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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Don Giovannino Pinna, passione per la storia della Chiesa

Molte altre cose si potrebbero scrivere e dire su Don Giovannino ma, a distanza di pochi anni dalla sua scomparsa, è ancora prematuro e, soprattutto, non è facile leggere e cogliere in profondità tutti gli aspetti della sua vita pastorale e conoscere pienamente la sua intimità spirituale. Tuttavia, come ha scritto il teologo Daniel Ramada -che non ha avuto il piacere di conoscerlo- è possibile avvicinarsi «alla sua intimità pastorale e spirituale attraverso i suoi scritti. In essi traspare tutto lo splendore, nello stesso tempo umile e discreto, solido e infrangibile della sua vita pastorale. Posso riconoscere in lui l’immagine di un discepolo che non ha cercato altro che dare risposta alla chiamata del Signore cercando il Regno di Dio e la sua giustizia senza distrarsi nella vanità dell’effimero superfluo». [caption id="attachment_20619" align="alignnone" width="660"] Da sinistra verso destra: don Giovannino, mons. Pablo Galimberti e don Pasqualino Lussu celebrano la Santa Messa nella Chiesa di Santa Barbara. (Villacidro, 18 novembre 2007).[/caption] E tra i suoi scritti, molti dei quali ancora inediti, meritano particolare attenzione le preghiere alla Madre di Gesù, sotto il titolo di Madonna del Carmelo, scritte tra il 2000 e il 2010. Si tratta, infatti, di preghiere che, ogni anno, in occasione della festa della Vergine del Carmelo, Don Giovannino scriveva alla Madre di Gesù, il cui culto era ed è fortemente radicato nella comunità di Villacidro. «Il simulacro della Madonna del Carmelo venerato dai villacidresi –scrive Don Pinna- ha un volto dolce, sorridente, rasserenante che sembra incoraggiare chi lo contempla a lasciarsi catturare dal bisogno di pace e dal desiderio di riscoprirsi dentro per quello che si è, senza apparenze e maschere». Ogni comunità ha il proprio simulacro, ma la Madre di Dio è sempre la stessa, in ogni luogo del mondo e in ogni tempo, alla quale ci si rivolge perché Lei è la Madre del Creatore e Madre di noi creature. Tutti amiamo la vita, ma quante prove, quante difficoltà, quante amarezze. Come è difficile certi giorni mantenere il coraggio! Coraggio di credere, di sperare, di pensare, di pregare e di perdonare, di soffrire, di sorridere, di perseverare e coraggio di vivere. Coraggio nel lavoro, coraggio al mattino e alla sera, coraggio nel portare avanti gli impegni quotidiani, coraggio nelle rinunce, coraggio nella pazienza. In realtà, a scoprire ma, soprattutto, a cercare di far conoscere, anche tra i fedeli che vivono fuori dall’Italia, questo lato della vocazione mariana di Don Pinna è stato un prelato, di origini italiane, che proviene da lontano: Mons. Pablo Galimberti di Vietri, Vescovo della diocesi di Salto, in Uruguay.  La lettura di queste preghiere, «mi ha permesso di scoprire una dimensione mariana di Don Giovannino a me nuova» che Mons. Galimberti non aveva avuto modo di cogliere nei due fugaci incontri avuti con Don Pinna a Villacidro nel 2007 e nel 2008. ...

Emmanuele Deidda il sacerdote più giovane della diocesi

Due anni fa don Emmanuele Deidda, 24 anni, è stato ordinato dall’allora vescovo Giovanni Dettori nella cattedrale di Ales e il giorno dopo ad attenderlo a Villacidro, nella chiesa Sant’Antonio  c'erano amici, parenti e tanti parrocchiani emozionati per la sua prima messa.  Due anni dopo il sacerdote più giovane della diocesi, insieme ad altri sacerdoti,  ogni giorno porta conforto e sostegno alle comunità. Perché ha deciso di diventare sacerdote? «Ho deciso di dire Eccomi ad una chiamata d’amore, perché ho sperimentato nella mia vita l’amore pieno e totale che Dio ha per me». Che ricordi ha dell'adolescenza a Villacidro? «Diversi bei ricordi, grazie alle persone che ho incontrato nel mio cammino di crescita». La vita in parrocchia? «I ricordi in parrocchia sono tanti. Dall’età di 6 anni ho iniziato a fare il chierichetto, per poi da più grande svolgere il mio servizio come catechista e animatore dell’oratorio. Durante il cammino vocazionale, nel Seminario di Villacidro e poi nel maggiore in quello di Cagliari e Padova, la comunità di Sant’Antonio è stata la mia più grande forza. La mia comunità non ha mai smesso di pregare e sostenere le vocazioni al sacerdozio, questo è un sostegno enorme per un giovane». Oggi com'è la sua vita? «La vita di un presbitero è fatta di tanti incontri e impegni. Da tre anni opero come vicario parrocchiale nella Cattedrale di Ales, oltre alla responsabilità dell’ufficio informatico diocesano e alla collaborazione con “Nuovo Cammino”, da qualche mese sono impegnato come segretario del Vescovo Roberto». Cosa le manca del suo paese? «Sono tante le cose che mi mancano. Ma in particolare vedere nel mio amato paese tutti i miei coetanei lontani dalla comunità cristiana come tanti altri giovani. Questo è per me un grande dolore. Spesso penso che comunità cristiana non siamo stati capaci di trasmettere la bellezza dell’essere cristiani, la gioia e la forza che nasce dalla fede». La giovane età è un punto di forza per un sacerdote? «Dipende. Il giovane possiede tanto entusiasmo e forza, però rischia di cadere nella presunzione di poter cambiare il mondo con la sua presenza. La giovinezza se vissuta con maturità è una forza propulsiva, per la comunità alla quale sei affidato, oltre ad essere un segno di testimonianza per i giovani: la Chiesa non è per gli anziani, ma per tutti, sopratutto per i giovani». Quale oggi il progetto al quale è più legato? «Oggi dopo due anni di sacerdozio, mi ritrovo ad essere vice-parroco della Cattedrale di Ales, direttore dell’ufficio informatico diocesano e segretario del  nostro Vescovo Monsignor  Roberto Carboni. Io sono prete per tutti. Il mio cuore non può che poggiarsi verso i giovani e i ragazzi, sopratutto nel cercare di accompagnarli nel loro cammino di crescita umana e di fede. Non smetto di ricordargli di andare controcorrente, di inseguire i loro desideri». Cosa direbbe ai ragazzi che hanno perso la ...

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