusto Cancedda - La speranza è quella di riuscire a portare avanti, nel migliore dei modi e con impegno, il ruolo che mi è stato affidato. Un presidente da solo non va certo lontano, ma sicuramente col supporto dei consiglieri eletti e di tutti i soci riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi. L'intento primario è indirizzare i ragazzi al benessere psicofisico tramite l'attività sportiva con il motto di "mens sana in corpore sano". Un grosso ringraziamento, ci tengo a sottolinearlo, va al nostro ex allenatore Luca Rugiu (ora sulla panchina del Segariu ndr) per ciò che ha fatto in oltre un decennio di militanza sia da allenatore sulla panchina della prima squadra che in quella delle giovanili. Mi piace ricordare che questo nuovo corso rappresenterà il proseguo del lavoro proficuo che in questi quarant'anni i nostri predecessori hanno svolto con costanza e impegno». Simone Muscas ...

“Sa catalufa tzacarramanu”: la pasta sardarese

A leggere i documenti ufficiali, in un primo momento, si potrebbe pensare a una cosa goliardica: ”l’Accademia della Catalufa tzacarramanu”. Così non è. A Sardara, Agostino Piano,  Francesco Mascia, Marianna Virdis, Gregorio Onnis e Ilenia Cilloco, partendo dal grano “Arista niedda”, hanno ricavato una semola, con la quale produrre “Sa catalufa tzacarramanu”: nome curioso dato a della pasta fresca a forma di “dischetto”, variabile dai tre ai sette centimetri di diametro. In passato veniva preparata, nelle aie, dagli uomini, prima de “S’incungia”, ovvero prima che il grano venisse portato a casa. Condita con sugo di pomodoro, chiamato “bagna burda”, o semplicemente con formaggio fresco sciolto nell’acqua di cottura, viene adagiata su delle fette di pane raffermo e quindi ricoperta da pecorino. Gli accademici, in tempi recenti, hanno presentato al pubblico di Sardara e non, il loro prodotto. Ma c’è di più. La catafula tzacarramanu, ora è stata inserita nell’elenco dei Pat (prodotti agroalimentari tradizionali). L’iter è stato avviato dal vice sindaco Ercole Melis e dalla Pro Loco. Il grano è prodotto nelle campagna di Sardara da “Sa Laurera”, azienda agricola ecosostenibile, di proprietà dei coniugi Francesco Mascia a Marianna Virdis. Un’altra coppia, Agostino Piano e Ilenia Cilloco, amanti delle tradizioni e operatori culturali, hanno fatto buona parte delle ricerche storiche. La prima “uscita” pubblica della “Catalufa tzacarramanu” ha riscosso un buon successo. La riscoperta di antiche pietanze, va letta sotto diversi modi. Un ritorno al passato, che profuma  di umanità, fratellanza e aiuto reciproco; mangiare in modo genuino e perché no, cercare anche di farne una piccola fonte di reddito. Non sarebbe poi male se la pasta sardarese, come le “lorighittas” di Morgongiori, venisse prodotta in quantità accettabili. Una variante, de Is catalufas tzacarramanu, data dalla necessità di produrre un piatto rapidamente, al rientro dalla campagna, veniva preparato  dalle donne. Utilizzando l’impasto per il civraxu o con i ritagli della pasta per i ravioli (tallutzas). Dopo la cottura il condimento può essere semplicemente con formaggio fresco sciolto nell’acqua di cottura delle stesse. Quest’ultima, si potrebbe chiamare una variazione sul tema. L’ Accademia sta cercando di fare in modo che la pasta venga fatta come si faceva una volta: lavorata con le mani ma senza l’ausilio di un tavolo. La lavorazione particolare conferisce a “is catalufas” ,la leggerezza che la contraddistingue. Un piccolo aneddoto: lo chef si chiama Gregorio e buona parte del grano arriva da terreni coltivati in località “Santu Gregoi”( San Gregorio). E proprio durante la festa di San Gregorio, festa in cui i contadini rinnovano i contratti agrari a Sardara, si è svolta la sagra “ Su Trigu Ariseu Oi e cras”. In quell’ambito, il vice sindaco Ercole Melis ha ufficializzato l’iscrizione nell ...

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