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Ciarlatani e medici tra Venezia e Sardegna nel ‘700
di Marino Melis _________________________________________ Una attenta lettura del database dell’Archivio Storico dell’Università degli studi di Cagliari, si è rivelata una autentica miniera di notizie sul percorso di studi compiuto dagli studenti sardi e non solo dal 1764 al 1946 circa. L’Università della capitale del regno di Sardegna, istituita sotto il regno di Filippo IV nel 1626, seguita qualche anno dopo da quella di Sassari, per oltre un secolo visse stentatamente, per la mancanza di fondi adeguati, che impediva l’attivazione di regolari corsi di studio delle principali materie. In seguito alla riforma del ministro Bogino, tra i primissimi corsi attivati e documentati c’è quello della scuola di chirurgia, che si avvaleva della presenza di docenti insigni provenienti dal continente sabaudo. Tra gli studenti si annoverano allievi nativi di tanti paesi della Sardegna, e per restare al nostro territorio diversi da S.Gavino, Arbus, Gonnosfanadiga, Sardara e Guspini. Scorrendo i nominativi degli studenti, è saltato l’occhio su uno chiamato Masgunieri Enrico, che ottenne il titolo di chirurgo nel 1772. Immediato l’accostamento con un fatto avvenuto a Guspini nel 1774 di cui si trova ampia documentazione nell’archivio diocesano di Ales nell’Ordinarium, che raccoglie la corrispondenza intercorsa in entrata e in uscita. Il fatto suscitò molto scalpore all’epoca, perché provocò un forte contrasto di diritti e prerogative tra Il vescovo mons. Pilo e il vicerè La Marmora (vedi nostro articolo del 15/11/2021 Guspini 1774: un caso di malasanità del 1774). Alla base di tutto ci fu una rissa scoppiata nel piazzale di chiesa, durante la quale rimase ferito, sembrava in maniera non grave un tale Serchy. Il pronto intervento di alcuni paesani che tamponarono alla bell’e meglio la ferita, scongiurò una copiosa perdita di sangue, e accompagnato il ferito alla sua casa fu affidato alle cure del chirurgo Musconieri o Masgunieri. Enrico Masgunieri si era laureato da poco più di un anno alla scuola di chirurgia dell’università di Cagliari, e questo di Guspini fu probabilmente il suo primo impiego. Era nativo di Venezia, e la sua famiglia era molto nota nella città lagunare, perché gestiva in piazza S. Marco un banco (era un palco sopraelevato) per la vendita di medicamenti e intrugli miracolosi, tra cui la famosa triaca o balsamo greco. Era questo un preparato vecchio di duemila anni, composto da un centinaio di prodotti per lo più vegetali lavorati e tritati con oppio, olio, vino, uniti al veleno di vipere e carne sempre di vipere che venivano catturate sui vicini colli Euganei. La produzione della triaca era regolamentata da un disciplinare molto rigido, su cui il governo della Serenissima operava un severo controllo per evitare frodi e sofisticazioni. Addirittura tutte le operazioni in origine avvenivano sulla pubblica via, di modo che tutti i cittadini potessero controllare la bontà delle operazioni e l ...
Leggi di piùCercare lavoro che non c’è
di Gian Paolo Pusceddu ___________________________________ Il lavoro è sempre più instabile, incerto e insicuro. Il progresso tecnologico, l’avanzata dell’automazione, i successi dell’intelligenza artificiale, la crescita senza precedenti delle reti di comunicazione ci stanno portando a una società completamente diversa da quelle del passato. Il sospetto è che il numero di posti di lavoro distrutti non sarà compensato da altrettanti posti di lavoro di tipo nuovo. Quale sarà il destino dei giovani? Che cosa faranno, ma soprattutto come si manterranno, coloro che non hanno un lavoro? Alla vita adulta, si dice, ci si arriva soprattutto grazie al lavoro. È da un impiego, dalla capacità di autofinanziarsi, dalla possibilità di esprimersi, che si deve passare. Ma questa porta, già stretta da tempo, si è fatta più stretta. Cresce così tra le nuove generazioni la paura di trovarsi costretti a restare in una specie di limbo che non ha più nulla dell'adolescenza e ha ancora troppo poco della vita adulta. I giovani si aspettano di essere valorizzati per quello che sono e quindi pensano che una persona dovrebbe essere retribuita in base al merito. D'altro canto si aspettano anche un sistema di welfare amico, sono convinti che è questa la vera medicina per combattere la precarietà. Sono le politiche sociali che dovrebbero aiutare i giovani a transitare da una condizione all'altra. ...
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