Villanovaforru, dal 6 al 10 giugno la decima edizione del Life After Oil International Film Festival

I cortometraggi degli studenti dell’alberghiero di Villamar, del tecnico di Sanluri e del liceo artistico e musicale di Cagliari _________________________________   Redazione Foto di Gigi Cabiddu _______________________    La decima edizione del Life After Oil International Film Festival si apre il 6 giugno alle 21 a Villanovaforru con i saluti e la presentazione da parte del direttore artistico Massimiliano Mazzotta e del sindaco Maurizio Onnis. A dare il via alle proiezioni il breve lavoro d’animazione “Us” di Nika Zhukova ed Eli Hofman (Israele, 2'50'') che precede la proiezione del lungometraggio di finzione “Solar Wind Alley” sul tema dell’energia diretto da Anastasia Lobkovski (Finlandia, 76'). A seguire il primo intervento di Alberto Peruffo nel suo spazio Positive Vibes, di circa cinque minuti, incentrato nella giornata inaugurale sulla parola antropocene: l’era che stiamo vivendo. La serata prosegue con “Tria” di Giulia Grandinetti (Italia, 17') che porta lo spettatore in una Roma distopica dove per legge le famiglie immigrate non possono avere più di tre figli, “Tsutsué” di Amartei Armar (Francia, 15'30") ambientato in una piccola città del Ghana ai margini di una grande discarica che si riversa nell'oceano, e il corto d’animazione “98M3” realizzato da Juliette Costes, Joanna Charpentier, Mélanie Hyvert, Lisa Perez e Victoria Ward (Francia, 5'05''). A chiudere altri due brevi film, entrambe opere prime: “In cinema” di Azamat Sharshenov (Kirghizistan, 4') sul tema della disabilità e “Dad, Shall We Sing Something?” di Aidana Baurjanqyzy (Kazakistan, 20') che tocca l’argomento della violenza domestica. [caption id="attachment_114120" align="aligncenter" width="867"] Villamar, istituto alberghiero[/caption] La seconda giornata del festival comincia nel pomeriggio del 7 giugno alle 16 sempre in Piazza Costituzione, con il divertimento assicurato dal torneo di Su tiralasticu (la fionda) che si svolgerà, aperto a tutti, davanti al sagrato della chiesa. Dalle 21 al via le proiezioni con “The Thing With Feathers” di Tianlin Xu (Germania, 19'53'') su una famiglia di migranti, e subito dopo il mediometraggio documentario “Lagunaria” di Giovanni Pellegrini (Italia, 52') sulla laguna di Venezia. Tantissimi gli appuntamenti anche giovedì 8 e venerdì 9 giugno. La giornata finale del festival sabato 10 parte dalla mattina al bar Centrale dalle 10 alle 12 con un appuntamento dal titolo Ecologie Radicali a cura di Alberto Peruffo. Nel pomeriggio dalle 16 alle 18 ultimi tiri con Su tiralasticu (la fionda) davanti al sagrato della chiesa. Alle 18 al Bar Centrale per lo spazio Altre Storie in programma una discussione sulle comunità energetiche con il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis, il giornalista Lorenzo Tecleme e il sindaco di Ussaramanna Marco Sideri. Alle 19.30 sul palco di Piazza Costituzione spazio al comico Nicola Virdis con una performance che pone l’attenzione sul ...

Fragu bellu antigóriu de fenugheddu aresti

di Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi _____________________________ [caption id="attachment_51089" align="alignleft" width="160"] Roberto Loddi[/caption] Il finocchietto selvatico, originario del bacino mediterraneo è una pianta aromatica che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere e il cui nome botanico è, Foeniculum Vulgare. Del finocchietto si hanno notizie vetuste di circa tremila anni, pianta della quale gli Assiri-Babilonesi e gli atleti greci consumavano i semi per mantenere stabile la massa corporea. La stessa usanza la praticavano i soldati e i gladiatori dell’antica Roma per aumentare la forza fisica e il valore agonistico nei combattimenti, nelle loro convinzioni inoltre ritenevano che il finocchietto potesse migliorare la vista. Pianta aromatica molto utilizzata nella tradizione del Montefeltro nelle Marche, in tutta l’area Mediterranea, nel centro Italia, sud, Sicilia (famosa è la pasta con le sarde al finocchietto, che è una vera prelibatezza) e in Sardegna, dove cresce nei luoghi aridi ed assolati, nei terreni incolti, nelle scarpate sassose e ai margini delle strade. Infatti, anche in Sardegna il finocchietto cresce dappertutto ed è molto impiegato per aromatizzare tantissime preparazioni della cucina isolana sin da tempi lontani, perché la sua fragranza si sposa bene con carne e pesce, viene impiegato per aromatizzare conserve, olive in salamoia, sott’oli, sottaceti e con fave lesse, faa sarda, fae ribisari, faa a sa sciutta, panadas, focacce di agnello con favette e altri ingredienti e tanto altro ancora. Del finocchietto in sostanza si utilizzano tutte le parti, sia fresche, sia essiccate, anche se in realtà vegeta tutto l’anno. Il suo profumo ricorda quello del finocchio, piacevole e tenue, di sapore bilanciato tra l’acre e il soave e ha i gradevoli sentori di freschezza delle aromatiche appena colte. Il suo aroma era in grado di mascherare e coprire l’odore della carne bruciata e quindi di purificare idealmente le anime dei condannati. Gli antichi romani amavano il vino buono (si fa per dire), cui attribuivano anche delle capacità medicamentose. Le migliori annate erano sempre presenti sulle tavole dei patrizi, mentre la plebe si doveva accontentare di poche e sporadiche bevute a poco prezzo ai, thermopolia, le vinerie dell’epoca, dove l’oste “marpione” prima di mescere il vino, offriva loro garbatamente dei rametti di finocchietto selvatico. Questo stratagemma aveva il potere di nascondere le imperfezioni della bassa qualità del vino, ingannando così il palato degli ignari clienti, forse da lì è nato il termine “infinocchiare”. Poi c’erano i romani frequentatori abituali di, tabernae, dove venivano servite ciotole di semi di finocchio insieme al mulsum, l’aperitivo di allora, il quale era aromatizzato con miele, petali di rose e violette. Lo stesso espediente di servire agli avventori delle osterie pane al finocchio o semi di finocchio da masticare durante la consumazione de ...

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