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Presentato a Cagliari “Rete per il sociale, Visioni di Comunità”

Presentato a Cagliari il nuovo il progetto di Cittadini del Mondo ODV con lo scopo di rafforzare i legami tra le comunità di una Sardegna solidale e accogliente

Al centro dell’iniziativa un video racconto utilizzato come strumento per far conoscere “storie di migrazione, accoglienza, lavoro di cura, disabilità, dialogo interreligioso, emergenze ambientali e trasformazioni delle comunità”. Si parla anche di nuove generazioni e del loro rapporto con l’isola.Il progetto prevede una rete costituita da 64 partner: comuni, università, associazioni, circoli degli emigrati sardi e altre istituzioni, unite tra loro per formare una rete aperta al dialogo con il mondo. Si parte dalla Sardegna per dialogare con altre esperienze in Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Lazio e Campania. Si prevede anche di varcare i confini nazionali per approdare in Spagna, Germania, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca e Argentina.Un esempio è quello che già sta accadendo con un partner spagnolo che coinvolge una propria iniziativa in Ecuador, in modo tale da potersi sviluppare anche al di fuori dello schema inizialmente previsto.“Rete per il sociale – Visioni di Comunità” individua il cinema come strumento per raccontare una “esperienza condivisa e socializzante”, ma anche per aiutare a “riflettere sulle possibilità dello stare insieme e sulla capacità di costruire comunità aperte, inclusive e dialoganti”.La produzione audio-video, al pari del lavoro già sviluppato negli anni passati, diventa così parte integrante del nuovo percorso progettuale. ...

Pabillonis: 4 giorni di festa per San Giovanni Battista

San Giovanni Battista “Sa festa de Santu Juanni Mannu” e "Is carrus de s'abiu" per ricordare la liberazione del paese dai Mori d'Africa del 1584

Definito ormai il programma, il comitato organizzatore è impegnato negli ultimi preparativi per festeggiare, nel migliore dei modi “Sa festa de Santu Juanni Mannu”, così definito dagli anziani soprattutto. Festa che ricorda, il 29 agosto, la decollazione e il martirio del Santo, mentre la nascita viene celebrata il 24 giugno.Per onorare la ricorrenza, la leva 76, coordinata dalla presidente, Francesca Armas e coadiuvata dagli altri membri del comitato composto, da Alessandro Garau, vice presidente, Andrea Lisci, Mauro Lisci, Angelo Serpi, Diana Cossu, Gianluca Figus, Silvia Tomasi, Rosita Balbo, Pino Doi, Daniel Lambroni, Alessandra Contini, Moira Floris, Augusto Contini e dal parroco don Fidele, ha predisposto quattro giorni di iniziative, dal 27 al 30 agosto, con eventi, religiosi e civili. Tra questi, significativa e suggestiva è la sfilata de “Is carrus de s’abiu”: omaggio, promittentza e ringraziamento nei confronti di San Giovanni Battista che, secondo la tradizione, salvò il paese dall’assalto dei pirati maomettani nel 1584 e che si tiene ogni anno il 28 e il 29 agosto.Un impegno importante e di prestigio, ma anche di responsabilità per i giovani volontari che mantengono viva questa antica tradizione fatta di religione e leggenda, ma anche di tragici eventi storici legati alla devozione verso Santu Juanni. Il territorio di Pabillonis conserva ancora alcune peculiarità che testimoniano questi richiami e riferimenti al passato. “Bia de is Turcus” è un nome che oggi, solo gli anziani, gli agricoltori e gli allevatori, soprattutto, conoscono e sanno individuare nel reticolo delle strade campestri del paese. Un percorso utilizzato, in particolar modo, nel passato, ma anche attualmente, per raggiungere i campi, gli ovili e la zona di Partiossu e Sa Zeppara, ma non solo, la carreggiata rurale serviva anche per recarsi verso i paesi limitrofi come San Nicolò d’Arcidano. Se da secoli, questo toponimo “Sa bia de is Turcus”è rimasto, fino ad oggi, nella memoria dei pabillonesi e nelle cartografie del territorio comunale, un motivo ci sarà. La strada campestre era infatti, quella che avevano percorso Is turcus o meglio, i barbareschi, mori e saraceni, che una volta sbarcati nell’insenatura di Marceddì, raggiunsero e assaltarono il villaggio di Pabillonis nei secoli passati. Le masnade di pirati e marinai musulmani, dalle coste del Nord Africa, assalivano, devastavano e razziavano le coste italiane e la Sardegna, tra cui la pianura del Campidano. Furono diversi i villaggi, che fin dal Medioevo erano stati oggetto di queste incursioni, molti furono anche distrutti e scomparvero per sempre, come Bonorzuli,a pochi km dal il territorio di Pabillonis e Mogoro e in precedenza, Domu e Campu (verso la fine dell’Alto Medio Evo), ma anche Pavilio (San Lussorio). “… i Mauri dell’Africa sbarcati nel seno di Flumentorgiu avrebbero invaso, disfatto, incendiato questo luogo e le reliquie della popolazione si sarebbero ritira ...

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