Vaccinazione in ordine sparso in Sardegna: interpellanza PD firmata dai consiglieri Rossella Pinna e Gianfranco Ganau
Il 20 e il 21 febbraio e il 20 e 21 marzo nel Medio Campidano sono stati vaccinati 2670 ultraottantenni e altri 130 cittadini hanno ricevuto la prima somministrazione. Uno sforzo certamente importante ma che, in vista della consegna della prossima tranche di vaccini, necessita di una più efficiente e migliore pianificazione e organizzazione. Ci preoccupano infatti le notevoli differenze nei cronoprogramma, sia le modalità organizzative che hanno visto in alcuni territori l'attivazione di Hub e punti vaccinali anche mobili, al fine di agevolare gli ultraottantenni e diminuirne il disagio conseguente agli spostamenti. «Salta agli occhi il dato regionale che ci colloca, pressoché permanentemente, all'ultimo posto tra le regioni per il dato di somministrazione delle dosi vaccinali. Quali sono le criticità riscontrate? Non sarebbe necessario a questo punto, che ATS proceda con indirizzi omogenei e definiti, certamente più efficaci di questo andare in ordine sparso delle ASSL? Se la criticità è data dalla mancanza di vaccini, come sostiene l'assessore Nieddu, com'è che altre Regioni sono al 90% di copertura? L'indicazione della riserva del 30% di Pfizer, sembra essere invece una copertina corta utile a giustificare i ritardi di una campagna di vaccinazione che non parte. E la Sardegna mantiene la riserva del 30% anche ai vaccini Moderna e AstraZeneca? Quali le decisioni che la Giunta e l'Assessorato intendono adottare per la somministrazione urgente del vaccino ai soggetti fragili così come individuati dal piano vaccinale nazionale che necessitano di accedervi nel più breve tempo possibile» Questi gli interrogativi alla base dell'interpellanza, firmata dalla consigliera Rossella Pinna e dal capogruppo Gianfranco Ganau, entrambi componenti della VI Commissione Sanità e politiche sociali del Consiglio Regionale. ...
Leggi di piùGuspini, la famiglia Manca, tre generazioni di commercianti di scarpe
di Maurizio Onidi _______________________________ Commercianti si nasce o si diventa? È una domanda che certamente si sono posti da sempre i capi azienda visto gli ingenti capitali che vengono investiti per la formazione degli addetti alla rete commerciale. Le università di tutto il mondo offrono una vasta scelta di corsi indirizzati a questo settore, colonna portante del sistema economico che con l'avvento del processo d'acquisto on-line in evoluzione ha necessità di continui aggiornamenti. Giornate passate in aule di formazione ad ascoltare docenti di comunicazione e psicologi per acquisire nozioni sulle tecniche di vendita, sulla gestione delle emozioni e tanto altro ancora, fanno parte del bagaglio di esperienze personali vissute nell'ambito lavorativo, finalizzate a "vendere". A questa categoria si contrappone quella dei talenti naturali, meno preparati scientificamente certamente ma che hanno questa dote innata e che come si usa ancora dire sarebbero in grado di vendere i frigoriferi agli eschimesi. Chiunque di noi, nella propri realtà ha avuto modo di verificare l'autenticità di questa affermazione. Nell'ex centro minerario operano terza e quarte generazioni di commercianti che sono entrate a pieno titolo nella storia della cittadina. È il caso della famiglia Manca, da sempre "scarpai" come racconta Giuseppe "Peppe" Manca, un arzillo "giovanotto" quasi ottantenne dalla battuta facile, simpatica e sempre pronta, tipica degli ambulanti. [caption id="attachment_83983" align="alignleft" width="284"] Mario Manca[/caption] «Giuseppe Manca mio nonno paterno era sarto e per arrotondare faceva il pane in casa e lo vendeva. Ha avuto sei figli, Edeorato, emigrato in America, Raimondo Giuseppe falegname, Regina, Luigina, Salvatore falegname e mio padre Mario che nel 1938 sposa mia madre Adalgisa Sanna. Dalla loro unione nascono Elio nel 1940, io nel 1942, Anna Maria nel 1944 e Bianca Paola nel 1950. Mio padre nel 1958 a Montevecchio apre una barberia nella quale vende anche prodotti per la barba. Contemporaneamente comincia a portare nel suo negozio altri prodotti fra i quali le prime scarpe da tennis di tela, bleu per maschietti e bianche per le femminucce. Siamo [caption id="attachment_83985" align="alignleft" width="282"] Adalgisa Sanna[/caption] in pieno boom economico e a Guspini, grazie anche alle miniere il commercio è fiorente. Ricordo che quando frequentavo le elementari, durante le vacanze estive andavo a Montevecchio dove, a fianco del negozio di mio padre c'era un sarto. Cominciai a frequentare quel laboratorio e rimasi molto affascinato da come quel signore realizzasse giacche e pantaloni. Mi appassionai talmente tanto che al termine delle elementari alla fatidica domanda dei genitori su cosa avessi voluto fare, non ebbi alcun dubbio, voglio fare il sarto e in attesa di diventare apprendista sarto per qualche tempo feci da guida a Peppino Cocco, un commerciante cieco che accompagnato da una guida girava per il paese con un ...
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