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Primi incendi: le fiamme hanno coinvolto il vecchio deposito dell’acqua di Rio Mengas
Sarebbe stato appiccato questa mattina tra le 7:45 e le 8 l'incendio circoscritto che per poche ore, fortunatamente senza produrre danni di rilievo, ha coinvolto l' area del vecchio deposito dell'acqua in località Rio Mengas, nei pressi di via Verdi. A notare il fumo elevarsi dalla pendenza Filippo Usai, 20 anni, volontario Volsoc , che dopo aver messo in sicurezza e appurato la natura dolosa del rogo ha prontamente chiamato i soccorsi. Il successivo intervento dei mezzi di protezione civile, impegnati nella bonifica dell'area, ha scongiurato ogni pericolo. «Da ormai qualche tempo, a giudicare lo stato dell'area, il vecchio deposito è diventato rifugio di incivili - specifica il giovane volontario - e viene quotidianamente deturpato da ogni genere di rifiuti, incluse siringhe. Il rogo di stamattina non é che l'ennesima prova della mancanza totale di rispetto verso il verde di questa zona. Abbiamo inoltrato diverse segnalazioni al Comune - prosegue Filippo Usai - ma è difficile agire laddove alla pulizia del luogo al mattino gli incivili rispondono con l'abbandono e il degrado a tarda sera. Decisamente sarebbe opportuna una maggiore vigilanza». Francesca Virdis ...
Leggi di piùCase in terra cruda: specie protetta in via di estinzione
Nella paesaggistica è invalsa l’abitudine, sia da parte dei pittori che dei fotografi, a favorire, come soggetto, un paesaggio montano, spesso con l’immancabile laghetto, o marino o anche boschivo. Molto raramente si preferisce e si prende in considerazione la campagna nei suoi molteplici e mutevolissimi aspetti. Eppure essa, a differenza del paesaggio montano, marino o lacustre, è notevolmente più varia, ed è quella che, nell’arco di un anno, offre al nostro occhio una infinità di variazioni cromatiche. Si può senz’altro affermare che, sia nelle forme che nei colori, la campagna muta radicalmente il suo aspetto quasi ogni mese e in modo molto incisivo: i vigneti, gli ulivi, le varie messi e i fiori di campo mutano continuamente sia nelle fogge che nei colori; persino le “vecchie case campidanesi di campagna in ladrini”, in essa immerse, subiscono la stessa mutevolezza man mano che cambia il contesto che le circonda. Le case in terra cruda sono un patrimonio importantissimo, un pezzo della nostra storia che stiamo perdendo nei centri abitati e nelle campagne nonostante la tutela della normativa e le buone pratiche di alcuni gruppi di persone, che ci ricordano un passato utile per recuperare moderni concetti di bio-edilizia e di architettura tipica sarda. Anche nelle campagne esistono molti edifici costruiti in mattoni crudi ‘ladrini’. Alcuni in ottimo stato, la maggioranza distrutta. Nella parlata popolare questi edifici erano chiamati ‘furriadrosgius’. La terra di cui sono fatte queste abitazioni agrarie ha lo stesso colore del campo dove sorgono, la superficie dei muri è continua, con una bellissima grana dorata. Questa tipologia di abitazione della Sardegna, costruita con la tecnica del mattone crudo essiccato, è la stessa dei pueblo del Centro America, ma, dalla fine degli anni ’60, in molti centri dell’Isola si sta estinguendo. Storia, tecnica e cultura Per ripopolare le campagne furono costruite case, lì dove i pastori e contadini lavoravano, volute dal governo sabaudo, per avviare tentativi di riforma agraria. Nel 1938, con l’intento di spostare la residenza-permanenza dei lavoratori rurali negli agri, il governo di allora avviò politiche di esproprio dei beni della Chiesa concedendo appezzamenti ai contadini. Costoro da servi si ritrovarono improvvisamente proprietari, ma proprietari senza mezzi economici: per cui edificarono con materiali che non dovevano acquistare dalle fornaci ma potevano trovare in loco forniti dalla terra. Terra, appunto, e paglia sminuzzata, poi rami, canne, tronchi di quercia e d’olmo. Terra smossa, accumulata, bagnata e lavorata dalle zampe delle vacche che la condivano con letame, e producevano mattoni crudi 40x23x12 detti ladrini. Una fondazione poco profonda, scavata a mano, con un’attenzione estrema al terreno accuratamente preparato, alloggiava un muro in pietrame che fuoriusciva dal terreno di circa 60cm. Nelle case più conservate si ammirano i canali di drenaggio, i ...
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