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Il mondo agricolo nei secoli

di Francesco Diana __________________________________________   Chissà come i nostri avi sardi avrebbero commentato i seguenti versi del grande poeta latino Virgilio, trent’anni prima della nascita di Cristo: «Oh, i coltivatori della terra, gli uomini più felici! Se solo comprendessero la loro fortuna quando su di loro la terra profonde i suoi doni, lontano dal clangore delle armi»! Chissà come avrebbe commentato questi versi “Meìstu tranquillu”, tanto per citarne uno a caso, quando nella Forru di un tempo c’era chi, per sostenere la famiglia, si trovava costretto a coltivare con l’uso della sola zappa anche i terreni ubicati nelle aree più impervie, dov’era precluso anche l’impiego del bestiame da lavoro! La loro felicità, rispetto a quella decantata da Virgilio nel periodo antecedente la nascita di Cristo, semmai goduta ed espressa, discendeva esclusivamente dalla consapevolezza di aver garantito il necessario sostentamento alla propria famiglia, che li portava anche a usufruire delle gioie agricole e pastorali, secondo la concezione della popolazione romana dell’epoca. In realtà anche la popolazione romana dell’epoca, specie dopo l’evento dell’imperatore Augusto, aveva ben poco di che gioire dallo svolgimento dell’attività agricola e pastorale, nel complesso abbastanza simile a quella praticata dai nostri nonni nell’amata terra di Sardegna, entrambi schiavi del proprio lavoro. Tutti, come il predetto “Meìstu tranquillu” in epoca più recente e il padre di Virgilio ai suoi, disponevano di una piccola azienda che conducevano col sudore della fronte, ma da persone libere benché, appunto, condizionate dalla durezza del lavoro. Il regime fondiario nell’antica Roma subì un radicale cambiamento intorno al 201 a. C., dopo aver sconfitto i Cartaginesi con la guerra punica e assunto, conseguentemente, il controllo di quasi tutta l’Italia. Come in tutti i conflitti, successe che molti agricoltori-proprietari terrieri rimasero uccisi e le loro aziende ipotecate o addirittura abbandonate. In conseguenza di ciò, furono acquisite dai pochi superstiti che disponevano di adeguate risorse finanziarie, in particolare dalle fiorenti famiglie patrizie, alle quali dette risorse non mancavano certamente. Queste ultime diventarono latifondiste, sia per la convenienza economica dell’investimento e sia perché, non coltivando direttamente i terreni, sapevano di poter contare sulla mano d’opera costituita dagli schiavi, il cui mercato era particolarmente fiorente per effetto delle campagne militari vittoriose. In merito a quanto sopra, nel suo “De agricoltura” scritto intorno al 160 a. C., Marco Porcio Catone scriveva che l’agricoltura dovesse essere indirizzata verso la produzione di vini e olio d’oliva, seguiti dall’allevamento del bestiame, ovino in particolare, mettendo per ultimo la coltura dei cereali. Ovviamente la principale forza di lavoro impiegata in agricoltura da parte dei latifond ...

Mogoro, esce "Le giuste parole", nuovo lavoro dei Balentia

Disponibile in CD e sulle più importanti piattaforme digitali a partire da oggi _____________________________________________   Esce oggi, in CD e su tutte le più importanti piattaforme digitali, "Le giuste parole", il nuovo lavoro dei Balentia, pubblicato dall'etichetta Sonada Label e prodotto dall'Associazione Culturale Roots/Nu*ragika Recordz. L'EP, composto da quattro canzoni i cui testi sono stati scritti da Su Maistu, al secolo Alessio Mura, è stato prodotto, registrato, mixato da Andrea Aru e Vladimiro Stefano Frau al Sonada Studio di Donori nel corso dell’estate e dell’autunno 2022 e vede la collaborazione di Nicolò Nioi, alle tastiere e ai cori, di Alice Picci alla voce e di Matteo Piras al basso. Il mastering è stato curato da Federico Mundula. [caption id="attachment_111087" align="aligncenter" width="857"] Balentia (foto di Matteo Melis)[/caption] "Le giuste parole" è il primo progetto nella storia ormai quasi trentennale della band originaria di Mogoro ad essere stato scritto e cantato interamente in lingua italiana. I quattro brani che lo compongono, omogenei tra loro per atmosfera, sono pienamente coerenti con il percorso finora seguito dalla band, sempre attenta a pesare "le giuste parole", parafrasando il titolo del lavoro, per raccontare la realtà odierna. È il caso di "L'altro lato del mondo", primo brano della tracklist, quasi un "armistizio" tra un figlio e un genitore, dopo un'attenta analisi del rapporto che li lega, con il suo suono crudo e maturo; ma anche di "Un bambino che cammina", istantanea di un lockdown che ha lasciato segni indelebili, su un mood malinconico; e ancora di "Che ne sai", in cui il tema della reclusione è raccontato attraverso le sensazioni nate da una visita al carcere di Uta fatta dalla band in occasione di un laboratorio, con le sue atmosfere fusion soul e un andamento alla Jay Dilla; per chiudere con la tematica ambientale che è il cuore di "L'occasione", un ragionamento ponderato sui tempi che stiamo vivendo e sull'imprescindibilità di un intervento immediato, pena perdere tutto, raccontato su sonorità californiane senza tempo. Completano il progetto il videoclip di "Un bambino che cammina" con la regia, le riprese e il montaggio di Federico Branca, che verrà pubblicato il 17 marzo, oltre alla copertina, con uno scatto in bianco e nero del fotografo Stefano Pia e la grafica curata da Fabrizio Melas. I Balentia, pionieri del rap in Sardegna, sono Alessio Mura (Su Maistu) e Andrea Mura (Lepa) ambedue originari di Mogoro (OR), e sono una delle band più attive e longeve dell'isola, con un rap cantato in sardo e italiano, che definiscono "sociale". Hanno all’attivo 4 album, 2 EP e diversi singoli, collaborazioni con artisti nazionali dello stesso genere e oltre 600 concerti in Sardegna, in Italia e all'estero, in 28 anni di attività. La band ha vinto l'edizione 2013 del Suns (Festival Internazionale in lingua minoritaria) a Moena di Fassa (TN) e ha partecipato al Li ...

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