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I “Frades Paddeu” di Orani portano la Sardegna a Milano

Erano i primi anni '60 quando Luchino Visconti prese dal “Ponte della Ghisolfa” di Testori l'idea che portò a mutare in cinema la storia di “Rocco e i suoi fratelli”, il sud che migrava a Milano in cerca di lavoro e riscatto sociale. Altri tempi, oggi Roberto e i suoi fratelli, Fabio e Valerio, Paddeu da Orani, barbagia di Sardegna, se ne vengono loro a colonizzare la capitale meneghina. In fondo a via Mazzini, ci si lascia alle spalle piazza Duomo, inusitatamente con più piccioni che turisti, causa virus che non ne vuole sapere di azzerarsi, e là in fondo si intravvede la statua bronzea di Giuseppe Missori, generale che seguì ben altro Giuseppe, di cognome Garibaldi, in tutta la sua epopea risorgimentale. E speriamo che nessuno la voglia buttar giù anche se questo generale, su di un cavallo che pare lì lì per tirare le cuoia, era nato a Mosca nel 1911, e l'autocrate Putin quindi ben al di là da venire. I tre fratelli sardi hanno scelto di impiantarvi il loro ristorante. Il loro locale. Si tratta, come è ovvio, non tanto di dare da mangiare e bere alla “gente bene”, anche quello naturalmente, ma il progetto di fondo è più ovvio, esibito: si tratta di vendere, offrire, la Sardegna. Usando a cornice tutto quel po' po' di storia milanese, e non solo, che vi dicevo. Una scommessa che loro hanno già vinto nella loro isola, in quel di porto Cervo, e che, visto il successo ottenuto, hanno deciso di replicare in terra meneghina. Inutile sottolineare come, oggi primo di luglio, ben altra festa si sarebbe fatta all'inaugurazione, alla faccia di ogni distanza sociale e di mascherine di ogni tipo, tocca rimandare a tempi meno virulenti, e allora sarà veramente “festa manna”. Oggi rivedo Roberto da che, erano sei anni fa, giovane “chef” al “Four Season” alla corte di Sergio Mei da Santadi, faceva i suoi primi passi nel “mare magnum” della ristorazione che conta. Insieme ad altri due suoi connazionali aveva presentato, al circolo sardo di Vimodrone, una delle sue ricette (pasta di grano duro “Taccone” condita con anguilla e asparagi selvatici appena scottati, abbinata a un “Karmis”, un bianco secco di Contini da Tharros) e mi aveva raccontato di lui. I tre anni da Gualtiero Marchesi, a Parma, dopo le scuole superiori, la stagione estiva in Versilia. Insomma un ragazzo (è del '91) pieno di entusiasmo e ricchissimo di sogni. Che si sono avverati, con un andamento che ha del favoloso. Da dire che Roberto non è uno che ami dormire su allori di sorta, leggo che dopo l'esperienza milanese è andato a farsi le ossa prima presso la Locanda Margon, sulle colline di Trento, reggia dei vini Ferrari, e poi con un salto che più da canguro non si può, a Sidney presso il ristorante “Pilu at Freshwater”, di Giovanni Pilu, da Padria, che ha portato in Australia la cucina sarda, con un successo a carattere internazionale.   Il nostro eroe, rientrato in Sardegna, ha avuto l'intuizione che il tipo di bottega che uno potev ...

“Libri a passeggio” per vivere la lettura in luoghi non convenzionali: il secondo appuntamento a Villacidro

È fissato a giovedì 20 agosto alle 18.30 il secondo appuntamento con la rassegna “Libri a passeggio”, organizzata da Il club di Jane Austen Sardegna, a Villacidro nel Mulino Cadoni. Ospite della serata, la giovane autrice Angelica Grivel Serra che presenterà il suo romanzo d’esordio “L’estate della mia rivoluzione” (Ed. Mondadori). A dialogare con l’autrice sarà Giuditta Sireus, direttrice artistica del circolo letterario. L’ingresso è aperto a tutti.   ...

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