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Casa: elenco dei lavori senza autorizzazione

La lista delle prime 58 opere che saranno considerate in regime di edilizia libera in tutta l’Italia è diventata realtà. È stato di recente pubblicato in Gazzetta ufficiale, la n. 81 del 7 aprile scorso, l’elenco delle opere che non richiedono un titolo abilitativo, ovvero Cil, Cila, Scia o permesso di costruire. Un provvedimento che ha come obiettivo quello di fare chiarezza alle diverse  interpretazioni di regioni e comuni, i quali indicavano l’adozione di comportamenti per i cittadini spesso fra di loro in contrasto. Quanto indicato ora in Gazzetta ufficiale si applicherà senza bisogno di ulteriori atti di recepimento. La decisione di trasparenza su un aspetto spesso oggetto di controversia, consente anche un forte impulso all’economia, in quanto tante volte i lavori venivano rinviati o annullati per l’incertezza sulla loro esecutività. IL PROVVEDIMENTO Si attua così un precedente dispositivo di legge del 2016, il quale già conteneva una tabella dei vari interventi edilizi. Infatti, già nella tabella del 2016, risultano libere le manutenzioni ordinarie e le pompe di calore, oltre ai manufatti leggeri in strutture ricettive, l’eliminazione di barriere architettoniche, i pannelli fotovoltaici, gli elementi d’arredo. Praticamente, vengono messe in edilizia libera alcune opere di arredo da giardino oggetto di frequente contestazione: muretti, fontane, ripostigli per attrezzi, ricoveri per animali. Ma anche gazebo e pergolati. Una semplificazione che riguarderà anche l’adeguamento degli impianti di estrazione fumi, spesso oggetto di contenzioso nei rapporti tra vicini. [caption id="attachment_20252" align="alignnone" width="600"] L’ATTIVITÀ EDILIZIA LIBERA[/caption] BARRIERE ARCHITETTONICHE Il provvedimento interviene anche sulle barriere architettoniche. Ad esempio, nei centri storici, le barriere architettoniche potranno essere eliminate senza alcuna autorizzazione se il dislivello resta nei 60 centimetri. Inoltre, non è richiesta l’autorizzazione paesaggistica nei centri storici solo se le opere stesse sono invisibili da aree pubbliche. AGEVOLAZIONE FISCALE Anche per questi interventi per i quali non è più necessario alcun permesso, resta comunque fattibile, la possibilità di richiedere le detrazioni fiscali. Sarà sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, nella quale sarà indicata la data di inizio dei lavori, attestando che gli interventi rientrino tra quelli agevolati. A supporto di questo adempimento, serviranno le fatture per provare lo svolgimento dei lavori e i pagamenti effettuati tramite relativo bonifico. Dott. Antonio Begliutti Commercialista ...

Se dico B. R. cosa ti viene in mente?

Questo mese appena trascorso segna la ricorrenza quarantennale di una data che ha segnato profondamente la nostra storia italiana e che da noi rappresenta, per antonomasia, l’espressione del terrorismo brigatista. Non entriamo nella questione di merito sulla vicenda, sui precedenti, gli sviluppi e sul destino dei protagonisti dell’epoca e men che meno nelle intenzioni e nelle conseguenze delle loro azioni. Molto più semplicemente, se ad uno studente qualsiasi, in modo del tutto casuale, chiedessimo: «Se dico B. R. nel 1978, cosa ti viene in mente?» come risponderebbe? Ebbene, ci abbiamo provato. Al primo tentativo la risposta è stata: «Non saprei… cos’è, un concorso?»  Fortunatamente al secondo tentativo è andata diversamente; la risposta è stata «La Russia» e quindi un terzo studente ci risponde «Quello dei comunisti».   La domanda è stata posta con ambiguità?  Non ci sembra; gli stessi brigatisti chiamavano sé stessi «Brigate Rosse» e come tali si sono presentati nella nostra società. Logica vorrebbe che i loro interlocutori, in quel modo avrebbero dovuto riconoscerli e come tali storicamente sono rimasti. I ragazzi leggono poco, si disinteressano della storia e sono disaffezionati alla politica. Questo vale però anche per molti adulti. Evidentemente non è solo un problema della scuola che, secondo alcuni zelanti riformatori, dovrebbe adoperarsi in modo efficace e gradevole - possibilmente in cinque, massimo otto anni - per una riqualificazione etica, comportamentale, culturale e professionale degli studenti che garantisca agli uomini di domani un solido futuro. Al tempo della nostra infanzia, quando eravamo bambini della scuola elementare, in paese capitava di aver a che fare con un uomo di spirito; non era un insegnante ma quando lo si incontrava aveva il vezzo e l’abitudine di interrogare le tabelline, o almeno questa era l’impressione. Al saluto, guardandoci negli occhi, faceva seguire un improvviso «Sette per otto» con una vaga espressione interrogativa. Non era una curiosità; nemmeno una domanda o un ordine preciso. Non ci veniva chiesto, di fatto, alcunché. I gli esperti della comunicazione oggi avrebbero faticato nell’inquadrare precisamente quel tipo di espressione.  Veniva subito da dire «cinquantasei», ma non era di certo automatico. Le alternative potevano essere due; la buona memoria o la velocità di calcolo. Non era punto scontata la sicurezza in una situazione imprevista - non si capiva quale fosse la reale intenzione del nostro simpatico interlocutore - ma in ogni caso si percepiva la necessità di dover rispondere. Una cosa è certa; potevamo realizzare immediatamente l’efficacia di quanto la maestra ci insegnava oppure quanto ancora era la confusione su qualcosa che evidentemente non sapevamo; un inizio di sana autocritica. Fare domande, per gli adulti, è ormai fuori moda. Le fanno ancora i bambini; i giovani sono quasi stufi. Peccato. Esco Unattimo ...

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