Gonnosfanadiga: commemorazione delle vittime del bombardamento

di Francesco Zurru ______________________ Quel primaverile pomeriggio di 81 anni fa, gli anglo americani portarono deliberatamente la morte a Gonnosfanadiga. I bambini smisero di giocare per vedere da vicino le “fortezze volanti”, ma la gioia si trasformò subito in urla di dolore e in pianto. Gonnosfanadiga conobbe così la guerra nella maniera più vigliacca. Nessuno poteva immaginare un bombardamento contro una popolazione inerme a opera della più grande potenza militare del mondo. Non ci sono spiegazioni ragionevoli per quanto accadde il 17 febbraio del 1943. La verità dell’azione di guerra senza alcun preavviso rimane ben custodita negli archivi degli Stati Uniti d’America, negata alla comunità di Gonnosfanadiga, che ancora rivendica il diritto di conoscere nel dettaglio il perché del micidiale bombardamento, che non fu un errore ma un’azione voluta con lo scopo di uccidere senza pietà. Probabilmente i bombardamenti sulla Sardegna furono una strategia americana per nascondere il vero obbiettivo, lo sbarco in Sicilia, punto strategico per invadere l’Italia e poi l’Europa. Monsignor Severino Tomasi, allora parroco della Parrocchia del Sacro Cuore, nel suo diario descrive dettagliatamente le fasi della sanguinosa incursione area americana. All’epoca Gonnosfanadiga contava circa 5.000 residenti, era gente laboriosa impegnata nell’agricoltura e nella pastorizia da cui traeva il necessario per il proprio sostentamento. La memoria, storica del tragico evento apre le porte alla speranza che simili tragedie non si ripetano. In paese, le vittime del bombardamento (120 morti e 350 feriti) sono considerati “Eroi Semplici” la comunità ha pagato un prezzo troppo alto per gli orrori della seconda guerra mondiale, fra tutti i paesi d’Italia, Gonnosfanadiga registra il più alto numero di vittime in rapporto al numero degli abitanti. ...

Verso le elezioni regionali: Agostino Pilia candidato con il "Partito Socialista Italiano Alessandra Todde Presidente"

Agostino Pilia, 67 anni, coniugato, ex funzionario del Servizio SUAPE del Comune di Arbus. Consigliere comunale di minoranza. Allenatore e Presidente della Pallacanestro Arbus. Candidato con il “Partito Socialista Italiano  Alessandra Todde Presidente”. 1) Con quale spirito si propone e quali gli elementi di novità che conta di portare all’attenzione agli elettori? La passione è il filo conduttore per l’impegno politico, civile e sportivo! Coerentemente, da sempre nel partito Socialista. Metto a disposizione le mie competenze e conoscenze, per far si che possa migliorare la condizione economica e sociale delle persone e del territorio. L’obiettivo è quello di mettere al centro le persone i loro problemi e le loro necessità. Non si può prescindere dal lavoro e dalla formazione. Il Presidente Pertini, antifascista schierato, sempre a sinistra, nel partito Socialista, era solito dire che “un uomo non è libero se non ha lavoro, è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli“. Dal lavoro e dalla dignità delle persone si deve ripartire. 2) Sanità, trasporti e spopolamento sono tre tra le maggiori criticità dell’isola. Quale la sua ricetta? Mancano troppi medici, tanti abbandonano la nostra terra per emigrare in realtà dove vengono pagati meglio, dove trovano maggiori opportunità di crescita professionale. Il CUP regionale non funziona, le liste d’attesa sono lunghissime. I pazienti sono costretti a viaggiare da una parte all’altra dell’isola per visite specialistiche. La mia ricetta è il CUP territoriale per abbattere le liste d’attesa. Limitare la mobilità verso gli Ospedali Cagliaritani ed altri territori potenziando servizi medici e specialistici nelle case della salute e ampliare i servizi nelle farmacie. Gli ammalati devono tornare ad essere persone e non solo numeri! Trasporti e spopolamento viaggiano sullo stesso binario! La Mobilità Territoriale soffre l’inadeguatezza delle sue infrastrutture comunali, provinciali e regionali. Si parla di treni veloci ma la tratta veloce Cagliari Sassari è ancora una chimera. I trasporti navali ed aerei sfuggono alle necessità dei Sardi e dei turisti. Poche tratte. Costi esorbitanti. Trasporti efficienti e costi contenuti, consentirebbero una maggiore mobilità, per i sardi e per i turisti, meno emigrazione e meno spopolamento. Occorre investire pensando alle necessità dei prossimi decenni e non solo al domani. 3) Focalizziamo l’attenzione sul Medio Campidano, suo collegio di riferimento, una delle aree più povere della Sardegna. Si può fare qualcosa, e in modo specifico in quale settore? Industria, allevamento, agricoltura?  Sicuramente la strada maestra che può ridare ossigeno alla società Sarda asfittica è quella delle quattro A “Allevamento, Agricoltura, Artigianato, Ambiente”. La base su cui dare vigore al Turismo, alla piccola e media impresa. E’ necessario un sistema di formazione continuo. Partendo dalle scuole, dalla cultura che deve e ...

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